mercoledì 25 maggio 2016

L'anniversario della morte di Giovanni Falcone - LIBRI & LIBERI - Letture antimafia itineranti a Piacenza il 23 maggio 2016



Pochi giorni fa sono stata invitata dall'amico Guseppe D'Orazio a partecipare a un'iniziativa che non conoscevo, una giornata di letture per ricordare la scomparsa del Giudice Falcone il 23 maggio 2016.
A proporlo l'associazione Libera di cui è benemerito attivista assieme a tante persone fantastiche che ho conosciuto per l'occasione, tra cui Antonella Liotti, che si prodiga da anni per la sezione piacentina di questa importante associazione nazionale.

Io ho avuto l'onore e l'onere di leggere nella mia  biblioteca alle ore 17 45 e mi sono fermata nella lettura alle 17,58,  ora esatta della strage di Capaci.
E' stato per me un momento molto intenso ed emozionante che voglio celebrare non mettendo apposta nessuna foto, perché quello che conta, che contava, è il ricordo di chi non c'è. 
Voglio postare il ricordo di un'assenza, l'assenza di persone che sono morte per la nostra libertà.

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, sua moglie, e gli uomini della sua scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.  
Annientati da 1000 chili di tritolo ma risorti immediatamente nelle anime di tante tante persone, indignate ancora oggi.

Dopo di me leggeva Gaetano Rizzuto, l'ex direttore di Libertà a cui sono legata da un grande affetto e da una  -credo- reciproca simpatia umana e professionale di lunga data. Gaetano Rizzuto conosceva personalmente Falcone, è siciliano, sentiva la giornata e il momento non il doppio, ma cento volte. Ha raccontato di una giovinezza condivisa con lui in Sicilia, del ricordo di suo fratello Pino, passato su quella maledetta autostrada pochissimo tempo prima. E dopo ha letto il tema di maturità di una ragazzina, che poco dopo si sarebbe tolta la vita. Aveva "parlato", era un infame. Al suo funerale non c'era nemmeno la madre.

Anche il mio brano era molto forte. Era l'articolo di Repubblica che annunciava il lutto, il disastro, la sconfitta dello stato, quella perdita di vite umane in modo atroce. Era il primo articolo sulla strage-
Mi sono molto emozionata. Mi sembrava di rivivere un momento che ventenne, ricordo molto bene. Ricordo dov'ero, con chi ero, come capita quando accade qualcosa di straordinario. Ricordo la sensazione di sconfitta, del pensiero.".. ed ora?"

Io non so ora cosa sta succedendo, non so a che punto sia la situazione Mafia: non ho la preparazione, le informazioni per farmi un'idea precisa, non so quasi nulla, come tanti. Ho visto però che tante persone la stanno combattendo con la cultura, con la forza della giovinezza pulita che rifiuta questo tipo di asservimento, di avvilimento umano e civile. C'erano tanti ragazze e ragazzi, tanti sorrisi, tanta voglia di cambiare. Carlotta, Anai e le altre. Sorrisi contro un muro da sgretolare, che quando sono stata in Sicilia l'anno scorso ho sentito sulla pelle, anche se nessuno ne parlava apertamente, come sempre, come si sa.

E' stata una bellissima sera e assieme al piccolo corteo ho fatto  il giro della la città che partiva dalla Bookbank alla Luppoleria, passando dalla libreria Fahrenheit, alla libreria Berti Papero Editore, alla Fabbrica dei Grilli dove leggeva la mia amica Betty Paraboschi con Bernardo Carli. 

Io, ripeto,  ero molto emozionata, ho stentato ad essere lucida leggendo, non sono stata "brava" sicuramente, ma forse anche così ho testimoniato lo sgomento provato in quel giorno, lo sgomento che tutti abbiamo provato quel giorno. 
Grazie a Libera, grazie a Giuseppe D'orazio per avermi coinvolto. Grazie davvero. 

