mercoledì 2 agosto 2017

In giuria al Premio Letterario Milano International


Inizia in queste settimane una nuova avventura letteraria: sarò in giuria nel neonato Premio Letterario Milano International.
Insieme a me, il presidente Aldo Dalla Vecchia, Roberto Sarra, Santo Pirrotta, Daniela Quieti, Dianora Tinti, Andrea Schiavone, Maria Gabriella Giovannelli, Francesco Vecchi, Roberto Lauber, Hafez Haidar, Giuseppe Terranova
 popolare aperto a tutti, proprio per dare spazio ai neofiti e agli emergenti ma che celebra nel contempo i personaggi che hanno fatto grande la tradizione letteraria italiana ed internazionale.


domenica 30 luglio 2017

Intervista per "Il giornale off"




Ecco un'altra intervista di cui vado molto fiera: Le poesie del nuovo millennio di Giusy Cafari Panico

 L'intervistatrice è Silvia Castellani, la testata è il "Il giornale Off" diretto da Edoardo Sylos Labini, la "costola" culturale on line del prestigioso "Il Giornale" fondato da Indro Montanelli.
Si parla di memoria, di radici, di "similitudini rovesciate" e di altro ancora. 
All'interno due componimenti: "Itaca" e "Migranti", quest'ultimo tratto da “Luci di posizione. Poesie per il nuovo millennio”, Antologia del realismo terminale (Mursia), 2017.
Buona lettura su "IlGiornaleOFF"


Vai a intervista completa di Giusy Cafari Panico su "il giornale off"


Queste le poesie scelte dalla redazione per introdurre l'intervista

Itaca
Invano cerco
la patria della mia anima,
il luogo nascosto
da dove sono partita.

Si sono affievolite
le voci dell’infanzia
e non sono
abbastanza vecchia
per farle ritornare.
Isola lontana,
che nemmeno intravedo,
circondata da un mare
ancora nemico,
chi mi aiuterà
a raggiungerti?
Chi placherà Nettuno
e le sue tempeste
per riportarmi a casa?
da “Dalle radici al cielo” (Pegasus Edition), 2015.
Migranti
Il mare come un sepolcro di marmo
ripone stracci strizzati straziati
già sepolti non appena salpati
e sulle sabbie e sui moli violati
dal fetore del parente più vieto
zampilla sangue nero e nauseante
che sembra vino andato a male, aceto.

da “Luci di posizione. Poesie per il nuovo millennio” (Mursia), 2017.

Di seguito, la conversazione con Giusy Cafari Panico:
Scrive nella prefazione al suo libro il poeta libanese Hafez Haidar (candidato al Premio Nobel per la Pace): “… Dalle radici al cielo è un viaggio nel cuore di una famiglia radicata saldamente su sani principi e indelebili legami familiari che la rendono simile a un albero maestoso che abbraccia l’immensità con i suoi rami, alla ricerca di luce, speranza ed intenso amore.”
Immaginando un viaggio dalle radici al cielo, dove si colloca oggi la sua casa?
Per tanto tempo ho vissuto un forte senso di spaesamento esistenziale e geografico, avendo radici provenienti da regioni diverse d’Italia, non percependomi appartenente nemmeno a Piacenza, la città dove sono nata e vivo, ma di cui la mia famiglia non è originaria. Ho viaggiato molto, cercando un “richiamo del sangue”, che talvolta ho sentito, specialmente in Abruzzo, rinfrancandomi, ma senza che nemmeno questo alleviasse la mia inquietudine. Ho cercato allora patrie adottive, luoghi che mi facessero sentire a mio agio, ma non trovavo “la mia Itaca”. Alla fine, facendo un viaggio a ritroso “tra le eliche del mio genico corpo e le sottili aure della mia anima”, ho percepito la mia casa madre in un luogo misterioso e infinito, che si può forse chiamare Dio, o comunque l’Origine di Tutto. La mia spasmodica ricerca di radici mi aveva portato a cercare il Cielo. Casa è lì, ma i miei piccoli strumenti di poeta possono solo indicare una direzione, un anelito di appartenenza. Di speranza, anche. Itaca è là.
Le liriche sullo sradicamento degli alberi sono state scritte durante i terremoti dell’Abruzzo e dell’Emilia, due delle sue terre di sangue. Che ruolo ha per lei la memoria?
La memoria è Sacra. Non a caso ciò che differenzia l’uomo dagli animali è la capacità di tramandare le conoscenze. Ogni opera d’arte è un mattone che costruisce l’Io della persona singola e dell’Uomo in generale. I terremoti e le catastrofi naturali che hanno colpito terre e popolazioni a me care mi hanno scosso nel profondo anche in senso simbolico. Siamo in un periodo storico in cui tanti si stanno omologando in un sistema di comportamenti globalizzati, avendo fatto franare le proprie identità e storia. Se non si sa chi si è, non si sa nemmeno chi sono gli altri.

Lei è Direttrice artistica del Piccolo Museo della poesia di Piacenza. Ci racconti di questa “chicca poetica” che non tutti conoscono.

È unico in Europa! Nato dall’intuizione di Massimo Silvotti – poeta, pittore e studioso di filosofia – ospita una collezione permanente delle più importanti riviste poetiche italiane e non, i testi dei più grandi poeti del Novecento. Imperdibile lo scritto di Ungaretti arrabbiato perché non ha vinto il Nobel, una vera chicca di ironia e impeto toscano. La magia che abita questo luogo è indescrivibile, non si spiega solo con la presenza di materiale raro e prezioso. Basti pensare che al Museo si può anche dormire, in un sofa a disposizione di tutti. Ha rischiato di chiudere reggendosi solo sul sostegno dei soci, ma una generosa donazione privata l’ha salvato, per ora.
Non solo poesia ma anche prosa. Tra l’altro, è autrice di pièce teatrali. Come nasce la passione per il teatro e in genere per le scritture altre?
Non riesco a irrigidirmi in una sola forma di espressione artistica. Scrivo in prosa da sempre, è un’esplorazione diversa del mondo, che non è in contrapposizione con quella poetica, anzi mi completa. La mia recente attività nel mondo del teatro e del cinema deriva dall’incontro di anima con mio marito, Corrado Calda, attore e regista. Con lui mi sono cimentata in un nuovo percorso, che mi ha arricchito molto. Vedere le parole che diventano carne nei personaggi, sul palco o sullo schermo, dà una vertigine quasi divina.
Alcune sue poesie sono contenute in Luci di posizione. Poesie per il nuovo millennio (Mursia, 2017), Antologia del Realismo terminale a cura di Giuseppe Langella. Vorrebbe spiegarci cosa si indica con Realismo Terminale?
È nato dalla constatazione del poeta Guido Oldani che gli esseri umani si stanno accatastando nelle megalopoli, circondandosi di oggetti deificati a tal punto che il rapporto uomo e oggetto si è rovesciato a favore del secondo. La natura, vista spesso come nemica, è relegata a un ruolo marginale. I poeti del movimento riscrivono il mondo con nuovi termini mutuati dagli oggetti che ci dominano, soprattutto ipertecnologici, e trattano temi di attualità con il tratto distintivo dell’ironia. La più tipica espressione è la similitudine rovesciata, quella per cui invece di “Sei veloce come il vento” si utilizza “Sei veloce come una connessione fibra”. L’Antologia appena uscita, già oggetto di studi all’estero, è una presa di coscienza di un’avanguardia letteraria che osserva e osservando (come insegna Heisemberg) potrebbe modificare e invertire il processo di disumanizzazione in atto.

mercoledì 26 luglio 2017

Dal realismo terminale al teatro: l'infinito universo di Giusy Càfari Panìco fra pensieri e parole

Condivido volentieri con voi, dopo tanto tempo che non aggiorno il mio blog ( capita, sapete...la Vita e tutto il resto hanno prevalenza, più una certa pigrizia congenita), una bella intervista che ho rilasciato recentemente al Corriere del Sud alla bravissima giornalista Daniela Cecchini, le cui domande mi hanno prima spiazzato per profondità e cultura, poi stimolato profondamente. Eccola, se volete. E in calce, la versione originale.


