mercoledì 24 marzo 2010

SUL BLOG DI CLAUDIO ARZANI

Grazie a Claudio Arzani, poeta, scrittore e giornalista fiorenzuolano, di grande sensibilità per avermi ospitato sul suo bellissimo blog con questa mia poesia, scritta l'altro ieri in uno strano momento della mia anima...



MULIER


Chi sei anima mia,
nascosta in questo corpo
di donna?
Ho sempre pensato
Che le mie idee
Non avessero sesso,
Ma non era vero.


Sul mio cuore c’è un seno
Rifugio di un bimbo,
Promessa d’amore.
Come un cuore raddoppiato,
Esposto agli occhi di tutti.
Eppure
è'questo il mio segreto.


Sono il ventre del mondo,
sono una casa,
rifugio perenne
di desideri smarriti
pronta risposta
di mute domande.


Avvolgo come un manto
Chi ha freddo
E riscaldo.
Chi cerca da sempre
Il calore e la vita.


Chi sei anima mia?


Se l’uomo è la guerra
Io sono la pace
Se l’uomo è la sete
Io sono la pioggia
Se l’uomo è la fame
Io sono il pane.


GCP

http://arzaniclaudio.splinder.com/post/22449994/“MULIER”,%20lirica%20di%20Giusy%20

sabato 20 marzo 2010

RACCONTO SU TERRE VERDIANE



Questo mese potete trovare su Terre Verdiane, il bimensile di cultura turismo e territorio il racconto scritto a tre mani da me e dalle mie care amiche Volatrici Chiara Ferrari ed Elisabetta Paraboschi.
E’ stato davvero un piacere condividere questa esperienza con loro.
Ci siamo subito trovate in perfetta sintonia, quasi fossimo una mente ed una penna sola
Eccovelo.

S’intitola Dolce a Sopresa!!

IL CUOCO

Li ho visti dalla porta della cucina che si apriva quando è entrato il cameriere con le ultime comande. Erano laggiù, proprio davanti guardando dritto. Dai piatti dei primi che tornavano dalla sala avevo già capito che dovevano essere loro, una coppia, quelli del tavolo tre. Lei era quella che aveva ordinato gnocchetti di zucca e tartufo e li aveva lasciati a metà, lui aveva divorato i ravioli di ricotta ed erbette al burro nocciola. Per i secondi stessa storia, antipasti niente. Adesso chiedevano un dolce a sorpresa, non in menù. L’ha deciso la signora, dice il cameriere. Porzione per due. «Sono sicura che mi farà contenta, questo cuoco» mi ripete facendole eco. Vuole che le prepari un dessert speciale per concludere la cena. Terminare la serata e chiudere il conto con il suo uomo, forse. Che non la ama. O invece: una scusa, l’occasione per prendere tempo, gustarsi tutto fino all’ultimo cucchiaio e non chiudere proprio niente, anzi prolungare.
Prendo dell’ananas succoso, lo taglio a cubetti che sembrano zaffiri, lo infiammo col rum e lo impiatto su un Ginori bordato d’oro. Ci verso zabaione caldo. Poi gelato alla vaniglia, scaglie di cioccolato fondente extra e salsa di fragola. Così, in bocca, il dolce si mescola all’amaro e il liquido al croccante per stuzzicare la lingua. In gola, freddo e caldissimo insieme. Nero, rosso e oro: giochi di luce per gli occhi, che rideranno. Mando fuori con una bottiglia di Sauternes. Per la signora, più che per lui. E aspetto.

LUI
La fretta non mi sta permettendo di gustare nulla. I sapori devono indugiare sulle papille gustative per qualche secondo per permettere al piacere di arrivare al cervello.
Sto contravvenendo ai principi base che ho insegnato a Michela quando ho deciso di introdurla nel mio mondo edonistico e raffinato.
“Questa è alta cucina, ovvero Arte, Cultura. Non trangugiare, non dare nulla per scontato. Annusa e assapora.” È così che l’ho plasmata, trasformandola in una donna di classe.
Guardala, come ruota quel vino francese nel calice, come sistema con eleganza il solito ciuffo sfuggito allo chignon: ormai il mio compito da pigmalione è finito.
Lo sai, vero, che ti voglio molto bene?
Questo dolce all’ananas mi ricorda la prima volta che l’ho portata a cena.
Aveva portato un cubetto alle labbra con le dita, in un gesto voluttuoso che non era contemplato dal galateo, ma portava in sé grazia e spregiudicatezza. Ecco la donna per me, avevo pensato.
Ora però la situazione è cambiata. La mia vita è troppo complicata per includere “noi due”.
I miei pensieri si stanno sciogliendo nell’abbraccio caldo del cioccolato e negli occhi di lei, dello stesso pastoso colore. Non posso permettermi di annegare nella loro dolce arrendevolezza, come ho fatto tante volte.
Inseguo con il cucchiaio da dessert l’ultimo rivolo di fragola. Non riesco a non fissarle la bocca rosea, immaginando di posarvi la mia per l’ultima volta. Decido di interrompere il silenzio “Lo sai, vero…” ma lei mi previene.

LEI“Ho deciso di lasciarti” gli dico in un soffio. In bocca ho ancora il sapore fresco e zuccherino della fragola: “ho deciso di lasciarti” ripeto più decisa, finendo l’ultimo sorso di Sauternes. Quanto mi è costato dirglielo. Anche se ora sembra che non m’importi nulla, che tutta la mia attenzione sia così straordinariamente focalizzata a gustare l’ultima ebbrezza del vino. Questo discorso me lo sono ripetuto decine di volte nella testa, in silenzio per strada: il pigmalione mi ha stancato. E anche la sua classe, i suoi modi educati, “charmant” come gli piace definirli, la sua eleganza da uomo d’altri tempi. Anche io sono diventata una donna d’altri tempi: abito lungo, pelliccia, chignon perché a lui piacevo così. E a me? Forse no. A me piace la freschezza delle fragole; e lui non se ne è mai accorto. Mi piace il calore del cioccolato; e a lui non importa. Non è come Giorgio, lui.
Mi alzo. Lui non dice niente, non tenta di fermarmi. Mi dirigo rapida verso il guardaroba, prendo la pelliccia ed esco: fuori fa freddo, mi accendo una sigaretta, è da un pezzo che non fumo.
Guardo verso la porta del retro del ristorante, quella della cucina: si apre.
“Che gli hai detto?”.
“Prova a indovinare”.
Mi avvicino con lo sguardo più malizioso che mi viene in quel momento: gli prendo la mano nascosta sotto il grembiule da cuoco. Dentro c’è una fragola. L’addento, un rivolo di succo rosso mi scende dal labbro: mi avvicino ancora, sempre di più, posso sentire il suo respiro. Quello di Giorgio.