Non sum digna ma grazie



Strage a Capaci
povero Falcone



di ATTILIO BOLZONI


E' morto, è morto nella sua Palermo, è morto fra le lamiere di un'auto blindata, è morto dentro il tritolo che apre la terra, è morto insieme ai compagni che per dieci anni l'avevano tenuto in vita coi mitra in mano. E' morto con sua moglie Francesca. E' morto, Giovanni Falcone è morto. Ucciso dalla mafia siciliana alle 17,58 del 23 maggio del 1992. La più infame delle stragi si consuma in cento metri di autostrada che portano all'inferno. Dove mille chili di tritolo sventrano l'asfalto e scagliano in aria uomini, alberi, macchine. C'è un boato enorme, sembra un tuono, sembra un vulcano che scarica la sua rabbia. In trenta, in trenta interminabili secondi il cielo rosso di una sera d'estate diventa nero, volano in alto le automobili corazzate, sprofondano in una voragine, spariscono sotto le macerie. Muore il giudice, muore Francesca, muoiono tre poliziotti della sua scorta. Ci sono anche sette feriti, ma c'è chi dice che sono più di dieci. Alcuni hanno le gambe spezzate, altri sono in fin di vita. Un bombordamento, la guerra. Sull'autostrada Trapani-Palermo i boss di Cosa Nostra cancellano in un attimo il simbolo della lotta alla mafia.

Massacro "alla libanese" per colpire e non lasciare scampo al Grande Nemico. Una tonnellata di esplosivo, un telecomando, un assassino che preme un tasto. Così uccidono l'uomo che per dieci anni li aveva offesi, che li aveva disonorati, feriti. La vendetta della mafia, la vendetta che diventa morte in un tratto di autostrada a cinque chilometri e seicento metri dalla città, la città di Giovanni Falcone, la città dove pochi lo amavano e molti lo odiavano.

La cronaca della strage comincia all'aeroporto di Punta Raisi quando su una pista atterra un DC 9 dell'Alitalia e subito dopo un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti proveniente da Roma. Sopra c'è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. Sono le 17,48 quando il jet è sulla pista di Punta Raisi.

E sulla pista ci sono come ogni sabato pomeriggio tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E' la sua scorta, la solita scorta con Antonio, Antonio Montanari, agente scelto della squadra mobile che appena vede il "suo" giudice che scende dalla scaletta si infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la bifilare 7,65. Tutto è a posto, non c'è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull'autostrada che va verso Palermo.

Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che fra otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie. La Croma marrone è davanti, centotrenta all'ora. Guida Vito Schifani, accanto c'è Antonio, dietro Rocco Dicillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c'è il giudice che guida, accanto c'è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro un altro agente di scorta. E altri quattro sulla Croma azzurra.

Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti, il DC9 dell'Alitalia proveniente da Roma che scende verso il mare e sorvola l'A29. Sono le 17,57, Palermo è vicina, solo sette chilometri, solo pochi minuti. Lo svincolo per Capaci è lì, c'è un pò di vento, ondeggia il cartellone della "Sia Mangimi", si muovono gli alberi, il mare è increspato. Ecco, sono quasi le 17,58. La Croma marrone è sempre avanti, il contatto radio con le Croma bianca c'è, la "linea" è silenziosa, vuol dire che tutto va bene, non c'è problema. Ma dietro, intorno, da qualche parte, c'è l'assassino, ci sono gli assassini che aspettano Giovanni Falcone.

Sono le 17,58. C'è una curva larga, c'è un rettilineo di 180 metri, c'è un'altra piccola curva. E c'è un sottopassaggio prima di arrivare ad una specie di colonna grigia con su scritto "Cementerie siciliane". Il cartello che indica l'uscita per Isola delle Femmine è a qualche metro, più avanti ci sono due gallerie. Sempre buie, sempre mal illuminate. Sono le 17,58 e Salvatore Gambino, coltivatore diretto di trentaquattro anni, passeggia su un ponticello e guarda le auto che sfrecciano sull'autostrada.

Sono le 17,58 e una Fiat Uno con una coppia di austriaci va verso Trapani seguita da una Opel Corsa di colore rosso. Sono le 17,58 quando la mafia compie la sua vendetta. "Ho visto una fiammata e poi ho sentito un boato... forse prima ho sentito il boato e poi ho visto del fumo nero", racconterà un'ora dopo confuso il coltivatore Salvatore Gambino a un carabiniere. 17,58, l'ora del massacro, l'ora dell'infamia, dell'orrore, della morte. (...)l


(24 maggio 1992)

LA NOTTE DEI MUSEI- CANDIDA LUNA AL MUSEO DELLA POESIA, 21 MAGGIO 2016


Buonasera Giusynauti,
siamo un po'in atmosfera di fine anno, vero? Anche se non andiamo più a scuola. L'anno che sembra chiudersi con l'estate, dove ci si concede se si può, le meritate vacanze presenta però i suoi ultimi appuntamenti interessanti.
Per esempio il 21 maggio c'è stata la notte dei musei, con tutti i musei, appunto, di Piacenza aperti gratuitamente fino alle 24 per permettere alla cittadinanza di usufruirne liberamente, in una cornice notturna particolarmente suggestiva.
Il Piccolo Museo della Poesia è rimasto aperto, con visite guidate e un reading dal titolo Candida Luna, letture di poesie con amiche le stelle.