Giusy Càfari Panìco è nata e vive a Piacenza, ma le sue origini sono distribuite un po’ in tutta Italia, fra Lazio, Emilia Romagna ed Abruzzo.
È direttrice artistica del Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza, unico museo della Poesia presente in Europa, inaugurato nel maggio del 2014 e nato per iniziativa dell’omonima associazione culturale al fine di realizzare il sogno di veder nascere il primo museo dedicato alla nobile accezione delle Arti letterarie; è direttrice della collana di poesia Oltre per la Casa editrice Pegasus Edition.
La scrittrice, poetessa e critico letterario ha pubblicato tre libri di poesie: Come la luna di giorno come la luna di notte (Lir Edizioni,2008), Moto a luogo (Lir Edizioni,2010) e Dalle radici al cielo (Pegasus Edition,2015), con prefazione del candidato al Nobel per la Pace Hafez Haidar; è anche fondatrice dell’Associazione Volatori Rapidi, con la quale ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova del 2008 ed ha pubblicato cinque libri: 1995 km. Da Santiago (Lir Edizioni 2007), Confini (Domino Edizioni,2009), L’ombrellone a tredici coloriUndici viaggi insoliti, Dodici spicchi di luna (Lir Edizioni, 2010).
Nel suo lungo percorso artistico, ha vinto decine di premi internazionali di poesia, fra cui Emozioni e Magie del Natale(Premio letterario della città di Piacenza) in diverse edizioni e il Premio della Giuria del Concorso Scrivere Donna 2012 di Pescara, presieduto da Maria Luisa Spaziani, pluricandidata al Nobel per la Letteratura.
Giusy Càfari Panìco è membro dell’Associazione culturale Pegasus di Cattolica, del Premio internazionale Montefiore e del World Literary Prize, premio itinerante nel mondo.
Recentemente ha scritto tre pièces teatrali a quattro mani con l’attore e regista Corrado Calda: Il Labirinto degli Uomini Libro (2013), Game Over (2014) e Il Tascapane (2015), ispirato all’esperienza al fronte maturata dal poeta Giuseppe Ungaretti e replicata per ben due anni con il TDA Teatro Varese. Le tre opere sono state rappresentate con notevole successo di pubblico e critica. Ha condotto una rubrica settimanale di poesia per l’emittente radiofonica  Radio Sound95, scrive per la testata giornalistica online Piacenza24 e collabora con il quotidiano Libertà di Piacenza.
Insieme a suo marito Corrado Calda tiene seminari di poesia e drammaturgia ispirati alla corrente poetica del Realismo Terminale, ideata dal celebre poeta milanese Guido Oldani; il quale  ha collaborato con entrambi  per un testo messo in scena durante Book City 2014 presso il teatro Franco Parenti di Milano.
Anche come scrittrice in prosa ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è presente in diverse antologie. Il suo ultimo libro di racconti si intitola Maschile Singolare  (Lir Edizioni,2013) ed è imminente l’uscita del suo primo romanzo.
Sue poesie sono presenti nell’Antologia Novecento non più verso il Realismo terminale  (La Vita Felice,2016) e un’intera silloge di dieci poesie dal titolo La luna è una moneta è contenuta in Luci di Posizione – Poesie per il Nuovo Millennio (Antologia del Realismo Terminale) edita da Mursia nel 2017.
Il suo fiorente bagaglio culturale e di esperienze nell’ambito letterario e teatrale fa si che la conversazione con Giusy Càfari Panìco potrebbe essere interminabile, anche grazie alle forti affinità elettive che fatalmente ci hanno fatto incontrare. Di seguito l’intervista che l’artista ha rilasciato al Corriere del Sud.
Nella sua composita biografia leggo che riveste il ruolo di direttrice artistica del Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza,  l’unico museo della Poesia esistente in Europa. Motivo di orgoglio per il nostro Bel Paese, anche se, in fondo, la Poesia non è poi così seguita. In questi ultimi anni  numerose case editrici di un certo rilievo hanno chiuso “storiche” collane ad essa dedicate. Cosa ne pensa?
Parlare di poesia nel 2000 può dare adito a diverse reazioni. Da un lato vi è un foltissimo numero di persone che la praticano, e parliamo di migliaia di persone, di appassionati che si dedicano al cimento quotidiano di mettere emozioni sulla carta e spesso pubblicano per piccole case editrici, prevalentemente autofinanziandosi. Sono persone di ogni età e anche molti giovani.  Non sempre essi  leggono poesie di altri autori, o dei grandi della tradizione italiana e mondiale. Insomma: siamo più un popolo di autori, o aspiranti tali, che di lettori. In questo, forse, c’è una tendenza  nel ritirarsi all’interno del proprio ego, tipica del nostro tempo. Tuttavia, negli ultimi tempi, anche grazie ai social network, è ritornato il piacere di trovare nelle parole dei grandi maestri, soprattutto del passato, il piacere di dar voce alle proprie emozioni: insomma di “usare” i grandi poeti per esprimersi. Penso, infatti, a tutte le citazioni su Facebook o Twitter di Alda Merini, di Pablo Neruda, di Kahil Gibran, tanto per citare forse i più gettonati. Se per certi versi questo può far pensare che la poesia si stia esageratamente  mercificando in questa sua entrata a sorpresa nel web, non si può negare che ci possa essere un volano di ritorno molto interessante. Negli ultimissimi anni le stesse grandi case editrici, che avevano decretato morta la poesia e ne avevano praticamente sospeso le pubblicazioni, stanno avendo inaspettati successi di pubblico, soprattutto con nuovi autori, spesso di paesi emergenti, che proprio attraverso l’utilizzo del web hanno iniziato a produrre poesia e poi a metterla su carta. Penso ad esempio a Rupi Kaur  che ha scritto il best seller mondiale Milk and Honey.
Nel nostro Piccolo Museo, unico in Europa,  stiamo cercando di dare voce sia ai nuovi autori che a quelli  del passato che molti giovani, come dicevo prima, conoscono solo attraverso piccole frasi sul web, dato che la poesia dell’ultimo secolo si studia poco anche a scuola, grave lacuna dei programmi scolastici.  Molti sono interessati ad approfondirne la conoscenza, in particolare dei nostri grandi italiani del Novecento, a cui il museo è dedicato.
Qual è il suo personale ricordo dell’indimenticabile Maria Luisa Spaziani, che nel 2012 la premiò nel Concorso Scrivere Donna di Pescara?
Maria Luisa Spaziani era una donna colta e di grande spirito, molto affascinante e determinata. La sua nota frequentazione con Eugenio Montale non le ha impedito di coltivare una sua personalità indipendente e di alta levatura. Non a caso, per tanti anni è stata candidata al Nobel per la letteratura.  Ho avuto occasione di leggerla tanto e di vederla in diverse manifestazioni pubbliche. Era ancora bella e piena di carisma anche nell’ultima parte della sua vita.  Non era presente alla mia premiazione in quanto già molto avanti con gli anni. Sapevo, però, che come presidentessa della giuria vagliava ogni scritto con rigore e severità; quindi, vado molto orgogliosa di quel premio, organizzato dalla Casa editrice Tracce di Pescara.
Recentemente ha scritto alcuni testi teatrali insieme all’attore e regista Corrado Calda. Cosa le ha lasciato questa esperienza maturata in un’accezione delle arti letterarie tanto diversa dalla poesia?
Incontrare Corrado Calda, che nella vita è mio marito, ma ancora di più compagno di vita, migliore amico e gemello di anima, mi ha cambiato la vita in tanti modi. Uno è stato quello di avvicinarmi al suo mondo: il teatro e il cinema. Ci siamo incontrati scrivendo a quattro mani uno spettacolo andato in scena  a  Piacenza: il “Labirinto degli uomini libro”, una piece itinerante in cui andavano in scena a diverso titolo Marcel Proust, Borges, Celine e Dostoevskji. Abbiamo poi scritto insieme “Game Over”, dedicato alla dipendenza dal gioco d’azzardo, diverse sceneggiature e poi la nostra opera più complessa: “Il Tascapane”, andata in tournée per due anni con il TDA Teatro Varese che aveva per protagonista un giovane Giuseppe Ungaretti al fronte della Prima Guerra Mondiale, il quale incontra la folgorazione della poesia nel dramma del conflitto mondiale.  Questa esperienza mi ha lasciato un’eredità stilistica, nel senso che ora per me è più facile scrivere dialoghi, che sono caratteristici della scrittura teatrale. E poi ho imparato a guardare i personaggi a 360°, pensando anche all’impatto che possono avere sul pubblico, sia esso in sala o al caldo, dentro le pagine di un libro. Vedere poi un attore che incarna una tua fantasia trasformata in parola è un’emozione fortissima, che dona la vertigine della Creazione divina.  Farò in modo di trasportare queste suggestioni nei due romanzi che sto cercando di portare a termine.