Chiara Ferrari insegna Storia del prezzemolo, Giusy Cafari Panico scrive poesie all’aglio, olio e peperoncino, Elisabetta Paraboschi è specializzata in Filologia del cioccolato.

http://www.terreverdianenews.info/visualizza_art.php?id=624

ADESSO PARLIAMO NOI


Sabato 13 marzo si è tenuta nella sede della Famiglia Piasinteina alle ore 21 la serata “Adesso parliamo noi”, un recital di poesie al femminile in occasione dei festeggiamenti per la Giornata della Donna.
Ha presentato la serata Valeria Costa, nota animatrice di eventi culturali piacentini con letture dell’attrice Francesca Chiapponi e con l’intervento al sax del giovane talento Mattia Cigolini, collaboratore di musicisti di livello internazionale quali Tullio de Piscopo e Mina.
Assieme a Valeria ho scelto i testi da proporre al pubblico, che spaziavano da Saffo ad Alda Merini, passando da Elisabeth Barrett Browning ( la mia poetessa-feticcio;-)) e da tante autrici, anche di paesi lontani, le cui opere sono state lette in ordine cronologico.
Particolare il riferimento a Sulpicia, unica voce del mondo romano, sulla cui esistenza fino a poco tempo fa si nutrivano addirittura seri dubbi, ma che oggi unanimente si ritiene fosse la nipote di Messala, il famoso mecenate romano, ospite del famoso omonimo circolo di poeti ed intellettuali romani tra cui spiccavano Tibullo ed Ovidio.
Eccovi una sua elegia tra quelle dedicate al suo sventurato amore per lo schiavo Cerinto, più giovane di lei e di condizione sociale più bassa, che ci fanno pensare a lei come ad una simpatica e spregiudicata femminista d'antan.

Ci tieni davvero, Cerinto,
alla tua ragazza, ché la febbre
la tormenta nel suo corpo malato?
E anch'io vorrei vincere questo male oscuro
se sapessi che anche tu lo voglia.
A che gioverebbe vincere il male,
se tu con cuore indifferente
puoi sopportare che io soffra?

Sono state poi lette alcune mie poesie: "Impara ad amarmi" "Ti aspetto sulla luna" e "Gli occhi del mio uomo".
Ringrazio a questo proposito Francesca Chiapponi, attrice sensibilissima, che le ha recitate in modo talmente commovente da farmi piangere. Mai nessuno le aveva interpretate così, anima e corpo, mi verrebbe da osservare.
Tra noi si è creata subito, attraverso questi versi e soprattutto tramite "L'amore è un leone che si muove spavaldo, non un coniglio spaventato che fugge al primo sparo", una grande intesa emotiva che spero si possa tradurre in altre collaborazioni.
Un altra lettura bellissima è stata quella delle poesie di Doriana Riva, la mia grande amica e compagna di volo, che ha proposto "Se fosse stato amore..." e "Amami adesso", di grande impatto emotivo.
Non potevano mancare tre voci maschili: Omero nel "Pianto di Andromaca", Dante in "Paolo e Francesca" e il piacentino Valente Faustini.

Un grazie particolare a Valeria Costa, che per me è stata come la fatina bionda di Cenerentola. Prima della serata mi ha reso più bella con un colpo di bacchetta magica, e non dico di più.
Valeria ha ideato questa serata e l'ha presentata con la grazie e la signorilità che sempre la contraddistingue.

E, per finire, grazie a tutti quanti sono intervenuti e al razdur Danilo Anelli a cui ho avuto il piacere di far avere il mio famoso libricino di poesie che tanto mi ha portato fortuna.

venerdì 19 febbraio 2010

GIUSY LIBRAIA PER UN GIORNO IL 20 FEBBRAIO!


Domani esaudisco un mio grande sogno: fare la libraia. Come Meg Ryan in c'è posta per te, ehhhh!
E poi nella libreria più simpatica di Piacenza: la Fahreneit 451!
Riporto il post della mia amica e compagna di volo Betty Paraboschi che l'ha inserito nel nostro blog dei "Volatori Rapidi".
Vi aspetto, eh?? ;-)

Giusy, “scrittrice socialmente utile” alla Fahrenheit

Domani, sabato 18, alla libreria Fahrenheit 451 in via Legano a Piacenza, dalle 16 alle 19 la nostra Volatrice Rapida Giusy Cafari Panico presterà servizio come “commessa” nelle vesti della “scrittrice socialmente utile” a cui i clienti potranno rivolgersi per suggerimenti sugli acquisti e consigli di lettura.

È un’idea, questa della libreria piacentina, che da un anno e mezzo trova realizzazione nella libreria Piazza Repubblica Libri di Cagliari, in cui alcuni scrittori, come Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Flavio Soriga, Michela Murgia e Francesco Abate, hanno prestato servizio come “commessi”; anche a Piacenza l’idea è piaciuta e Cafari Panico è solo l’ultima di una serie di autori che si sono improvvisati venditori e consiglieri di libri alla Fahrenheit 451.

domenica 14 febbraio 2010

L'attimo fuggente e il postino







Nei giorni scorsi ho presentato in biblioteca, nell'ambito delle conferenze sul cinema il tema "Emozioni poetiche al cinema: l'Attimo Fuggente e il postino".

"Scrivere poesie per me è come fare l'amore" ho spiegato a chi era presente.
Ed è vero. Non c'è nessun filtro, nessun freno, nessuna limitazione...nessun ragionamento.

Quello che scrivo è assolutamente reale, sentito. Nel bene e nel male.
Questa per me è la poesia.
Questo è il motivo per cui quando sono più chiusa nei miei schematismi, nei comportamenti "politicamente corretti" o nello sforzo di non lasciar trapelare troppo di me per non danneggiare o ferire gli altri, o semplicemente perché il vivere a volte ci obbliga ad indossare maschere... ecco, non riesco più a scrivere nulla.

Ecco alcune citazioni tratte dai due film, che per me sono molto importanti, fondamentali, che secondo me spiegano perché la poesia è tanto importante per se stessi e per gli altri.

Oh me, oh vita!
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d'infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita!

Risposta

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità.
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.
Quale sarà il tuo verso!

(John Keating recita Walt Withman)

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

(Henry David Thurau letto dalla setta dei poeti estinti)

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi Leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.
( lezione di John Keating )


Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l'esperienza diretta delle emozioni che può svelare a un animo predisposto a comprenderla.

(Pablo Neruda)

La poesia non è di chi la scrive, ma di chi se ne serve.

(Mario)

« Numero uno: onde alla cala di sotto..Piccole. Numero due: onde grandi. Numero tre: vento della scogliera. Numero quattro: vento dei cespugli. Numero cinque: reti tristi di mio padre. Numero sei: campane dell'Addolorata, con prete. Numero sette: cielo stellato dell'isola. Bello però, non me n'ero mai accorto che era così bello. Numero otto..cuore di Pablito. »

(Mario Ruoppolo registra i suoni dell'isola per Pablo Neruda)

Recensione sul portale Manuale di Mari

Grazie a Nicla Morletti per la recensione del mio libro di poesie sul portale di poesia e letteratura Manuale di Mari.