Chi entrava - diversi erano poeti e scrittori piacentini -  "doveva" leggere un testo tratto dalle preziose raccolte del Museo e, in cambio, nella seconda parte della serata "ricambiare" con una sua poesia o condividendo un pensiero personale sul suo poeta preferito.
I testi erano stati preventivamente scelti da me e da Massimo Silvotti, tratti da edizioni antichissime.
Dall'Antologia della Diana del 1919 che conteneva rare poesie di Ungaretti, a una piccola edizione di Appuntaento a Ora insolita di Vittorio Sereni, a una pregiata edizione de "La Bufera" di Montale, da cui è stata tratta "Giorno e Notte" letta con profonda emozione dalla poetessa Maria Teresa Lazzara il cui padre, Edoardo Lazzara era stato amico personale del grande poeta ligure.

Caproni, Quasimodo, Campana, Rebora, Bertolucci, Penna, Luzi, Raboni... le anime dei grandi del Novecento hanno trovato voce negli autori che ne hanno letto i "canti notturni" con un pizzico di reverenza.

Tra i presenti Doriana Riva, collaboratrice del Museo e poetessa anch'essa, che ha allestito l'ingresso al Museo con un piccolo corridoio di luce, Ottavio Torresendi, Verdiana Maggiorelli, Eugenio Mosconi, Alberto Esse, Francesco Ferri, Monica Lombardelli, Giuseppe d'Orazio, Valeria, creatrice di gioielli e grande esperta di Haiku.







C'era anche mio marito, l'attore e regista Corrado Calda, che mi ha fatto la sorpresa di leggere la mia poesia "Come la luna di giorno" accompagnata da dieci tavole disegnate, verso per verso, dall' artista visuale Veronica Grisenti. Le avevo consegnato una poesia a cui ispirarsi ma non pensavo che ne uscisse un'opera d'arte. Le sono infinitamente grata e quando riuscirò posterò i suoi disegni, perché ha veramente tanto talento.
Grazie!

Sono state lette anche poesie di  due poeti contemporanei di fama non solo nazionale: Guido Oldani, tratte dalla raccolta Stil Novo, precedente al manifesto del Realismo terminale di cui è fondatore e di Amedeo Anelli ( Contrapunctus), poeta del comitato scientifico del Museo e critico letterario.
L'assessore alla cultura Tiziana Albasi, intervenuta durante "Candida Luna" ha svelato la sua predilezione per il poeta Orazio, il cantore del Carpe diem.

Nella seconda parte spazio alle poesie degli intervenuti e a tanti autori stranieri tra cui Emily Dickinson, Allen Ginsberg e la poesia Invictus di Henley, dedicata da Torresendi a Nelson Mandela.
Una serata piena di emozioni e condivisioni, di grande informalità, come spesso accade al Museo.
I visitatori entravano e uscivano, anche durante le letture e un po' ascoltavano, un po' leggevano i manoscritti esposti, un po' intervenivano e ponevano domande agli autori e a "noi" del Museo.

Bello il  nostro Museo, speriamo di riuscire a tenerlo aperto ( non prende nessun finanziamento pubblico finora)  e di continuare a  vivere nel respiro dei grandi poeti che la abitano dentro i loro libri e tutti coloro che semplicemente si dilettano in questa strana, intangibile, misteriosa arte che è la poesia.


mercoledì 11 maggio 2016

Il Piccolo Museo della Poesia

Buongiorno Giusynauti,
oggi vi voglio parlare del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.




Ve ne voglio parlare perché unico in Italia, anzi in Europa. L'ha "certificato" recentemente come tale anche il Ministro dei Beni Culturali Franceschini ed ora è davvero ufficiale.
E' stato inaugurato il 17 maggio 2014 alla presenza del Sindaco Dosi, ma sembra sia sempre esistito come tutto ciò che una volta creato sembra indispensabile

E' un'eccellenza per la città di Piacenza e come tale spero che abbia tante occasioni per ampliare le già tante attività ed essere sempre più un punto di riferimento per tutti coloro che amano la poesia.