Vorrebbe spiegare ai nostri lettori cosa di intende per Realismo Terminale, corrente poetica ideata dal poeta milanese Guido Oldani, che lei segue con interesse?
Il realismo terminale è un’avanguardia poetica nata nel 2010. La riflessione di partenza di Guido Oldani è che in questi ultimi anni gli esseri umani stanno accelerando il processo di accatastamento nelle grandi città, nelle cosiddette megalopoli, circondandosi di oggetti, per loro sempre più indispensabili, e si assoggettano al loro potere. All’umanesimo si è sostituito l’oggettivismo. L’oggetto, trovandosi al centro dell’attenzione dell’uomo, è diventato soggetto, relegando a un ruolo secondario l’uomo stesso; la natura è sempre più vista come estranea e nemica, (ricordata quasi solo quando c’è un terremoto o un’alluvione). Realismo perché tratta di res: cose, oggetti. Terminale, perché i poeti che aderiscono alla corrente osservano la trasformazione in atto del mondo e del linguaggio (conseguente ad essa) che è nella fase del culmine, forse dell’ineluttabilità del non ritorno. In questo senso la nostra antologia “Luci di Posizione” edita da Mursia, la prima antologia del Realismo Terminale -  in cui, oltre a Guido Oldani e alla sottoscritta, sono presenti i poeti Giuseppe Langella (fondatore anch’esso del movimento e curatore dell’antologia), Franco Dionesalvi, Marco Pellegrini e Valentina Neri - è stata definita un evento nel campo letterario, poiché era da almeno vent’anni che non veniva dichiarata una nuova poetica e un nuovo manifesto culturale così di rottura, che non si limita solo alla letteratura ma si estende a tante altre arti.
Sempre a proposito di Oldani, mi colpisce la sua acuta osservazione circa il fenomeno sociale, in parte dettato dall’avvento sfrenato della tecnologia, secondo il quale oggi gli oggetti non sono più al nostro servizio, ma siamo noi ad essere forse un po’ schiavi di essi,  esasperando quindi  il concetto di consumismo. Quali sono le conseguenti metamorfosi nel costume e nel linguaggio, compreso quello poetico?
L’espressione più tipica del linguaggio del terzo millennio, e quindi della corrente del Realismo Terminale, è la “similitudine rovesciata” per cui si paragona un sentimento o un’azione non più alla natura, come accadeva un tempo, ma agli oggetti. Ad esempio invece di usare l’espressione “Sei veloce come il vento”, si preferisce: “Sei veloce come una Ferrari”, invece di “si sta caldi come sotto il sole”, “si sta caldi come sotto un piumone”. Persino Papa Francesco parla del cuore come “un ospedale da campo” o Jovanotti per spiegare quanto ama una ragazza canta “Sei come la mia moto”. È in corso una mutazione linguistica, oltre che antropologica.  Gli oggetti sono il nuovo termine di paragone. Questa constatazione, assieme a molte altre (ad esempio l’uso dell’elencazione confusionaria di oggetti a mo’ di catalogo), che non spiego per brevità, ha portato ad una nuova poetica, che utilizza uno stile moderno, tarato sul nuovo linguaggio, che non deifica  comunque l’oggetto in senso acritico, ma assiste alla mutazione genetica di questo nuovo mondo, senza allontanarsi da esso. Pone anzi il poeta come ultima sentinella di un umanesimo decadente, che si sta sempre più reificando, cogliendone con ironia la trasformazione e forse per arrivare in tempo ad un’auspicata inversione di tendenza.
I nostri ritmi di vita sono frenetici, tutto scorre e si consuma in fretta. Sulla base di questa considerazione, ritiene che sia giunto il momento di fermarsi un attimo a riconsiderare la qualità della nostra esistenza?
Ho avuto recentemente una disavventura che mi ha insegnato molto. Sono stata ricoverata per sedici giorni in ospedale per una brutta broncopolmonite doppia. Mi ero sovraccaricata di impegni lavorativi e familiari, nonostante fosse estate, il periodo del riposo. Sono stata costretta ad interrompere tutte le mie attività, a lasciare l’ufficio sguarnito, a disertare tanti appuntamenti anche piacevoli, ma impegnativi. Passato lo spavento e i postumi della malattia, nella convalescenza ho assaporato con sorpresa e gratitudine il dono del riposo, dell’ otium, che non a caso era sacro nell’Antica Roma, in quanto solo l’otium consentiva di creare, di raggiungere saggezza, consapevolezza, di potersi dedicare all’arte. In quei giorni, prima di ritornare nell’agone della vita moderna routinaria e spesso senza senso, ho riscoperto le mie passioni, ho letto tanti libri, mi sono ricordata di parti di me sepolte. E purtroppo ho dovuto ringraziare una malattia! Per questo credo che ogni tanto tutti dovremmo ritagliarci uno stop senza che il nostro corpo, più saggio talvolta del nostro cervello, chieda una pausa.  Ho visitato anni fa il Santuario dei Pensieri a Pennabilli, vicino a Rimini, una creazione di Tonino Guerra, che proprio lì scriveva: “Bisogna creare luoghi per fermare la nostra fretta e aspettare l'anima" e, nel silenzio, ho compreso il piacere di ritrovarsi con la persona più importante della nostra vita: noi stessi.
Ha pubblicato diverse opere in prosa e a breve sarà dato alle stampe il suo primo romanzo. Può anticipare qualche notizia a riguardo?
Questo mio primo romanzo nasce dalla mia esperienza ospedaliera. Non fornisco altre indicazioni per non togliere suspence. In realtà, ne ho anche un altro nel cassetto, ambientato nell’Italia degli anni venti, in Abruzzo. Entrambi necessitano di una revisione attenta ed accurata. Avendo come quasi tutti gli scrittori anche un’altra occupazione per potermi mantenere, spero di trovare il tempo per riuscire a portare a termine il mio progetto entro l’anno. La scrittura in prosa, tuttavia, è per me molto importante. Mi ci dedico a corrente alternata, ma in passato ho avuto diverse soddisfazione: con un racconto giallo, ad esempio, sono stata in finale al Mystfest di Cattolica.
Il suo libro di racconti Maschile Singolare ha attraversato l’Oceano, arrivando alla Public Library di New York. Un bel traguardo…
È stata una bella soddisfazione per me consultare il catalogo della Public Library e scoprire che era stato catalogato e pronto per essere dato in prestito. Che dire? E’ la Biblioteca che ammiro di più al mondo, dopo averla vista in tanti film famosi, per esempio Colazione da Tiffany. Ed è a New York, una città che amo moltissimo, crocevia di culture, ancora  - forse per poco - capitale del mondo. “Sapermi lì”, attraverso il mio libro, è un’emozione che non ha prezzo. Ringrazio anche la comunità italiana che mi ha sostenuto in questo senso. Il mio libro narra di uomini, di un maschile italiano sfaccettato, che penso possa interessare e incuriosire anche un pubblico straniero.
All’interno della dottrina platonica dell’arte vi è inserita un’aperta critica alla poesia. Prima di Platone, il suo maestro Socrate affermava che la poesia non è un autentico sapere, ma una forma di conoscenza instillata dalle divinità; in pratica, quando il poeta componeva era divinamente ispirato. Condivide la posizione del padre della filosofia nei riguardi della poíesis?