Una soave storia d’amore in versi. Un florilegio di dolci poesie scritte tra il cielo e la terra. Di giorno e di notte. Nella realtà e nella fantasia.
L’amore ha le sue fasi. Come la luna.
Scrive l’autrice: “Volevo essere la tua linfa dei boschi, fresca come una fonte, calda come il fuoco dei nostri falò.”
E dolci melodie di parole spaziano nella mente tra il silenzio del mondo, mentre la notte scende con il suo scuro mantello di tacite brume. Solo case addormentate e le stelle che suonano dolci melodie di spazi lontani.
Un bel libro di poesie che è amore, dolcezza, preghiera.

http://www.manualedimari.it/portal/poesia/poesia-d-amore/come-la-luna-di-giorno

Nomination


Ieri ho saputo che questo piccolo blog è stato selezionato dalla Redazione del Portale Manuale di Mari (Poesia e letteratura nei mari del web) il Portale letterario diretto da Nicla Morletti
www.manualedimari.it
E' nato l'anno scorso, senza alcuna pretesa, in occasione di una piccola presentazione del mio libro che avevo proposto proprio a San Valentino per Expo Chocolate, la fiera del cioccolato.
Mi avevano detto gli organizzatori: " Ma non hai un tuo blog?? Un luogo dove poter seguire quello che fai, un punto di riferimento per te ma anche per gli altri:"
E così ecco, una nuova esperienza, un modo di parlare con me stessa ma anche con gli altri.
Ho scoperto di avere dei lettori insospettabili, come il mio parroco, che saluto cordialmente e con affetto. So che mi legge da quell'uomo moderno e intelligente che è.
E poi i soliti affezionati e cari amici che non hanno di sicuro bisogno di essere nominati e che ringrazio di cuore per essermi vicini nelle mie avventure non solo letterarie, anche se abitano lontano.

Mi sono allontanata da facebook per un po' e poi non ho resistito alla tentazione di tornarvi.
E' stato un mio amico a convincermi. Mi ha detto che dato che usa internet gratis e che invece spende tanto con il cellulare, per lui facebook era l'unico modo di tenersi in contatto con me e viceversa. Che dire allora...
Mi sono resa conto che nella vita di oggi, così frenetica, così strana, spesso il web è l'unico modo per rimanere in contatto.
Così mi ritroverete anche lì... ma cercherò di stare più...di qua.

In queste due settimane di vacanza da facebook ho scoperto che in tanti sono venuti proprio qui a cercarmi... in questo mio piccolo mondo a cui sono tanto affezionata e che ogni tanto trascuro.
Grazie al Manuale di Mari che mi ha "nominato" prometto che sarò ancora più presente.

Ho passato un periodo di "eclissi", anche creativa, capita.
Adesso pian pianino la luce sta tornando.

GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE VENGONO A TROVARMI.
Grazie anche a quelli che non lasciano commenti perché effettivamente è un po' complicato. Chiederò a qualche amico esperto in informativa di aiutarmi.

In questi giorni questo blog compie un anno e sono davvero onorata di festeggiarlo con questa segnalazione.
Auguri mio piccolo blog!

sabato 30 gennaio 2010

Eclissi


Sto meditando di uscire da facebook. Di per sé non è una grande notizia, me ne rendo conto. E' una decisione che sto prendendo in questi giorni.
Può succedere che chi mi leggeva in quel mondo non trovando più niente di me - niente di nuovo intendo, perché non accedo più da quasi dieci giorni al sito - digiti il mio nome su google e capiti qui.

Niente di personale contro questo social network in cui per più di un anno ho abitato con piacere e con grande assiduità.
Fin troppa assiduità. La stessa che temevo di adoperare all'inizio quando ero incerta se "entrare" o meno e un caro amico scrittore toscano mi aveva convinto dicendomi di considerarlo "un gioco" e che mi sarebbe servito per pubblicizzare i miei eventi.
Solo che poi ti prende un po' la mano e, soprattutto, si innesca uno strano meccanismo con le persone che conosci.
Praticamente diminuiscono i contatti "veri". Oppure non capisci quali sono veri e quali no. Distorsioni della società di oggi.

Basta che tu scrivi sulla tua "bacheca" ( la tua pagina internet) qualcosa - e tutti leggono - perché non ci sia più bisogno di un approfondimento.
In pratica ognuno spia dal buco della serratura cosa succede all'altro e non ha nemmeno bisogno di comunicarglielo.
So solo che così si creano rapporti distorti.
"Sì, ho visto che hai avuto l'influenza: c'era scritto in bacheca"
" Ho visto anche che sei guarita" ( quindi non hai nemmeno avuto bisogno di chiamarmi per sapere come stavo)
E' come se ognuno facesse sempre un comunicato stampa.
Alberto è single, non è più single, è fidanzato, ha una relazione complicata.
Sto parlando in gergo: chi "è dentro" capisce.

Come se ognuno diventasse per l'altro un personaggio da rotocalchi più che un essere umano.
Questo capita a chi ne fa un uso sbagliato, come me, ad esempio.
Un giorno ho chiamato una persona con cui ero in contatto su facebook per chiederle una cosa e mi ha risposto : " ma l'ho scritto in bacheca, non l'hai letto?".
Come se fosse stato superfluo chiamarla, parlarsi. Roba da matti.
C'è poi chi comunica in codice. L'ho fatto anch'io. Pubblica frasi sibilline che magari solo una persona capisce.
Ma caspita... ma diglielo, santo cielo. Diglielo! O scrivile una mail.

Mi sono accorta che qualcosa non andava e mi sono presa una pausa di riflessione.

Tra l'altro è anche un'ottima cartina di tornasole per verificare le tue amicizie.
Chi è presente lo è sempre. Chi è solo un ectoplasma scompare dalla tua vita.

Ho quasi 1100 "amici", ma quelli veri - caso strano - o perlomeno la maggior parte sono quelli che non sono nemmeno iscritti.

Il tutto rientra in un mio bisogno generale di autenticità e di verità.
Sono esperimenti umani che sto facendo. Ogni tanto mi piace mettere alla prova, creare una discontinuità.
Penso che solo in questi blocchi/sblocchi le cose accadano oppure si chiariscano.
Come sono strane queste poetesse vero?

Tornerò sull'argomento...

Il mio amico Ottavio Torresendi vince un importante premio a Roma

Carissimi giusynauti,
volevo segnalarvi che il mio carissimo amico Ottavio Torresendi, dei "miei" Volatori Rapidi ha vinto un premio molto importante a Roma, nientemeno, con il suo racconto "Il retro dell'autobus numero sedici".
Il premio era "Parole in corsa" e raccoglieva i racconti di tutti i vincitori dei premi indetti in settembre dalle agenzie di trasporto di vari comuni d'italia.
Tra tutti ha vinto lui e io ne sono molto felice perché è uno scrittore di talento oltre che una persona eccezionale.
E ne sono tanto felice che voglio condividere questa gioia anche qui, sul mio blog.
Complimenti Ottavio, caro amico mio!!

venerdì 25 dicembre 2009

Il racconto di Natale



Il mio racconto di Natale pubblicato sull'inserto di Libertà 23 dicembre 2009

sabato 19 dicembre 2009

Emozioni e magie del Natale



Per me questo è davvero un anno magico...
Non so che dire, grazie alla mia buona stella... e grazie alle persone straordinarie che incontro sul mio cammino.

Oggi ho vinto altri due premi al concorso Emozioni e Magie del Natale XII edizione presso la Cappella Ducale del Palazzo Farnese di Piacenza,

Singolarmente il 2° premio nella categoria "Libri Editi" con il mio libro "Come la luna di giorno come la luna di notte" a cui voglio bene come un figlio, ormai.
Questa la motivazione del premio:

" Poesie intense e sofferte in cui la luna fa da sfondo al tema dominante dell'amore. Non ci sono fronzoli in queste liriche essenziali, ma un sentire raro e sensibile - e un coraggio di esporsi senza nulla nascondere - capaci di trasmettere autentiche emozioni."
Grazie!!