Da poco sono stata nominata Direttore Artistica dal Direttore generale fondatore, Massimo Silvotti e sono davvero onorata e felice di potermi occupare con lui e con tutto il comitato scientifico del Museo.
Massimo Silvotti è un pazzo. Un pazzo all'Erasmo da Rotterdam.
Una persona che a un certo punto della vita ha inseguito un sogno e a pochi passi dalla casa dei suoi genitori e antenati, proprio lui che addirittura è nato e vissuto da bambino a Bruxelles, ha deciso di fondare a due passi da Piazza Duomo nientemeno che un museo della poesia.

Un museo! Ma cosa vuol dire? Mah, è difficile descriverlo, in realtà, più facile entrare una volta e assaporare quella strana aria che si respira, come se in quegli spazi si muovessero sopiti i respiri dei versi sospesi di questi ultimi due secoli.

La voce di Ungaretti squilla bonaria ma pungente dal prezioso manoscritto autografo sul leggio, appena entrati, e così quella di Montale, di Campana, di tante voci che trovano spazio o in documenti originali e autografati, o in libri rari, o all'interno delle preziose riviste letterarie che vi sono custodite con grande amore.

Brusìi di parole straniere pronunciate da Holderlin o da Rimbaud si inseguono negli scaffali, sul piccolo sofà dove, volendo chiunque può dormire una notte al museo...

Sì perché si può fare anche quello al Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure.
Incolmabili fenditure, sono quelle che la realtà pone al poeta, incolmabili perché la realtà, e anche quello che va oltre, è impossibile da raggiungere persino con la poesia, e il poeta è un esploratore che cerca la verità senza mai trovarla fino in fondo. E la poesia custodisce sempre un irragiungibile segreto.

Grande è la suggestione del luogo che ripercorre la grande poesia europea del novecento, la sua storia, con quadri appesi alle pareti ( è anche una galleria d'arte), dischi, sculture, oggetti vari a volte un po' misteriosi.
E poi tante cose... ormai i poeti piacentini hanno trovato qui una seconda casa, un luogo di incontro e di scambio e ormai si susseguono presentazioni di autori provenienti da tutta Italia, che trovano molto risalto sulla stampa.

A proposito di stampa anche Repubblica ha parlato del nostro Museo...


E qui è il covo della corrente del Realismo Terminale, ideata dall'originale poeta Guido Oldani, una delle voci poetiche più note e innovative a livello internazionale (lo studiano anche alla Colombia University, tanto per dire). Anche io ho aderito alla sua corrente, come anche Giuseppe Langella, docente universitario e fine poeta tra i primi ad aderire. .Basta cercare su google realismo terminale e saprete tutto! Io personalmente ritengo Guido e la corrente di cui è fondatore geniali, fondamentali. Le uniche vere novità letterarie del secolo, e non scherzo.


E poi tante mostre di pittura e di arti varie, con artisti internazionali, ecco quella di Ungaretti che citerò anche in seguito

e tante altre fino ad arrivare all'ultima "In avvicinamento al Realismo Terminale" di Giuseppe Donnaloia... ma vi invito ad andare sul sito, sono tanti i nomi prestigiosi passati da qui.

Dall'idea di un "pazzo"geniale, Massimo Silvotti, che è lui stesso poeta, pittore, scultore e studioso di filosofia, quasi un uomo del rinascimento a una realtà che è nella Rete Museale Italiana e che non solo ospita un susseguirsi di mostre tematiche all'interno, ma che va spesso anche in altre parti d'Italia in trasferta come per la grande mostra su Ungaretti e la grande guerra a Lucca


Massimo Silvotti, Guido Oldani, la sottoscritta e l'attore Corrado Calda al Palazzo Ducale di Lucca

Ecco il comitato scientifico del Museo
 Presidente del Comitato: Guido Oldani; Direttore del museo: Massimo Silvotti; membri del comitato: Francesca Nacci, Amedeo Anelli, Gilberto Colla, Alessandro Mangiarotti.

ed ecco il sito del museo http://www.piccolomuseodellapoesia.it/

vi raccomando di visitarlo, troverete sempre una persona ad accogliervi se non il direttore in persona che vi porterà a spasso tra la poesia!