La poesia è certamente un dono. Una folgorazione, uno squarcio sull’infinito. Condivido il pensiero sull’origine divina dell’ispirazione. Divina in un senso non religioso, ma comunque portatrice di un mondo misterioso e sacro. Ungaretti parlava del “porto sepolto” come luogo dove attingere la poesia, che nasce dal nostro sé profondo.  Per essere più moderni, mi viene in mente Vasco Rossi : “Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole” A me succede spesso la stessa cosa: scrivo come se fossi in trance e mi ritrovo una bozza di poesia, quasi compiuta, come se non mi appartenesse, come se l’avessi sognata. Tuttavia, mi dissocio da Socrate quando non considera la poesia come un’arte, togliendo merito al poeta come “artigiano” delle lettere e anche come portatore di messaggio civico. Oggi in tanti scrivono, ma solamente è poeta, per me, chi disciplina l’ispirazione con tecnica, cultura, ricerca di musicalità e originalità. Con una sorta di mestiere. Altrimenti  ci si trova di fronte  solo a sfoghi emotivi, degni certo di attenzione… ma non è poesia!  E’ un arte complessa, che comunque non si può improvvisare. Io non mi ritengo legata a particolari binari, quali rime o canoni metrici (anche se a volte li utilizzo come omaggio alla nostra tradizione e per la musicalità), ma ritengo che, come Picasso si è distaccato dalle regole per dipingere in astratto - ma solo dopo averle studiate -, anche un poeta dovrebbe conoscere gli “strumenti del mestiere” per poi disfarsene, se vuole. Per questo, dopo aver ricevuto il dono della poesia, arriva il “labor limae”, fondamentale strumento di perfezionamento dell’opera poetica. Nel mio piccolo, per esempio, ho impiegato dieci giorni per decidere se utilizzare in una poesia un verbo oppure un altro.  Insomma, a mio avviso non ci si può improvvisare in nessun mestiere, tantomeno in quello del poeta. Anche alcuni autori del Novecento, che in tanti percepiscono come poco colti o improvvisati, se si analizzano le loro biografie,  si scopre che avevano vasta cultura e sapienza nell’uso della parola, come ad esempio Alda Merini. I doni vanno accettati e poi però rifiniti, levigati, sudati con il sangue, a volte, per poter rendere quella verità a cui a volte ci si può solo avvicinare.
Se l’antica filosofia greca parla di Muse ispiratrici della poesia, contestualizzando la domanda  alla nostra epoca, vorrei chiederle quali sono i poeti e gli scrittori che considera in un certo qual modo modelli di riferimento?
Premettendo che sono sempre stata una grande lettrice di classici della letteratura, devo confessare che la mia primissima ispirazione viene dai testi musicali. Sono nata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, avendo nelle orecchie, fin da neonata, i testi di Mogol musicati da Lucio Battisti: sono stati loro i miei primi maestri di poesia. Successivamente, da adolescente, ho amato molto i testi di Enrico Ruggeri degli anni Ottanta. La musica mi ha portato a leggere i testi di Jim Morrison, Paul Simon, Bob Dylan, John Lennon, Mark Knopfler. I miei primi componimenti, le prime suggestioni giovanili, provenivano principalmente da loro. A diciassette anni ho avuto una folgorante passione per Rimbaud e per i poeti maledetti. Gli antichi, in particolar modo, i lirici greci tradotti da Quasimodo e studiati al Liceo, mi hanno trasportato in mondi meravigliosi e arcani.  Più adulta mi sono innamorata delle grandi poetesse anglosassoni Emily Dickinson e Elizabeth Barrett Browning che ha in un certo qual modo ispirato il mio primo libro di poesie d’amore “Come la luna di giorno come la luna di notte”. Tra i poeti italiani i miei preferiti sono, in ordine cronologico, Foscolo, Leopardi e Ungaretti, ma amo tutto il Novecento italiano. Per quanto riguarda la prosa, non ho un autore di riferimento per quanto riguarda il mio stile. Sono un’appassionata di Proust e della Recherche, che ho letto due volte rimanendone sempre avvinta in modo irresistibile, e di Dostoevskij. Considerò entrambi gli inarrivabili maestri della letteratura mondiale. Per quanto riguarda i nostri giorni, divoro tutti i libri di Amelie Nothomb e vorrei rubarle l’ironica e istrionica fantasia.
Facendo un salto di diversi secoli, Martin Heidegger definisce, invece,  la poesia “arte della parola”, laddove il linguaggio rappresenti lo strumento essenziale per accedere al mondo; in altre parole, la poesia “mette in opera la verità”. Qual è la sua opinione nei riguardi di tale pensiero filosofico,  all’interno dell’esistenzialismo ontologico?
La parola è tutto ciò che ha l’essere umano per descrivere il mondo. La parola è essa stessa creazione, individuazione, scoperta; produzione, come suggerisce il significato etimologico della parola greca poíesis. È forma e sostanza. Mi ritrovo nelle parole del grande filosofo quando esalta il carattere poetico del linguaggio, ovvero il suo carattere aprente, disvelante e istitutivo del mondo. Però arrivare al noumeno, alla verità non è dato a nessuno strumento umano, a mio avviso. La parola, la poesia, forse l’arte in genere, è solo un telescopio che ci permette di avere un’immagine semplicemente più vicina della realtà “vera”, che rimane misteriosa. Eroico è il tentativo del poeta che come un esploratore cerca di arrivare al mondo e all’oltremondo con le sue piccole armi umane. La tensione della ricerca è la poesia stessa.  Una meravigliosa impresa, commovente ed esaltante.  Che lascia quell’incompletezza del sapere, del verificare, che è l’essenza, direi quasi il vero gusto della Fede, dell’Arte. “Di questa poesia mi resta quel nulla di inesauribile segreto” recita Ungaretti nel “Porto Sepolto”, una delle mie poesie preferite.
Vorrei concludere con una domanda in “stile Marzullo”: se lei chiedesse a se stessa qual è il livello di appagamento raggiunto grazie al suo interessante percorso artistico, cosa risponderebbe? La domanda avrei potuto rivolgergliela anche in forma diretta, ma le analisi introspettive a volte forniscono risposte più profonde…
Sono sicuramente appagata della mia attività di operatrice culturale, soprattutto del mio impegno come direttrice artistica del Piccolo Museo Della Poesia di Piacenza, unico in Europa, un gioiello che ci sta dando molte soddisfazioni e anche del mio ruolo di direttrice della collana di poesia “Oltre” di Pegasus Editon e  di coordinatrice organizzativa del Premio Internazionale di Cattolica, con cui collaboro da ben dieci anni, e che ormai è il premio letterario più importante d’Italia a partecipazione anche popolare. Mi sembra di dare il mio piccolo contributo alla diffusione della cultura, e cerco sempre di impegnarmi al massimo in questo campo, perché ci tengo molto.
Per quanto riguarda la mia attività letteraria, sono molto felice in questo periodo della mia produzione nell’ambito poetico, all’interno della corrente del Realismo Terminale, di cui parlavo prima. Sento che sto migliorando anche dal punto di vista stilistico e la mia ricerca si sta affinando. Sento di progredire e questo è molto stimolante.
Sono stupita anche dei risultati raggiunti dal mio ultimo libro “Dalle radici al cielo”, che è più incentrato sulla mia ricerca metafisica. Lo sto portando in giro per l’Italia. L’anno scorso In Sardegna è diventato addirittura il titolo di una manifestazione legata alla spiritualità e alla letteratura  all’interno del Nuraghe Arrubbiu di Orroli e in autunno sarà presentato a Roma. 
Invece, per quanto riguarda la mia attività in prosa, a cui tengo tanto, non sono  di certo appagata. E questo per me è un bene, perché ho un pungolo in più per “fare”.  Sento di potermi esprimere meglio di quanto abbia fatto finora e ho in cantiere tanti progetti, ma spesso non ho il tempo di portarli a termine. Il romanzo e l’espressione più compiuta della mia espressione letteraria, per il momento, manca all’appello della mia produzione. Il mio prossimo obiettivo è quello di trovare tempo ed energia per occuparmene. Non ho la pretesa di  scrivere un capolavoro immortale, ma vorrei riuscire ad esprimere il meglio di me, di lasciare un’impronta del mio essere anche in questa dimensione.