Con i miei adorati Volatori Rapidi il Premio Rotary Club Farnese di Piacenza per il libro di racconti "Confini".
Una coppa bellissima, che assomiglia alla coppa dei campioni ;)

Riconoscimenti anche per altri volatori: Francesco Danelli (1° premio racconti) e menzioni per gli amici Ottavio Torresendi, Alessandra Locatelli e Agostino Damiani.
Un grazie particolare al Direttore di Libertà Gaetano Rizzuto per le parole spese sui "suoi" scrittori, ovvero i Volatori che ha lodato in pubblico con grande stima e affetto.

Che dire: è stata un'ottima annata, per me una giornata emozionante, che non dimenticherò, per molti versi, e... non finisce qui!

TENETE D'OCCHIO I GIORNALI PIACENTINI PRIMA DI NATALE! DI PIU' NON POSSO DIRE...

giovedì 10 dicembre 2009

The Truman show



Oggi nel ciclo "Un film da raccontare" ho proposto il mio film preferito:
The Truman show di Peter Weir del 1998.
Oltre che essere un film profetico che avrebbe anticipato la moda dei reality show e della televisione della "vita in diretta", è un grande film dal punto di vista simbolico.
Il protagonista, un grande Jim Carrey, si rende conto che la sua vita è fasulla.
DOVREBBE essere felice: in fondo ha una vita normale, tutto procede tranquillamente, serenamente. Ma è tutto finto, tutti attorno a lui recitano un copione.
A lui non resta che un'azione di ribellione, un colpo di testa che rivoluzioni la sua vita e lo aiuti a ritrovare il suo vero io e la libertà.
Che sia per questo che mi piace così tanto?
Straordinaria la scena finale in cui Truman/Ulisse/Prometeo, a costo di perdere la vita in una tempesta, sfida il suo Creatore e rinucia ad un paradiso fittizio per l'ignoto, per un mondo forse imperfetto in cui però può essere finalmente libero.

Volatori amici dell'arte


Il 6 dicembre, esattamente due anni dopo l'uscita di 1995 km da Santiago, sono stata ospite con il mio gruppo di scrittori, i Volatori Rapidi, dell'Associazione Artesfera presso la prestigiosa sede degli amici dell'Arte situata all'interno della Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza.
Un ringraziamento particolare alla Sig.ra Franca Puppo, presidente di questa associazione artistica tutta al femminile che ha avuto parole bellissime per il nostro gruppo e ci ha riempito di doni.
Abbiamo presentato Alessandra ed io, mentre i compagni di volo Doriana Riva, Chiara Ferrari, Monia Sogni e Francesco Danelli hanno letto brani tratti da 1995 km da Santiago, Confini e dai racconti estivi pubblicati da Libertà.
Presento con un intervento anche l'editrice di Confini (Domino Edizioni) Solange Mela.

Aulla

Il 29 novembre sono andata a ritirare i miei premi ad Aulla.
Volevo ringraziare Marina Pratici, l'organizzatrice e grande donna di cultura, instancabile, sensibile, vulcanica per l'ospitalità e la grande passione che mette in tutto quello che fa. I giurati Sirio Guerrieri, Anna Magnavacca e Nello Maccani, la poetessa Ninì di Stefano Busà, e gli altri prestigiosi membri della commissione.
Durante la mattina c'è stato un dibattuto incontro sul significato della poesia, con tanto di tenzone tra sostenitori di uno studio metrico e filologico applicato a questa forma di arte letteraria e di cultori di una maggiore spontaneità.
Tra chi intende la poesia anche come impegno civile e chi la apprezza anche solo per la musicalità.

Poi tutti a pranzo a Podenzana a continuare le discussioni... tra panigacci, necci, ravioli, funghi e quant'altro

per poi arrivare alla premiazione nella Sala Consiliare di Aulla e tornare carica di doni preziosi a Piacenza!


Grazie a tutti per lo splendido week end!
Un saluto particolare a Walter Vettori, talentuoso lirico trentino, che ho ribattezzato "il poeta epico", autore di una raccolta di poesie, "78 giri" che si è aggiudicata il primo premio del settore e con cui ho condiviso ore di piacevoli conversazioni letterarie
E un ricordo dell'Albergo Pasquino, dove si mangia benissimo e dove passano tutti i vip che frequentano il premio letterario Lunezia. Quando ho saputo che c'era stato anche il mio idolo assoluto del calcio Franco Baresi, non sono riuscita a trattenere un urlo di entusiasmo.
Anche i poeti hanno i loro punti deboli ;-).
Grazie Aulla, grazie a tutti!

domenica 22 novembre 2009

Premio Internazionale di Poesia "Val di Magra-Roberto Micheloni"




Carissimmi giusynauti,
domenica 29 novembre andrò ad Aulla, nella splendida Lunigiana, a ritirare due premi, per me molto importanti, presso la Sala Consiliare del Municipio.
Si tratta del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa "Val di Magra", organizzato dal Cenacolo Artistico Culturale Val di Magra - Roberto Micheloni, fondato nel 1950.

Sono molto emozionati nel comunicare che ho vinto il primo premio nella sezione sezione D (Racconti)"Premio Dino Pratici" con il mio "Il Divoratore di libri" racconto contenuto in "1995 km da Santiago" (Lir edizioni), il libro d'esordio del mio mitico gruppo di scrittori Volatori Rapidi a cui dedico questo premio!
Grazie amici di essere i miei grandi compagni di volo e i miei migliori amici!!
Vi abbraccio ad uno ad uno e vi porterò con me nel cuore ad Aulla!

Il mio libro "Come la luna di giorno come la luna di notte" invece si è aggiudicato il 5° premio nella sezione "Val di Vara-Alessandra Marziale" XI edizione.

Sono davvero felice di questo risultato e ringrazio la giuria prestigiosa che mi ha davvero stupito con questo doppio riconoscimento.

Nella mattinata prima della premiazione presso il Municipio ci sarà una conferenza del Prof. Giuseppe Benelli, Presidente della Fondaizone Città del libro "Premio Bancarella". Una presenza molto importante, direttamente dal premio letterario più importante d'Italia, un'occasione per conoscere persone interessanti e sensibili, che è quanto più amo partecipando a questi appuntamenti letterari.

Che dire...
Dedico il premio, oltre che ai miei volatori, a chi mi ha ispirato il racconto e alla mia biblioteca, dove l'ho ambientato.

Poi vi racconterò com'è andata!!

giovedì 19 novembre 2009

E' uscito il nuovo libro di Nereo Trabacchi


Da oggi è nelle librerie di Piacenza, e tra poco online, il nuovo libro di Nereo Trabacchi "La Storia di oggi è...".
Il ricavato del libro sarà devoluto in beneficenza al Progetto Vita.

Ho avuto il privilegio di scrivere la prefazione di questo libro che è davvero un piccolo (ma solo quanto a formato) gioiello di straordinaria capacità immaginifica.
Nel volume troverete anche due mie poesie "Punto di non ritorno" e "Rinnovamento" nel monologo "Rossana".
Sono davvero felice e onorata di essere presente nel libro di uno scrittore così talentuoso oltre che di un grande amico e consiglio a tutti di leggerlo. Assolutamente!