BUON VIAGGIO!

 le vetrine                                                con l'Assessore alla Cultura Tiziana Albasi









                                                 

 il logo e la mia prima "trasferta" con il Museo  al Fortino Napoleonico (Portonovo-Ancona)


ecco l'organigramma

Direzione del Museo: 
• Direttore 
Massimo Silvotti: poeta, artista, filosofo (Piacenza) 
Direttrice artistica Giusy Cafari Panico: poetessa, scrittrice, critico letterario (Piacenza)
• Responsabile organizzativo: 
Francesca Fazio: psicologa, esperta in organizzazione e comunicazione (Piacenza)
• Area artistica: 
Alex Maggiolini: architetto (Milano)
• Area conservazione e catalogazione: 
Gilda Rotello, conservazione beni artistici e museali (Caserta)
• Allestimenti: 
Sergey Silvotti (Piacenza)


Il Piccolo museo della Poesia- Incolmabili Fenditure e la Galleria d’Arte- Spazialismo poetico,
sono aperti da mercoledì a sabato dalle 11 alle 19.
Nei giorni di chiusura è possibile l’apertura straordinaria ai gruppi solo previa prenotazione.
 “L’INGRESSO E’ COMPLETAMENTE GRATUITO!!

#piccolomuseodellapoesia 
#poesia
#realismoterminale


domenica 8 maggio 2016

La mia prima videopoesia, ispirata a "Mercante di sogni" contenuta nel mio libro "Dalle radici al cielo"(edito dalla Pegasus Edition di Roberto Sarra) Grazie a mio marito Corrado Calda e alla bellissima voce di Enrica Barel e al meraviglioso mondo dei costumi di Luciano Carpi di Gattatico "La tribù del cucù"


Questo il testo

MERCANTE DI SOGNI

Mercante di sogni,
non hai nulla per me?
La tua valigia un tempo
strabordava di luci e di colori,
di stoffe strane
tessute in oriente,
di abiti da sposa immacolati
o dei corpetti rossi delle prostitute.
 
Avevo acquistato
archi e frecce,
un orologio senza lancette,
un bacio rubato,
un libro infinito.
Ampolle di lacrime,
ma solo di gioia,
un cavallo alato
e un tappeto volante.
 
Ora ti presenti a me
senza nulla propormi
o forse credi
che non possa pagarti.
 
O forse è perché
da tanto tempo non compro
e uso e consumo
solo quello
che gli altri
vogliono per me.
 
Eccoti i denari,
sono tutti i miei averi,
ma tu portami
nel paese dei sogni.
 
Li voglio tutti,
ne compro uno per ogni notte
e uno per ogni giorno.
 
E mille per quando sono triste,
e diecimila per quando mi perdo
nei vicoli stretti e tortuosi
della realtà senza illusioni
che è il luogo più cupo,
più triste: l’inferno.

lunedì 25 aprile 2016

Premio Letterario Internazionale di Cattolica 2016



Ciao Giusynauti,
rieccomi a commentare un'altra edizione del Gran Premio Internazionale di Cattolica.


Ricordo la prima volta che ne ho parlato proprio qui: ero tra i premiati, quella volta, e il Teatro non era quello della Regina, ma lo Snaporaz. Che dire? Era la prima edizione e io non avevo mai assistito ad un premio così: uno spettacolo vero e proprio, con musica, balletti e poi tanti autori, di tanti generi diversi, con la possibilità, sul palco, di parlare delle proprie opere.
Io presentavo il mio libro "Come la luna di giorno com la luna di notte", il libro di poesie a cui sono più legata e non avrei mai creduto che il mio libro si potesse classificare in mezzo ai libri di narrativa di case editrici più importanti. E' invece la Giuria mi ha premiato, me, una perfetta sconosciuta ai loro occhi. E poi...l'anno dopo ero in giuria, con persone che sarebbero diventate care amiche: oltre a Roberto Sarra e Daniele Bartoli e alle loro famiglie, Daniela Quieti, la mia sorella maggiore della poesia, abruzzese come le mie origini, Pamela Mauro, la presentatrice, sorellina minore a cui sono affezionatissima, Hafez Haidar, il grande uomo di pace del Medio Oriente, poeta e traduttore di Gibran, candidto al Nobel per la Pace, e, con grande mio onore,, mio prefatore in "Dalle radici al cielo".

 le mie amiche di Roma Maria Rizzi e Loredana D'Alfonso dell'IPLAC,  e tanti altri...