Intervista sul Corriere del Sud - maggio 2017

venerdì 14 ottobre 2016

IL 15 E IL 16 OTTOBRE 25 ORE CONSECUTIVE DI POESIA A PIACENZA- LA PIUMA SUL BARATRO -ARTICOLO SU PIACENZA MUSEI

Manca pochissimo e la Piuma sul baratro (il simbolo scelto per il titolo di una grande manifestazione di poesia a piacenza - una 25 ore di lettura - notte compresa - per salvare dalla chiusura il Piccolo Museo della Poesia, unico in Europa) sta per soffiare...
Ecco un altro contributo sulla carta stampata. Un articolo sulla prestigiosa testata museale "Piacenza Musei con un mo articolo riguardante il piccolo museo della poesia e la manifestazione.






Ecco le parole del direttore del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza

"A Piacenza, nella splendida cornice di Piazza Duomo, i prossimi 15 e 16 ottobre, avrà luogo un evento che, per fondamenti e dimensioni, non ha precedenti nella Poesia italiana. 25 ore di letture di poesie ininterrotte. 104 Poeti, oltre 600 poesie, 101 lettori, tra poeti, attori professionisti, critici letterari, studenti, provenienti da 14 Regioni italiane; Sicilia e Sardegna incluse.
La Kermesse, prioritariamente, è rivolta a scongiurare la chiusura del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza; unico Museo della Poesia in Europa. Nel solco di una sussidiarietà che assuma su di sé l’onere di strenua difesa della cultura e dell’arte.
L’Istituzione museale di Piacenza, di natura privata, non ha scopi di lucro: l’accesso è totalmente gratuito, “… si paga ciò che utile, mai ciò che si rende necessario” la collezione, prevalentemente centrata sul Novecento italiano.
Il Museo, tenacemente voluto dal suo ideatore e direttore Massimo Silvotti (il Comitato Scientifico è presieduto da Guido Oldani, poeta e ideatore del Realismo Terminale), nasce dall’idea che da un piccolo sasso lanciato in uno stagno, possano nascere infiniti cerchi concentrici, ognuno dei quali, a sua volta, foriero di idee e suggestioni.
In poco più di due anni di attività le aspettative hanno di molto superato i più rosei auspici. E la collaborazione delle più prestigiose Riviste letterarie coeve (Kamen, Anterem, Incroci, Quaderni di Arenaria), di Associazioni culturali, di Premi letterari a carattere internazionale, di Case editrici afferenti alla poesia, da tutta Italia, ne sono la dimostrazione più tangibile. A reading concluso, potrebbe non essere considerata pletorica l’affermazione che il Museo della Poesia si pone, oggi, al centro del variegato, e un po’ sfilacciato, mondo della Poesia contemporanea italiana. Ma come si diceva, la “25 ore di Piacenza” ha l’ambizione del respiro lungo, e chiarito il punto di scongiurare la chiusura di questo autentica piccola chicca emiliana, il filo del ragionamento ritorna al fulcro culturale di questa kermesse. Partendo da un assunto, che non possa darsi poesia, laddove non affiori una comunanza quasi simbiotica tra la stessa e la realtà circostante. Il primo Novecento, a partire dal Futurismo, ha decretato in maniera incontrovertibile di questa relazione inscindibile; ed oggi, di fronte alla società liquida, agli enigmi culturali, agli esodi e inurbamenti epocali, forse si richiede alla poesia un nuovo linguaggio. In Piazza Duomo, da questo punto di vista, ma qui siamo nel campo degli auspici, potrebbe forse scaturire, naturalmente, una riflessione …. Una sorta di Torre di Babele all’incontrario che anziché confondere e disorientare, avvii un nuovo linguaggio poetico che unisca i talenti."

I Poeti della 25 ore di Piacenza:
Gian Pietro Lucini Filippo Tommaso Marinetti Ardengo Soffici Carlo Carrà Enrico Pea Umberto Saba Guido Gozzano Piero Jahier Corrado Govoni Clemente Rebora Aldo Palazzeschi Arturo Onofri Dino Campana Vincenzo Cardarelli Giovanni Boine Camillo Sbarbaro Giuseppe Ungaretti Biagio Marin Eugenio Montale Giacomo Noventa Carlo Betocchi Sergio Solmi Salvatore Quasimodo Sandro Penna Cesare Pavese Leonardo Sinisgalli Alfonso Gatto Roberto Rebora Attilio Bertolucci Giorgio Caproni Vittorio Sereni Piero Bigongiari Mario Luzi Alessandro Parronchi David Maria Turoldo Franco Fortini Tonino Guerra Giorgio Orelli Andrea Zanzotto Pier Paolo Pasolini Luciano Erba Maria Luisa Spaziani Roberto Roversi Cristina Campo Paolo Volponi Giovanni Giudici Eugenio Miccini Elio Pagliarani Pier Luigi Bacchini Arrigo Lora Totino Franco Loi Meteen Nasr Amelia Rosselli Edoardo Sanguineti Alda Merini Giovanni Raboni Sandro Boccardi Antonio Porta Elio Pecora Edgardo Abbozzo Valentino Zeichen Lucio Zinna Nanny Cagnone Paolo Valesio Emilio Isgrò Rodolfo Quadrelli Maurizio Cucchi Viviane Lamarque Lino Angiuli Patrizia Cavalli Mauro Macario Daniela Quieti Flavio Ermini Diana Conti Edmondo Busani Milo de Angelis Gian Carlo Pontiggia Giuseppe Langella Marco Furia Haidar Hafez Nicoletta Di Gregorio Patrizia Valduga Giancarlo Baroni Daniela Marcheschi Aida Maria Zoppetti Omar Galliani Remo Pagnanelli Giorgio Bonacini Amedeo Anelli Margherita Rimi Rosa Pierno Gabriele Zani Davide Rondoni Valentina Neri Tiziana Gabrielli Viviana Scarinci Rita Filomeni Edoardo Callegari Nello Vegezzi Edoardo Lazzara Pino Ballerini Ferdinando Cogni Guido Oldani     



martedì 23 agosto 2016

27 agosto 2016: Dalle radici al cielo. Un viaggio alle origini dell'uomo e della storia. Voci e suoni in un luogo tra i più antichi e suggestivi dell'Occidente