Ecco la quarta di copertina.

"Otto racconti, una sceneggiatura teatrale e novanta storie in cinque righe, ognuna delle quali lascia la stessa orma di un romanzo completo.
Questi gli ingredienti di La storia di oggi è…del trentacinquenne scrittore piacentino Nereo Trabacchi, che dopo i suoi primi tre romanzi (Brindo e me ne vado, Il re della città e La pelle del cuore) si veste da moderno cantastorie e ancora una volta percorre le strade di Piacenza attraverso i suoi numerosi personaggi.
Un po’ di noir psicologico, una dose di mistery storico, alcune porzioni di fantasia e molto altro in queste pagine in cui certamente rimarrete incastrati come me fino alla fine.
Giusy Cafari Panico"

Vi segnalo inoltre che ogni giorno Nereo Trabacchi intrattiene gli iscritti al social network Facebook con storie in pillole che si possono solo leggere oppure proseguire. Un'iniziativa che ha già suscitato l'interesse dei media, non solo locali.

sabato 19 settembre 2009

Giurata al Premio Internazionale Città di Cattolica

Cari giusynauti ;-),
vi comunico ufficialmente che sono tra i giurati del prestigioso Premio internazionale Città di Cattolica.
Ringrazio di cuore per l'alto onore concessomi al Dr. Roberto Sarra, Presidente dell'Associazione Pegasus, scrittore, poeta e docente universitario.
E' un premio internazionale, quindi già di per sé di grande importanza.
LA premiazione si terrà nel Teatro storico della città e vedra la partecipazione di personalità del mondo della cultura e della letteratura in particolare.
Il presidente della Giuria è Cesare Rimini, il più grande avvocato matrimonialista d'Italia e uomo di grande cultura umanistica.
L'anno scorso tra i premiati c'era anche Sergio Zavoli ( e anch'io nel mio piccolo).
Metto in rete il link del concorso che scade il 31 gennaio.
Segnalo che è gemellato con il Premio di Lunezia, il Premio musicale più importante d'Italia dopo Sanremo e che oltre alle opere letterarie in senso stretto verranno premiati anche testi di canzoni.
I premi sono adeguati all'evento e, dato che sono stata presente l'anno scorso, invito tutti a partecipare anche solo per presenzaire alla serata finale che è un vero show, moderno e per nulla simile alle solite paludate manifestazioni.
Si possono fare incontri importanti e molto stimolanti.
La mia vita è un po' cambiata andando a Cattolica, che considero ora la mia città d'elezione e dell'anima.
Leggete mi raccomando

http://www.associazionepegasuscattolica.it/pagine%20sito/pagine%20collegate/PREMIO%20LETTERARIO%20SECONDA%20EDIZIONE.html
Associazione Pegasus Cattolica



PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
CITTA’ DI CATTOLICA
2^ Edizione



“LE PAROLE SCIVOLANO, SI FERMANO,SI IMPRIMONO SULLA CARTA, DIVENTANDO UN CORPO UNICO”… Roberto Sarra



WWW.ASSOCIAZIONEPEGASUSCATTOLICA.IT
IN COLLABORAZIONE CON :



PREMI
CAT. “A” OPERE LIBRARIE EDITE IN LINGUA ITALIANA INERENTI LA NARRATIVA LA POESIA E LA SAGGISTICA.
1° CLASSIFICATO € 1.000. + TROFEO
2° CLASSIFICATO € 500 + TARGA
3° CLASSIFICATO € 300 + TARGA

CAT. “B” OPERE INEDITE DI POESIA IN LINGUA ITALIANA O IN VERNACOLO
1° CLASSIFICATO € 500 + TROFEO
2° CLASSIFICATO € 300 + TARGA
3° CLASSIFICATO € 200 + TARGA

CAT. “C” OPERE DI NARRATIVA INEDITA IN LINGUA ITALIANA
1° CLASSIFICATO € 500 + TROFEO
2° CLASSIFICATO € 300 + TARGA
3° CLASSIFICATO € 200 + TARGA

CAT. “D” ROMANZO INEDITO IN LINGUA ITALIANA
1° PREMIO (VINCITORE UNICO)
PUBBLICAZIONE E PUBBLICIZZAZIONE DEL ROMANZO CON OMAGGIO DI N. 10 COPIE PER L’AUTORE + TROFEO.

CAT. “E” TESTO INEDITO DI CANZONE IN LINGUA ITALIANA
1° PREMIO (VINCITORE UNICO)
PARTECIPAZIONE COME FINALISTA AL PRESTIGIOSO PREMIO LUNEZIA COMPRENSIVO DI PERNOTTAMENTO E FRUIZIONE PASTI+ TROFEO.

COMPOSIZIONE DELLA GIURIA
PRESIDENTE

AVV. CESARE RIMINI Scrittore -Presidente della filarmonica della Scala di Milano –rettore della civica Universita’ di Rimini



COMMISSIONE VALUTATRICE

DOTT. ROBERTO SARRA Presidente ass. Pegasus scrittore, poeta, saggista.

PROF.SSA RINA GAMBINI Critica letteraria docente di filosofia e lettere

DOTT.SSA MARINA PRATICI Poetessa, scrittrice, giornalista

ANDREA PORTI Attore

DOTT. SSA GIUSY CAFARI PANICO Poetessa e scrittrice

DOTT.SSA MARIANGELA MATACOTTA Responsabile marketing del comune di cattolica

DOTT.SSA CLAUDIA CONTARDI Giornalista, consulente editoriale


REGOLAMENTO


L’associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” con l’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Emilia Romagna della Provincia di Rimini e del Comune di Cattolica, organizza la 2^ Edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica articolato in cinque sezioni.
A. Opere edite in Lingua Italiana inerenti la narrativa, la poesia e la saggistica.
B. Opere inedite di poesia in lingua italiana o in vernacolo
C. Narrativa inedita in lingua Italiana.
D. Romanzo inedito in lingua italiana
E. Testo inedito di canzone in lingua italiana.
Il tema è libero.
E’ possibile partecipare alle sezioni B, C ed E, con max 3 elaborati, per le categorie A e D con un solo elaborato.


ART. 1


L’iscrizione e’ aperta a tutti i cittadini Europei. L’adesione da parte dei minori deve essere controfirmata da chi ne esercita la patria potestà.


ART. 2


I concorrenti o le case editrici per partecipare al concorso dovranno versare un contributo di € 25,00 pere le categorie A e D e di € 20,00 per le restanti categorie sul C/C BANCARIO n. 2946 –Coord. Bancarie IT-71Z/08578/67750/000030102946 intestato all’Associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” o in alternativa assegno circolare intestato all’Associazione entro e non oltre il 31.01.2010 (farà fede la data del timbro postale). Ed inviare le composizioni complete di fotocopia del versamento o corredate dell’assegno, al seguente indirizzo:
Associazione Culturale “PEGASUS CATTOLICA” via Irma Bandiera 29 Cattolica (RN). Associazione.pegasus@alice.it Tel. 347 1021100


ART. 3


Le composizioni relative alle categorie B,C,D ed E dovranno pervenire in forma dattiloscritta ed in sei copie firmate e corredate di tutti i dati dell’autore, compreso l’indirizzo E. MAIL, le stesse (ad esclusione della Categoria D) dovranno pervenire anche in formato elettronico Word.97-2003. Le opere partecipanti alla sezione poesia non potranno essere superiori a quaranta versi, mentre le composizioni di narrativa, non potranno superare (indicativamente)le quattro cartelle (A4) standard in corpo dodici, 2000 battute compresi gli spazi. Per la categoria D, non ci sono invece limiti di pagine, le opere dovranno essere rilegate con graffettatura metallica o termo rilegatura. Per quanto concerne la Categoria “E” non valgono ovviamente le regole delle altre categorie, il testo della canzone dovra’ essere contenuto in una cartella formato (A4) ed inviata in sei copie solo su cartaceo.