Quest'anno c'è stato il lancio "nazionale" enorme del premio, che è finito anche sulle pagine di Panorama e sul  sito del Tg5, oltre che in tante testate nazionali.


Sul palco si sono alternati agli scrittori grandi personaggi conosciutissimi come Cristiano Malgioglio, in un'insolita veste riflessiva e seria, premiato come autore di canzoni immortali come, ad esempio, "L'importante è finire" e "Ancora ancora ancora" di Mina. Una persona molto alla mano e lontana dal personaggio televisivo che pure vivacizza tanti show, di cui si è ricordato un talento musicale che talvolta si dimentica troppo facilmente. Qui sopra premiato da Roberto Sarra e Daniela Quieti,

E poi Enrico Beruschi, che tra l'altro conoscevo già avendo già lavorato diverse volte con mio marito Corrado Calda, attore e regista.
Siamo andati a prenderlo in stazione a Rimini e io da lontano l'ho chiamato dicendo: "Sono la Signora Calda!" E lui: "Sì... ma fossi in lei non mi farei sentire troppooooo" con la sua oooo da Ragionier Beruschi, facendomi subito ridere.

Sono stati splendidi ospiti sul palco e fuori.
Tanti i premiati, tra cui vincitrice assoluta Silvia Calamati, giornalista RAI, con "Le compagne di Bobby Sands"( Castelvecchi), un libro struggente ambientato nell'Irlanda del Nord, tra voglia di riscatto e tragedie derivanti dalla guerra civile.
Assolutamente di rilievo le opere inedite, sia in narrativa che in prosa.
Che dire, quest'anno c'era anche la categoria fumetto, con "padrone di casa" le amiche Veronica Niccolai e Maria Grazia Cucchi, speakers di Radio Bruno, cantanti e impegnate in Rai Gulp.



Tanti incontri belli con i vincitori, già dalla conferenza stampa di venerdì al mitico Kurssal di Cattolica dove con Roberto Sarra e Angelo Chiaretti, compagno di giuria e tra i più importanti esperti di Dante al mondo, abbiamo introdotto praticamente tutti i vincitori di tutte le sezioni del premio.



Da un articolo web altre informazioni sul premio

"È stato un grande successo quello della cerimonia conclusiva dell’VIII Edizione del Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica Pegasus Literary Awards, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus presieduta dallo scrittore Roberto Sarra. Il concorso, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Cattolica, ha confermato ampiamente la sua fama di Oscar della letteratura italiana e la sua notorietà internazionale. La manifestazione si è svolta nella serata di sabato 16 aprile 2016, nella splendida cornice del Teatro della Regina di Cattolica. Le opere premiate sono state di eccellente livello e tutto l’evento si è svolto all’insegna della migliore tradizione del Premio, in una sala gremita di pubblico, alla presenza di numerose autorità civili e militari, tra cui il Prefetto di Rimini S.E. Giuseppa Strano e il Vice-Sindaco di Cattolica Leo Cibelli. Si è concretizzata una significativa espressione del messaggio culturale, nella direzione dell’impegno umano, sociale e intellettuale finalizzato a valorizzare, attraverso il veicolo universale della parola scritta, i valori fondamentali della pace e dell'armonia tra i popoli. La pregevole giuria, presieduta da Giuseppe Benelli, già presidente del glorioso Premio Bancarella, ha selezionato i vincitori tra i lavori di circa 1500 autori, sia affermati che emergenti, distribuiti su 8 categorie che hanno spaziato con capacità creativa dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia al fumetto per un totale di oltre 3500 opere. Hanno partecipato alla competizione grandi marchi editoriali, tra i quali Mondadori, Bompiani, Piemme, Marsilio, Einaudi, ma anche giovani case editrici, come sottolineato dal discorso introduttivo del Dott. Sarra, che ha brillantemente condotto l’evento con Pamela Mauro, stella di Sky tv. 
Nelle varie edizioni del concorso sono stati premiati illustri personaggi legati al mondo del libro, quali, tra gli altri, Magdi Allam, Leandro Castellani, Roberto Gervaso, Lucio Lami, Pier Luigi Panza, Sergio Zavoli. I superospiti premiati alla carriera in questa edizione sono stati Cristiano Malgioglio per i testi delle canzoni, Enrico Beruschi per il teatro, e il giornalista francese Patrice Gaspari, direttore editoriale della rivista francese "La voce". 
Il primo premio per la narrativa edita è andato alla scrittrice e giornalista Silvia Calamati già collaboratrice di Rai news 24, premiata a Belfast con il premio Tom Cox Award, per "Le compagne di Bobby Sands" (Castelvecchi); il secondo alle gemelle Laura e Silvia Squizzato conduttrici su Rai 1 e Rai 2 per "Doppia vita il linguaggio segreto dei gemelli" (Mondadori). Il premio della critica è stato attribuito allo scrittore russo Dmitrij Danilov per "Posizione orizzontale" (Carta Canta editore), a Rita Coruzzi per "Matilde per grazia di Dio se è qualcosa" (Piemme), ad Alessia Sorgato per "Giù le mani dalle donne" opera con prefazione di Maurizio Costanzo (Mondadori), e ai giornalisti Giancarlo Colaprete e Fernando Fratarcangeli per l'opera "Tony del Monaco - un artista in punta di piedi". Il primo premio per la poesia inedita è stato conferito a Mauro Corona con "Il senso ultimo e vero del reale". Il primo premio per il romanzo inedito è andato al riminese Manuel Marchetti e il primo premio per la silloge poetica a Giuseppe Terranova di Milano: a entrambi gli autori verrà offerto un contratto di edizione.
La manifestazione è stata presentata venerdì 15 aprile 2016 nel corso di una partecipata conferenza stampa presso il Centro Congressi dell'Hotel Kursaal a Cattolica, durante la quale i tanti autori presenti hanno avuto modo di mettere in evidenza le proprie opere. La cerimonia di premiazione è stata arricchita dalle suggestive coreografie del Centro Danza di Erika Rifelli e dalle performance dell'Orchestra d’Archi Lettimi di Rimini e delle Free Beat. Gli eventi sono stati trasmessi in una diretta streaming curata da Pablo Cozzi."