Tra pochi giorni saremo (mio marito Corrado Calda ed io) in Sardegna, in un luogo belllsimo e antico, sorto ai primordi della storia per mano di una civiltà antichissima e misteriosa, un nuraghe.
L'occasione ci è stata data dall'amica e artista a 360 gradi Valentina Neri, poetessa e donna di pittura e di arti figurative e non solo, del Grimorio delle Arti.
L'abbiamo conosciuta grazie al Museo della Poesia di Piacenza, di cui sono direttrice artistica, e lei ci ha parlato di questo insolito e magico appuntamento e ci ha invitato a partecipare, io in veste di poetessa e Corrado di attore. Il titolo della manifestazione porta il nome del mi libro "Dalle radici al cielo" e di questo sono molto felice e ringrazio dell'onore Valentina e gli organizzatori. Tengo particolarmente anche ad un intervento che farò sulle parole degli indiani d'america, popolazione che mi sembra altamente connessa con l'ancestralità della situazione e la magia di un luogo antico e pieno di suggestioni primitive e sacre.
Corrado farà esordire un suo progetto legato alla figura di San Francesco, uomo di collegamento tra terra e cielo per eccellenza.
Che dire: amici che siete in vacanza nelle bellissime spiagge sarde e amici di questa terra meravigliosa in cui non sono mai stata... vi aspettiamo per un evento di sicuro unico e ricco di una spiritualità antica. Un viaggio nel mistero e nel cuore antico dell'umanità.



Dalle Radici al Cielo
La poesia ancestrale tra Natura, Corpo e Parola.



Luogo: Nuraghe Arrubiu – Loc. Orroli
Data: 27 agosto 2016 - ore 20.30


Nel suggestivo contesto del Nuraghe di Arrubbiu, questo 27 agosto, si susseguiranno alcune delle voci e delle personalità più interessanti provenienti da varie regioni italiane, a partire dalle 20:30.
Non si tratterà solo di poeti, ma anche di artisti, professori e studiosi.
Il nuraghe ospiterà un evento unico, in cui ognuno degli ospiti darà il suo contributo usando le parole, la voce e il corpo per creare un momento di confronto e di condivisione sul tema comune della natura, dell'ancestrale e del selvaggio.
L'evento è organizzato dall'Associazione Culturale Il Grimorio delle Arti. La direzione artistica è a cura di Valentina Neri.

L'ingresso, che comprende la visita guidata al nuraghe di Orroli, costa € 10,00. Per info cena e pernottamento eventuali scrivere a valenneri@tiscali.it.


IL PROGRAMMA: 

Carezze leggere di vento e pietra (Rossana Mele)
Spettacolo di danza ideato e interpretato da Rossana Mele

Essere selvaggio: l’apporto di Gary Snyder (Gianfranco Bertagni)

L'intervento si concentrerà sulla nozione di selvatichezza nella poesia e nella produzione saggistica di Gary Snyder, poeta, filosofo, ecologista, buddhista zen, vicino alla beat generation. Selvatichezza nel duplice senso, interiore ed esteriore. Ritorno quindi a una natura incontaminata, anche dallo sguardo umano. E ritorno alla propria selvatichezza interiore, di un'animalità che trasfiguri il proprio sentire in ciò che non inquini più, con la sua presenza, il suo essere abitante della natura stessa. Ma è un'abitazione di noi stessi di cui oramai siamo dimentichi: è quindi ritorno, anche e soprattutto, al nostro mistero originario.


Le parole del Grande Spirito (Giusy Cafari Panico)

La tradizione orale, il linguaggio archetipico e totemico, la profondità e la purezza della filosofia pellerossa nei discorsi dei grandi capi e delle figure più autorevoli di alcune tribù dei nativi americani, rappresentanti di una cultura arcaica strettamente legata alle forze primitive dell’Universo.
Per gli Indiani d’America la Natura era un tempio da rispettare, la Terra una madre generosa e sacra, gli animali messaggeri del Grande Spirito e incarnazioni degli Antenati. Le parole di questo grande popolo, annientato dalla conquista europea, risuonano ancora di bellezza e armonia del Creato.


Francesco D’Assisi: un hippie medievale (Corrado Calda) 

La figura di San Francesco tra cinema e teatro: “Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irriducibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”.


Su Càntidu de is Mamais Antigas (Anna Cristina Serra)

Non conosce confini né di tempo né di luogo il canto delle Antiche Madri custodi amorose di percorsi in divenire dei loro figli e della loro Terra. A Orroli, Uno dei nostri Luoghi più magici, attraverso la parola ancestrale in lingua sarda, il loro Spirito si fa voce di Poesia. 


Dalle Radici al Cielo (Giusy Cafari Panico)

Lettura di liriche tratte dalla raccolta di poesie “Dalle Radici al Cielo” in cui domina il simbolismo potente connesso alla sacralità dell’Albero e dei suoi archetipi universali, che rinnovano la sorgente della vita e l’irradiazione delle nostre origini ancestrali nei rami genealogici, fioriti in un percorso evolutivo di spazio e tempo. I molteplici rimandi originati da questi versi associano le forme di una terrestre materia a quelle di una celeste ascensionalità.


Contos in Rima (Giovanni Pira)

Sembra giungere da un mondo misterioso e magico la singolare voce poetica di Giovanni Pira. Cantore della sua terra, la Barbagia e Orgosolo, racconta in logudorese, e ancor più nella lingua del suo paese natale, gli aspetti significativi delle stagioni della vita. Amore, famiglia, natura con i paesaggi spettacolari del Supramonte, tra profumi, colori, immensi spazi e silenzi che sanno di infinito. Tra i suoi versi affiorano i ricordi e le memorie di una terra amata con i suoi ritmi quotidiani e la sua cultura ancestrale. A Orroli affascinerà il pubblico con una selezione dalla sua vasta produzione: poesie che hanno spesso incontrato il favore di autorevoli giurie. All' 'ombra' del nuraghe la voce lirica di Giovanni Pira si innalzerà anche per rendere omaggio a due miti della poesia in lingua sarda, Montanaru e Paolo Mossa.