ART. 4


Per la categoria A verranno inviate n. 6 copie esclusivamente in supporto cartaceo riguardanti libri editi nel periodo GENNAIO 2005 – GENNAIO 2010. Gli elaborati pervenuti all’Associazione entro la data indicata saranno giudicati da una giuria qualificata. Sarà inoltre istituito un premio speciale della giuria. Altri premi eventuali potranno essere istituiti in corso d’opera dall’Associazione, il giudizio della commissione preposta sarà insindacabile ed inapellabile.


ART. 5


Le opere premiate e segnalate resteranno a disposizione dell’Associazione per eventuali successive manifestazioni.
ART. 6
I premiati dovranno ritirare personalmente i premi o mandare persona fidata, durante la manifestazione. Si precisa che tali premi non potranno in alcun modo essere spediti. In caso di Ex Aequo il premio verrà diviso fra i partecipanti.
ART. 7
La premiazione avverrà in data 24 Aprile 2010 alle ore 21,00 presso il Teatro della Regina, sito in Piazza della Repubblica a Cattolica.
ART. 8
Gli elaborati pervenuti all’Associazione e giudicati meritevoli dalla giuria, saranno pubblicati su di una antologia che sarà prodotta solo al termine del concorso, la stessa dovrà essere preventivamente prenotata, ma soltanto ad avvenuta pubblicazione degli elenchi dei premiati al fine di garantire la più assoluta trasparenza.

ART. 9


Le giuria sarà composta da docenti, autori, e da personaggi autorevoli provenienti da vari settori culturali. I premi consisteranno in assegni in denaro , trofei, targhe e pubblicazioni. Le case editrici alle quali si segnaleranno i partecipanti più meritevoli, si riserveranno la facolta’ di prospettare loro l’opportunità di una eventuale pubblicazione delle loro opere. I testi delle canzoni saranno valutati a parte a cura della commissione del Premio Lunezia.


ART. 10


La serata di Premiazione alla quale parteciperanno personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, sarà allietata da intermezzi musicali, coreografie a tema e dalla pubblica lettura da parte degli autori delle opere selezionate come vincitrici.


ART. 11


I vincitori delle quattro categorie dei premi, del premio della giuria, e dell’attestato di merito, saranno avvertiti tramite telefonata, mail, o raccomandata almeno 15 giorni prima della data della cerimonia di premiazione. Tutti i partecipanti potranno comunque consultare gli elenchi dei vincitori direttamente sul sito dell’Associazione entro le 48 ore successive alla chiusura dei lavori della commissione.


ART.12


Gli autori per il fatto di partecipare al Premio acconsentono la pubblicazione dei loro brani sull’antologia che verrà pubblicata, senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore, che rimane comunque di proprietà di ogni singolo partecipante.


ART. 13


Non sono previsti rimborsi per spese d’albergo, i partecipanti potranno pernottare qualora lo desiderino presso un hotel convenzionato con l’Associazione.


ART. 14


La partecipazione al concorso dà diritto all’iscrizione gratuita in veste di socio ordinario per la durata di un anno.

sabato 12 settembre 2009

Un grande onore


E' per me un grandissimo onore essere citata sul giornalino della mia parrocchia, Sant'Anna.
Volevo ringraziare Don Luigi Fornari sacerdote con alle spalle tanti tanti anni di apostolato ma giovanissimo nell'animo e nell'apertura di idee e sentimenti.
Una persona di grande valore che riesce ad accostarsi al "mondo" con modernità e senza preclusioni di ogni sorta.
Capace persino di apprezzare un libro di poesie d'amore e di proporlo ai suoi parrocchiani.
Grazie di cuore. Non sum digna, ma sono davvero felice. Grazie Don Luigi, che so che ogni tanto mi legge. E' davvero un mito!

lunedì 17 agosto 2009

I commenti del prof. Mandarino

Come vi dicevo mesi fa, da qualche tempo ho l'onore di vedere commentate le poesie del mio libro dal Professor Lorenzo Mandarino, scrittore e docente di lettere di Napoli.
Non ho parole per l'onore che ha deciso di dedicarmi e per il suo apprezzamento.
Oltre a questo però mi preme sottolineare che con la sua acuta sensibilità è come se ogni volta spiegasse anche a me stessa, che ho scritto le poesie, PERCHE' le ho scritte.
E ci riesce.
Le propongo anche a voi, man mano, ancora senza parole per il regalo che mi sta facendo.


Tra le tue braccia

Il viaggio che la donna –poetessa- compie tra le braccia dell’amato (“le tue braccia”) trascende il tempo, pur tenendosi legato alla solida realtà del vivere (braccia, stelle, volti, sorrisi, sguardi, nebbia, sussurri, parole, musica, lancette, casa, mente, piede, bocca). Tutti questi però sono sentiti come elementi friabili, fragili, effimeri, che, pur veri, si sciolgono nel silenzio dove è sospesa l’anima nella durata della concretezza di un abbraccio. La continua ricerca di un mondo fuori tempo e fuori spazio è percorsa dalla nostalgia delle forme concrete del vivere, che la poetessa sa di dover purtroppo lasciare se vuole viaggiare nel mondo della sua anima. Per questo oscilla insicura fra due mondi, ostinata, tuttavia, ad amarli entrambi.



Punto di non ritorno

Dall’amore nasce il terrore di non riuscire più ad esistere. L’amore è capace di coinvolgere la stessa esistenza sciogliendola dentro di sé fino ad annullarla, diviene padrone di una felicità che si desidera, ma anche si teme. E’ tuttavia una felicità creata dalla speranza ed appare lontana, evanescente, fragile che soltanto il desiderio (aspirazione dell’anima) tende a rendere concreta, seppure sottile “come un velo di tulle”. Il componimento rappresenta un’oscillazione continua fra il mistero aperto sulla propria vita e la concretezza del proprio essere, qui rappresentato da “l’abisso dell’amore.”



Notturno

Quando la notte non è terrore e il suo buio è un invito a scoprire cosa c’è oltre la luce del giorno, in una navigazione sull’orlo dell’abisso che separa i due mondi: quello dell’al di qua con tutte le sue magnificenze, ansie, inquietudini e quello dell’al di là che, liberato dalle immagini della realtà, offre alla mente e all’anima la gioia di un viaggio nel mistero e nella gioia dell’essere.