Che dire... grazie a tutti e vi diamo appuntamento al prossimo anno!




domenica 10 aprile 2016

Martedì 12 aprile 2016 - Presentazione di "Dalle radici al cielo" presso l'Associazione Epikurea

Associazione Epikurea, "Le donne e la poesia"

Dal sito di IL PIACENZA,IT




In programma mercoledì 12 aprile alle 19, presso la sede dell'Assocaione Epikurea, "Le donne e la poesia", una serata con Giusy Cafàri Panico, Scrittrice e Direttore Artistico del Piccolo Museo della Poesia, che presenterà la sua raccolta di poesie "Dalle Radici al Cielo".

Il Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, in collaborazione con l'Associazione Epikurea che promuove l'evento, ha sposato l'idea di unire un contesto socialmente impegnato nell'ascolto dei disagi e delle problematicità reali ad un momento di cultura, di condivisione di sentimenti, per questa sera espressi in forma poetica.

Giusy Cafari Panico regalerà all'interno della serata qualche lettura di poesie e poeti che negli anni hanno pregevolmente rappresentato 
le donne che hanno amato.

INGRESSO LIBERO E DUE STUZZICHINI!!! 

Per info contattare
Epikurea 3400694868 - epikurea@libero.it



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Ungaretti torna a Lucca con il nostro Tascapane!


Il Tascapane, scritto da me e da mio marito Corrado Calda, è approdato a Lucca, la terra d'origine di Ungaretti.

E' accaduto l'8 aprile al Teatro San Girolamo. E' stato emozionante riportare "Unga" nella sua patria.
Il grande poeta infatti pur essendo nato ad Alessandria d'Egitto era di sangue lucchese.

Qui sopra il regista, mio marito Corrado in posa scherzosa con l'uniforme di uno dei protagonisti, Roberto Aielli-


Alle mie emozioni unisco quelle dell'amica Adelaide Roscini di cui riporto l'intervento e che ringrazio per le belle parole spese!