Biografie ospiti


Gianfranco Bertagni

Già docente all'interno della cattedra di Storia delle Religioni dell'Università di Bologna, del Master in Diritti umani e intervento umanitario (Università di Bologna-Ravenna) e professore di Filosofia delle Religioni e Fenomenologia del Sacro presso l'Istituto Filosofico Studi Tomistici di Modena. Docente per la formazione insegnanti yoga presso la Scuola Sati Yoga di Rimini. È stato autore e conduttore della trasmissione settimanale radiofonica Dharma (sul buddhismo e le filosofie orientali in genere) a Radio K Centrale. Insegna meditazione presso il Centro Natura (Bologna), Laboratorio 41 (Bologna), Il centro del cerchio (Ravenna). È autore di diversi articoli filosofico- e storico-religiosi, curatore di alcuni volumi e autore di vari testi, tra cui una monografia su Mircea Eliade e un dizionario sullo zen.


Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico è nata e vive a Piacenza. È autrice di tre raccolte di poesie “Come la luna di giorno come la luna di notte”, “Moto a Luogo” e “Dalle radici al cielo” e di un libro di racconti “Maschile Singolare”. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali sia per quanto riguarda la poesia che la narrativa ed è presente in svariate antologie di importanti case editrici italiane. Ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova nel 2008, è giurata dei prestigiosi premi letterari internazionali “Città di Cattolica “Pegasus Literary Awards” e “World Literary Prize”, scrive anche per il teatro e il cinema ed è la direttrice artistica del Piccolo Museo della Poesia “Incolmabili fenditure” di Piacenza. 

Corrado Calda

Laureato al Dams di Bologna e diplomato in recitazione alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, in concorso la David di Donatello nel 2007/2008 alterna la sua attività di Attore con quella di Regista e Autore sia di teatro che di cinema. Da segnalare che nel corso di Iconografia Teatrale del prof. Arnaldo Picchi ho sostenuto a fine corso una tesina sulla figura di San Francesco nel cinema e nel teatro. 

Rossana Mele 

Dopo aver conseguito la laurea in Danza Contemporanea e Coreografia presso la London Contemporary Dance School, ha approfondito gli studi col Maestro James D’silva e lavorato a Londra per la sua compagnia, tornata in Sardegna ha lavorato col coreografo Paolo Corda negli spettacoli “Primo Movimento” e “Occhi di Cane”; con la regista Michela Sale Musio (“Sogno di una Isterica”, “La Notte Oscura”); e col Maestro del teatro contemporaneo Pier Franco Zappareddu (“Martah”, “Da Dove sto Chiamando”); oltre a essersi esibita come solista in diverse produzione indipendenti (“Sodade”, “Poesia”, “Tango per Due”). Attualmente insegna danza e collabora con la Banda Musicale “Cossu-Brunetti” di Nurri.

Giovanni Pira

Nato a Orgosolo il 25 luglio 1940. Ha potuto frequentare soltanto le scuole elementari. Dall’età di dodici anni, ha svolto l'attività di pastore sino ai vent'anni di età. Nel 1961 emigrò in Germania, dove vi restò per undici anni. Rientrato dalla Germania nel 1972, si è dedicato in forma continuativa al canto a tenore, come voce solista. Fondatore del gruppo Pratobello, ha fatto parte anche di altri tenores: Supramonte, Barbagia, Sa Cumpanzia. Con il coro Antonia Mesina, da lui costituito nel 1990, ha girato per diversi anni l'intera Sardegna. Nel 2002 si è ritirato dai palchi delle sagre. Da tempo, Pira partecipa con eccellenti risultati ai concorsi letterari in lingua sarda.

Anna Cristina Serra 

Originaria di San Basilio. Scrive in lingua sarda, inizia a partecipare ai concorsi letterari nel 1993. Tra i tanti ha vinto il Premio Ozieri per ben due volte, il Premio Michelangelo Pira, il Premio Premio S.Antoni de su 'ou di Mamoiada nel 1994 e nel 1997, a Milano il Premio Internazionale nel 1997, Olmedo nel 1993, 1994, 1995, Tissi nel 1993, il Premio Partigiani nel 1995, Silius nel 1994, Porto Torres nel 1998, Cossoine nel 1999, Osilo nel 1996, il Premio A.C.L.I. nel 1997, Dolianova nel 1993, il Premio Colleziu nel 1997, il Premio "Paolo Mossa" (Bonorva) nel 1999, il Premio "Benvenuto Lobina" (Villanovatulo) nel 1996, il Premio "Se Fermentu" (Marrubiu) nel 1995, Premio S. Caterina di Mores nel 2001, Il 4° Premio della Circoscrizione n° 2 del comune di Sassari nel 2010.


Ecco alcune foto



venerdì 5 agosto 2016

Giovanni Raineri al Pagliorum di Trapani

In questa bellissima estate uno degli avvenimenti più belli per me è stato senza dubbio lo spettacolo che Corrado Calda, mio marito, ha interpretato  in Sicilia ed esattamente a Paceco vicino a Trapani.
A parte il piacere di tornare in una terra davvero splendida, la Sicilia, con i suoi colori, la sua cultura millenaria e variegata, i suoi sapori, l'entusiasmo di scoprire un luogo teatrale davvero insolito, il Pagliorum.
Già il nome è un programma. Vederlo è davvero emozionante.
Sembra un teatro antico, ne ha la struttura ad anfiteatro, in realtà, con alcuni ordini di posti a sedere.
La curiosità è che splende come l'oro... perché è di paglia!



Lo spettacolo  era "Il ministro delle terre liberate ed è  incentrato sulla figura dell'agronomo Giovanni Raineri, uomo illustre vissuto a cavallo dell' ottocento  e del novecento. Piacentino, dopo un rovescio di fortuna della sua famiglia seppe risollevarsi e a diventare grande rilanciatore dell"agricoltura italiana grazie alla creazione dei Consorzi Agrari fino a diventare Ministro delle Terre Liberate martoriate dopo la Prima Guerra Mondiale. Corrado Calda bravissimo nell'interpretare l'essenza di questo grande uomo, parla di natura e di Terra madre, valori sempre attuali e moderni.
Grazie agli organizzatori dello Spazio Onirico di Trapani, in primis Danilo Fodale, che ha avuto l'idea di portare un "padano" in Sicilia consapevole dei valori universali che portava questo grande uomo di altri tempi.
Un grande plauso poi a 91027 Ecosistema A.P.E   che nasce da un ragazzo di grande valore e originalita Manuel Mancino. Un ingegnere trentenne che ha mollato un lavoro sicuro per tornare a coltivare la terra in modo assolutamente originale e naturale. Non usa nulla che non sia biologico e i suoi prodotti sono meravigliosi, fatti di terra fatica sole e cuore. Coltiva tra l'altro cinqie tipi di melanzane diverse buonissime.  L'idea del Pagliorum nasce dalla collaborazione  di queste due realtà.  Che bello esserci stata. Che bello avervi conosciuti.

venerdì 29 luglio 2016

Il mare con le mèches

Poesie ispirate alla corrente del Realismo Terminale




Il mare con le mèches 

In questo mare che sembra cartolina
Le sfumature paiono delle mèches
Pennellate da un grande parrucchiere
Annoiato dai classici cachet.
Blu cobalto di antiche penne stilo
Si intinge nel turchese bizantino
Incastonato nei mosaici ravennati.
Quasi a riva il verde dà frescura
È un ghiacciolo alla menta di cui resta
Solo un malinconico stecchino

di un’estate sciolta sempre troppo in fretta.

GCP

giovedì 28 luglio 2016

Una bella recensione al mio libro di poesie

Pubblico molto volentieri questa recente recensione ( gioco di parole :-)) del mio libro "Dalle radici al cielo. Grazie a chi l' ha scritta!