Gocce di felicità

Nostalgia di una gioia lontana, passata, vissuta nell’intensità di un rapporto? Gioia viva nel ricordo di un sorriso o di sorrisi ora coperti dal gelo (la neve) di una lontananza (corpi incoscienti) temporale, ma vivi per la gioia di un “puro amore” che ancora li evoca. La felicità della donna è nell’essersi riempita di un amore totalizzante che ha dato compiutezza alla propria esistenza. Una lusinga, tuttavia, dalla quale traspira in qualche modo la fragilità e la precarietà, forse l’inganno.



Gli occhi del mio uomo


E’ il non sentirsi adeguata all’altro, è lo stupore di comprendere di essere per l’altro una pienezza, che può svanire e svuotarsi. E’ il desiderio di dare, è la certezza di essere parte dell’anima altrui, l’assoluta consapevolezza del proprio dono d’amore. Questa è la felicità dell’amante, anche quando si accusa di essere una “ladra”. In realtà tale autoaccusa è soltanto la richiesta dell’anima di lui per restituirgli la felicità che le ha dato.
E’ la follia del dono dell’amore senza ricompensa.
Soltanto una donna lo poteva scrivere!



Tu


L’amore vive nella visione della storia del quotidiano, che, coperta di un velo, diviene lontana e magica, quasi mistificata. Incombe il senso del mistero di due corpi, che, sebbene in comunione, la “stanchezza” mira a separare, nella consapevolezza della distinzione (l’uso del plurale lo evidenzia perfettamente), generando la “paura” di comunicare la sensazione di una storia d’amore che diverrà abitudine. Da qui il grido a se stessa: “…è presto, troppo presto”, accompagnato dall’angosciosa ( è il senso che credo di dover dare al “forse”) constatazione che l’amore “ormai” ha vinto e che è, di conseguenza, troppo tardi per tornare indietro per vivere soltanto quell’attimo di felicità. Il “Fermati, attimo. Sei bello!” del Faust di Goethe qui è inficiato dalla mediocrità della storia che verrà dopo. E a nulla vale il rifiuto di un cuore amante di donna.
Il “già” del verso finale lo si può interpretare come un “iam” della lingua latina, cioè: “ormai”.


Vento

La donna vive nella gioia dell’amore attimi di felicità che tenta di comunicare a lui, per farlo partecipe del dono che lei ha ricevuto. Ma lo sente lontano, quasi indifferente. Non le resta allora che un’invocazione, quasi una preghiera, perché anche lui approfitti di questa gioia che offre il volo dell’amore, durante il quale neppure la possibilità di una caduta potrà essere di impedimento. Ma è un’invocazione triste, forse con la consapevolezza che lui non ha ali adeguate per seguirla nei suoi voli.


Fragile amore mio

L’amore non è un “alter”, un “altro” distinto e separato da lei, ma è quel sentimento che circola all’interno della sua anima, amato, desiderato, evocato, ma sempre in via di sparizione, che lascia come traccia un sogno svanito o un profumo dissolto (“rosa…appassire”). I due versi finali mi appaiono soltanto come una tenue speranza, se non la rassegnazione a un fallimento, che l’anima rifiuta.


Non dimenticarmi

Chi parla qui? Il poeta, che comunica il suo disagio di amare, oppure l’amore che, in prima persona, pretende la sua presenza pur tra le banalità del vivere e la resa dei sogni alla quotidianità della vita?


Per amare

L’amore detta qui i suoi precetti e le sue regole. Sa cosa vuole e quali sono le strade che conducono a lui, tra meraviglie e abissi, cadute e rinascite. Pur essendo geloso sa di essere fedele e, per questo, non ammette paure o viltà.
Se, invece, è il poeta a cantare si intuisce che nel suo volo c’è un richiamo inascoltato, il grido di un’anima felice che vuole comunicare la sua gioia ma non trova ascolto. Incolmabile distanza!



Crepe

Un sogno d’amore, come attraverso una lente d’ingrandimento, faceva diventare roccia un insignificante sasso. Ora non accadrà più: il sasso resta quello che era: una piccola pietra, racchiusa nella realtà della sua pochezza e banalità. L’uomo è fuggito dal sogno, ha infranto la lente ed appare nella debolezza del suo passo da infermo. L’amore di lei, però, non è svanito, è rimasto intatto nella consapevolezza della propria esistenza, vivo nella “cercata grandezza” del proprio dono, anche se rifiutato.


Nebbia

Il perenne circolo dell’esistenza è un girare intorno a se stesso senza riuscire a trovare l’approdo, in una nebbia che, tuttavia, fa ritrovare la propria identità nella coscienza del proprio limite di uomo. Solo così la vita non è più un labirinto dal quale fuggire, ma una felice consapevolezza del proprio essere. Forse la gioia del vivere.


Crisalide

I voli iniziali dell’insetto potrebbero essere avvicinati a quelli descritti dal poeta Giovanni Prati in “Incantesimo”. A torto. Nella poesia del Prati c’è il desiderio di confondersi con le “piccole cose” della natura in una sorta di fuga da una “realtà” insopportabile; qui, al contrario, c’è il desiderio di rientrare nel ventre materno, non per annullarsi, ma per godere, in piena coscienza, della gioia dell’essere oltre la materia del proprio corpo. Mi sembra di sentire la preghiera e il desiderio di Sant’Agostino del riposo in Dio dalle sue inquietudini. E’ vero che in questo componimento il nome di Dio manca, per lo meno a parole, ma il passo è breve, molto breve, dall’invocazione della Sue braccia, per smarrirsi in Lui.


Il Presagio

Fragilità degli amori quando non trovano il modo di unirsi e vivere in comunione. Pianeti di orbite diverse che soltanto se si incontrano riescono a riflettere lo splendore della propria essenza, altrimenti vivono il disagio di una incomunicabilità che li allontana lasciandoli in una cupa solitudine. Si osservano, si ammirano, ma vivono la tristezza di un impossibile dono. Mi sembra di vedere negli ultimi cinque versi il dramma di un’anima che non riesce a trovare requie per un’offerta d’amore respinta.

Sola

Veglia vigile della poetessa, tesa a contemplare il naufragio della propria anima nel gran mare dell’esistere, con la paura di perderla negli abissi.
Il verso finale, privo di interpunzione, costituisce un urlo disperato nell’angosciosa consapevolezza di una navigazione senza approdo. E’ lo smarrimento per un faro che non appare, e tuttavia si cerca.


La Fine

Breve saggio, in sei versi, sulla vita, sulla morte, sul prima, sul dopo e sulla “verità”, inconoscibile (“muta”), che attende l’uomo. Che cosa è la “Fine”?
Che dire?
Stupefatta e sospesa domanda, alla quale nessuno risponde, se non la speranza che la “ghigliottina divina” compia il taglio netto fra il “prima” e il “dopo” aprendo la strada alla scoperta, che ora, nel “prima” è soltanto un bruciante desiderio del “dopo”.
Questo è ancora un componimento nel quale è evidente una forte sensibilità religiosa. Laica? E che importanza ha?
Dio è uno e per tutti.



Ho perso l’amore

Un amore al quale soltanto il ricordo dà ancora vita, nell’immaginazione, perché la “Verità” appare, si fa strada dal groviglio delle supposizioni, e come una lama ferale, simile alla falce della classica iconografia della morte, toglie ogni illusione districando nodi che un cuore impazzito dal dolore intreccia nella sua indomita speranza e rivela l’impossibilità del viaggio all’indietro nel tempo alla ricerca di quell’amore che concedeva speranze e riempiva la vita.
E’ evidente lo smarrimento per un bene perduto per sempre, sul quale si era costruita la propria casa e si era scommesso il proprio destino. La delusione diviene più forte della sconfitta stessa.


Un’altra con te

Composizione “catulliana” , di grande nostalgia di un amore perduto del quale restano brucianti ricordi, marchiati col fuoco di una passione inestinguibile. Segni che ora la donna sente impressi sulla pelle della sua rivale. L’uomo, tuttavia, è un amante che si ripete senza forza e senza passione, mentre la donna ha dato, come Catullo, appunto, un senso all’amore, al loro stare insieme, un senso che lui ignora nella sua mediocrità. Questo però non dà consolazione, ma fa crescere il disagio dell’offerta incompresa e della banalità dell’uomo che si immaginava vivo ed invece è soltanto l’ evanescente ricordo di una proiezione della propria anima di donna innamorata.




Viaggio nel mio dolore

E’ dominante nella composizione, come a me pare, l’espressione “metastasi / dei miei pensieri…”, che dà la chiave di interpretazione di un dolore divenuto ossessione, che si vorrebbe cancellare. Il tema tuttavia non è il dolore in sé, assoluto, bensì una gioia svanita, un’illusione sulla quale si è fondata una vita di sogni e di gioie che la realtà, “le intemperie della vita”, ha annullato. La vita diviene allora un miscuglio indecifrabile di scorie, “fangosa poltiglia”, che si stenta a riconoscere, sulla quale non si può fondare più una certezza, ma soltanto una speranza, non si sa quanto ingannevole. Questa volta, però, l’amore cede il posto alla consapevolezza. L’amante delusa si munisce di solidi attrezzi: una forbice, per tagliare quei sentimenti che in passato l’hanno illusa; una pala, per seppellire le illusioni che l’amore le ha alimentato soffocandola. Il passato dovrà annullarsi in una tomba, che neppure il rimpianto dovrà ricordare. La disperazione dell’inganno d’amore la munirà infine di una torcia, per dare razionalità ai suoi sentimenti nel suo eventuale nuovo viaggio d’amore. Il “delitto” dell’amore con il corteo dei suoi sentimenti è, così, completato. Chi è stato l’artefice? Una donna illusa e delusa, oppure un amante che ha voluto giocare con i sentimenti altrui, trasformando la gioia in una voluttà di disintegrazione?


Che cosa resta del nostro amore?

Altra composizione tipicamente catulliana, dominata dalla nostalgia e dal rimpianto. Ma non è un amante perduto che qui si canta, quanto, al di là dell’intreccio dei corpi, il vuoto che la sua mancanza provoca nell’esistenza. Se l’amore è gioia di esistere, la sua privazione annulla ogni possibilità di vita, scoprendone la fragilità e l’insicurezza. Tutto quanto riempiva la vita, dava un senso a gesti, dava sincronia alle azioni rendendole comuni e uniche ora non è che il soffio di una voce che ripete lo stesso ritornello. Quasi uno sberleffo, o una nenia di riflessione sull’ inconsistenza delle proprie certezze fondate sulla lealtà di un amore promesso, magari durante una comunione di corpi. Potrebbe essere anche un canto di disperazione, come si evidenzia dalla struttura, ma a me sembra un canto di riflessione sull’inganno dell’amore.




Bugie

Amore come finzione, come costruzione quotidiana di un “altro” che non esiste, oscillante fra realtà e sogno. La realtà, però, ha procurato felicità col dono dell’amore offerto, ma anche ricevuto, sebbene di riflesso, come in uno specchio. Il sogno invece è più duro della realtà stessa, perché è inventare un ritorno che la ragione non è disposta a concedere. La mente, per questo, vaga smarrita nel futuro pretendendo di farlo diventare passato nell’angoscia del presente. Il cuore la segue senza comprendere, nel gelo dell’incapacità di vivere emozioni, come l’odio, che potrebbero dare un senso a tanto confuso vagare e, forse, condurre alla salvezza.


Mi manchi tanto

Ancora amore e sogno, ed esplosione di gioia per l’invenzione di un “altro” che non c’è. Qui è evidente la forte illusione di chi si crea da sola un personaggio, che appare lontano, assente, al quale fare dono dell’amore. E’ il bisogno di un cuore folle, capace anche di squarciare la notte nella ricerca di chi gli manca. E’ forse il grido, come sovente accade nella poesia di Giusy, di un’anima che anela all’assoluto, ma si perde, perché o non lo trova, o lo sente lontano, appena intravisto fra immaginate luci, canti e finestre sull’inconoscibile.


Celluloide

Un libro che registra una storia di dolore e afflizione si trasforma nella metafora di un paesaggio autunnale umido e quasi irreale, nell’inconsistenza di un’immagine “fragile”, prossima a svanire. E’ la proiezione di una vita che vorrebbe raccontarsi come su un nastro di celluloide, ma, invece di svolgersi per mostrarsi, si avvolge come un serpente che divora se stesso, in una circolazione nella quale si consuma senza redenzione, nell’intrico di fatue visioni, senza senso alcuno: rapide e fugaci immagini dei resti di un’anima sconfitta. Chi è l’ “oscuro regista” di una tale “grigia proiezione”? Il male, che, come in un beffardo gioco del destino, ha voluto segnalare la sua vittoria su un’anima già provata? Ci manca lo sghignazzo finale, rimbombante nella “sala da films” cui si è ridotto il poeta. Ma forse c’è, nella inutilità della domanda: “E mi chiedo quale…”.





Discontinuo

Rifiutare la propria storia è un gesto di disperazione che non calma il dolore, non seppellisce il passato ma annulla l’avvenire, divenuto un ramo che si seccherà, nella consapevolezza di essersi staccato dal tronco che si nutre attraverso le radici che succhiano linfa dal passato. E’ l’eterno gioco del voler rompere lo specchio nel quale si aggirano i propri fantasmi trascorsi, per poi correre subito a raccattare i cocci, forse nell’assurda impresa di incollare i pezzi di una storia che non c’è stata e si immaginava migliore.


Demoni

I “Demoni” sono i figli di ciò che si sarebbe voluto essere e di ciò che, invece, si è stato. Voler riscrivere una storia che non si è vissuta non porta alla rinascita, ma alla consapevolezza di una morte, senza la certezza del saper ricominciare senza rifare gli stessi errori. Lo dimostra quella folla di mani, di corpi che si vorrebbe rincontrare, quelle parole che si sarebbe voluto pronunciare, in una voluttà di disintegrazione di ciò che si è detto, che tuttavia si evoca per non ripeterlo più, come in una scena di un film non riuscita. E’ in una palude dove il poeta vive. Sa che lo sommergerà, e comprende anche che il suo agitarsi gli fa crescere la disperazione e gli toglie la speranza della vittoria. Tuttavia la sua volontà di cambiare il corso di una storia già vissuta gli concede inaspettatamente la forza di resistere e il grido di invocazione della morte non è soltanto la dichiarazione della propria impotenza, ma anche la speranza della redenzione ottenuta dal crogiuolo nel quale ha bruciato un passato che l’opprime. I demoni appaiono dunque sconfitti, anche se i loro morsi fanno ancora male.