Intanto approfitto per ricordare che il mio libro è disponibile oltre che su Amazon nelle librerie  Feltrinelli facendone richiesta e, a Piacenza, alla libreria Romagnosi e alla Fahrenheit!

clicca sulla recensione Amazon

"Se si guardasse sempre il cielo finiremmo per avere le ali" ha scritto l'autore di Madame de Bovary, Gustave Flauber. "Dalle radici al cielo" silloge poetica di Giusy Cafari Panico, partendo dalle radici della terra, ci condurce verso gli strati più elevati del cielo, dove gioisce il cuore, dove si acquieta l'animo, dove terra e cielo s'incontrano in un connubio di pace, d'amore, di poesia...

venerdì 22 luglio 2016

Incontri magici in Sicilia: un giovane e il suo cane da tre anni in kajak nel Mediterraneo

Carissimi Giusynauti,
sono in Sicilia con Corrado, in occasione di un nostro spettacolo di cui vi parlerò in un altro post.
La Trinacria è magica per noi: non per niente l'abbiamo scelta l'anno scorso per il nostro viaggio di nozze.
Questa mattina ci siamo alzati di buon ora (cosa alquanto insolita per noi in vacanza!) per andare alla Riserva dello Zingaro, dove ci aspettava un sentiero di diversi chilometri intervallatti da suggestive calette marine. Dopo mezz'ora di camminata sotto il sole, "sbracalati e pieni di sudore"- come scriveva Guareschi - con me in particolare, vista la mia nota resistenza atletica, ehm!, che vedevo già i Campi Elisi dopo aver tentato inutilmente di raggiungere la seconda caletta (troppo caldo e stanchezza), dopo tutto questo appunto, siamo arrivati nella splendida ma affollatissima Caleta Tonnarella, la più vicina all'entrata della Riserva.
Corrado, insofferente per la calca più consona ad altre località di turismo di massa, ha cominciato a perlustrare le vicinanze in cerca di un punto dove fare immersioni. Da lontano mi ha fatto strani segnali. Sembrava il marinaio spagnolo che aveva preannunciato a Cristoforo Colombo l'arrivo della caravella nelle Indie Orientali. C'è the beach!, urlava ricordandomi il catastrofico film con Di Caprio, ambientato però in un paradiso marino.
Per farla breve, nuotando lui in stile impeccabile da subacqueo e io da rana sfiatata, in pochi minuti , voltando un angolo, dietro una roccia, abbiamo trovato una grande grotta all'ombra, dove ci siamo spiaggiati come balene stanche e siamo rimasti diverse ore ad ammirare le acque cristalline e di mille sfumature della baia, quasi un mare con le mèches verdi bianche e rosa.
Mentre stavamo pisolando non ci siamo accorti che il mare ci aveva portato a riva una strana imbarcazione alla cui guida c'era un altrettanto strano personaggio che pagaiava con una forza calma e giovanile insieme. Con nostra grande sorpresa da quel kayak giallo è sceso un cane peloso che ha scrollato l'acqua di dosso e si è andato subito ad appisolare nella parte più ombreggiata della grotta.
Il kayak ha ormeggiato proprio di fianco a noi e ne è uscito un bel ragazzo bruno, magro ma atletico che ricordava nei tratti gli attori de "Il segreto", il popolare feuilleuton televisivo che va per la maggiore in Italia in questi anni.
Corrado ha letto tutte le iscrizioni sulla canoa, tra cui una che riportava il sito  www.rumbo-mediterraneo.com e subito, da buoni escursionisti del terzo millennio armati di smartphone (poco romantico il tutto, me ne rendo conto, ma tant'è) siamo andati a cercare informazioni.

Ci si è aperto un mondo: c'erano un sacco di notizie e la persona che avevamo di fronte era una piccola celebrità. Si tratta infatti di Sergi Rodriguez Bosoli, un ragazzo che da tre anni viaggia quasi ininterrottamente per il Mediterraneo con il suo kayak, da solo, per sensibilizzare le persone sulla salvaguardia ambientale delle aree marine. E' partito da Barcellona, sua città natale, e da allora non si è più fermato, viaggiando con il cattivo e il buon vento, il caldo e il freddo, in compagnia della sua deliziosa cagnetta Nirvana, che ha incontrato in Sardegna, randagia.

Quando l'abbiamo avvicinato chiamandolo "Sergi", si è stupito che sapessimo già tutto di lui, è una delle magie veloci della Rete, ma con un bellissimo sorriso ci ha invitato a chiacchierare.
Abbiamo scoperto che era un ingegnere ambientale che lavorava vicino a Francoforte, poi ha deciso di mollare tutto e di mettersi in mare per passione, gusto della vita solitaria, voglia di fare nuove esperienze. La cagnetta è adorabile, Sergi ha detto che lo ha scelto: l'ha incontrata per strada e non si sono più lasciati. La sistema nella parte posteriore del kayak dove Nirvana si fa delle belle dormite e sembra divertirsi di questa strana vita di cane acquatico che il suo karma le ha dato in sorte. Sergi ci ha parlato delle persone che ha incontrato in questo lungo cammino. I siciliani li ha definiti timidi, si avvicinano difficilente, mentre invece a Napoli e in Sardegna ha trovato molta confidenza. Si presta volentieri a fare una foto con noi e con la sua amica a quattro zampe e ci parla della sua associazione Oceana, che si occupa di tutelare i mari del pianeta. Si vede che è un idealista, glielo si legge negli occhi, un Ulisse moderno, curioso di tutto, ma anche un Magellano, con una rotta ben precisa in mente: arrivare a costeggiare tutto il Mediterraneo fino alla Grecia, perlomeno questo è il suo proposito minimo, perché di limiti non ne ha.
Vorremo dargli un contributo per la sua opera di testimonial ecologico del mare ( in una Riserva dello Zingaro spesso rovinata da sacchetti di plastica abbandonati, barche a motore stranamente autorizzate e motoscafi sfreccianti a velocità poco ecologiche) ma Sergi non lo accetta. Invece ci parla della sua piccola attività di bigiotteria marina e sfodera, nascosto in panni di vellutino un po' bagnati dal mare, deliziosi orecchini di conchiglie, collane con sassi e conchiglie di tutti i colori. Ne acquistiamo due o tre, ad offerta libera. Sono belli come quelli che porta al collo e sembrano avere tutti una storia perché provengono da tutti i numerosi lidi in cui è approdato.
Lo salutiamo perché per lui è ora di pranzo. Gli hanno regalato un totano, ma dice che non ha un odore invitante perché ce l'aveva in kayak da un giorno, forse si sarebbe fatto una pastasciutta con i mezzi che riesce incredibilmente a portarsi dietro in pochissimo spazio ( considerando anche la cagnolina Nirvana). Lo lasciamo alle sue occupazioni, sapendo che presto proseguirà il suo viaggio a San Vito Lo Capo, dove forse troverà come qualche volta gli succede qualcuno che lo ospita, incuriosito dalla sua vicenda umana, mentre la sua cagnolina Nirvana ci viene ad annusare e poi scegli un altro luogo per le sue sieste.
Che incontro insolito e felice...se vi capita di essere in una costa italiana tra San Vito e Siracusa in questo mese andate a fare due chiacchiere con il simpatico Sergi e la sua adorabile cagnetta. Solo a trenta'anni si può fare una scelta simile, forse tutti vorremmo essere un po' come lui e assaporare quella libertà che sappiamo esistere solo dai racconti o dai romanzi.
Oggi Corrado ed io l'abbiamo toccata e l'abbiamo sentita normale, semplice, come il sorriso di Sergi.
O forse è stato un sogno di un pomeriggio di mezza estate.
Boa sorte Sergi e Nirvana!