Sono molti i valori da poter attribuire alla parola. Può persuadere, può indignare, può meravigliare. 
Può essere o meno compresa, interpretata, fraintesa. Si è a lungo dibattuto, da un punto di vista filosofico e semiologico, sulla sua definizione e sul suo utilizzo. Il dibattito su di essa affonda profondissime radici, interessanti ed appassionanti. Poche volte, tuttavia, si è riflettuto invece sul valore che la parola ha nel momento in cui viene cercata, nel processo col quale viene collegata al pensiero ed al sentimento e pian piano esce e tira fuori quel che è nascosto dentro. Ciò che è celato o magari confuso fra un insieme disordinato di stati d’animo e che solo la parola, quella parola adeguata, riesce a descrivere. È interessante indagare su di essa come desiderio di mettere in forma un sentire, sull’impulso che la lascia uscire, pronunciare, scrivere. In questo senso la parola è un lusso, qualora la si legga come chiave: giacché esprimersi non vuole dire solamente usare parole.  È dunque il lusso di chi ne ha facoltà, anzitutto, e di chi non  pensi ad essa solo come una conchiglia vuota: bella, accattivante, musicale, ma priva di un legame col senso. La parola può esser vuota, sì, può esser strumento di divertimento e gioco. Ma nel momento in cui la definiamo lusso e prerogativa di pochi, possiamo anche individuare chi l’abbia saputa tenere come un prezioso gioiello. Pregnante, utile, efficace. Ed è chi l’ha sentita e percepita nel suo valore vitale e come strumento di salvezza. Senza alcun dubbio si tratta di molti scrittori e poeti e, certamente, di Giuseppe Ungaretti.

Egli affermò: “Ho sempre distinto tra vocabolo e parola e credo che la distinzione sia del Leopardi. Trovare una parola significa penetrare nel buio abissale di sé, senza turbare né riuscire a conoscerne il segreto.
È interessante vedere come questo suo intendere la parola si sia davvero fatto strada attraverso l’ opera poetica. Fondamentale è quel che scrisse in trincea, quando, da giovane interventista, durante la Prima Guerra Mondiale, percepì il bisogno di dar voce allo stato d’animo terribile in cui sentivano d’essere, lui e i suoi compagni d’avventura. Ci si rende conto dell’esigenza. In questa urgenza, in un momento in cui la morte accompagna la vita, in bilico, solo le parole scritte su pezzi di carta di fortuna e involucri di cartucce, sono state consolazione e motivo per andare avanti.
Ad accorgersi di tale urgenza e dare supporto a questa idea di parola, è lo spettacolo teatrale che,  proprio attraverso la parola, vuole ricordare, far riflettere e emanare bellezza con la storia e la poesia di Ungaretti. Ci riferiamo a “Il Tascapane”, opera teatrale scritta e diretta da Corrado Calda e Giusy Cafari Panico portata in scena lo scorso anno in occasione del centenario della Grande Guerra e, in questi giorni, al teatro di Lucca (produzione  TDA -Teatro Varese). Nato dalla scelta di lasciar ascoltare e anche guardare la poesia,  racconta la storia di un contadino pacifista e del giovane poeta Ungaretti, interventista, che si confrontano e condividono l’esperienza della trincea. Attraverso i loro scambi si rivive, riflettendo, il dolore e la messa in discussione delle posizioni del giovane Ungaretti, il quale si trova a cercare dentro di sé le parole adeguate a rappresentare il suo sentirsi in bilico e quasi naufrago. L’orrore della guerra.
Gli autori si sono ispirati alla confessione stessa del poeta che afferma di essere molto affezionato a due dei suoi libri, “Il Porto sepolto” e “L’Allegria”:
L’Allegria è un titolo ironico. La poesia è, comunque, anche nel naufragio. Ed allora era un naufragio, e forse tutta la vita umana è un costante naufragio. Quella poesia era l’allegria di quel naufragio. Cioè era una poesia di quelle tremende ore, che mi liberava, pur esprimendo la mia sofferenza e quindi di quelli che con me soffrivano in presenza e con la minaccia costante della morte”.


Guerra di logoramento. Logoramento fisico, certo, ma anche interiore. Senza aver nulla, i soldati possedevano però, al di là del pensiero, di cui potevano perdere per ovvie ragioni la lucidità, la parola. Nascosta dentro di sé, da poter lasciare su qualcosa, fuori da sé. Così il poeta Ungaretti nasconde, nel suo tascapane, queste parole, la sua poesia affidata ad oggetti e carta laceri, fino a quando l’editore Serra, decide di pubblicarle nel “Porto Sepolto”. Un insieme di brevi asciutti componimenti in grado di evocare e rendere perfettamente la tragicità del momento in cui sono stati impulsivamente scritti. E fino a quando qualcuno ha pensato di scriverci un testo teatrale da far egregiamente recitare aLivio RemuzziRoberto Aielli e Bianca Pugno Vanoni, accompagnati dalla voce registrata di Ungaretti stesso.

Un lavoro curato e sentito, in cui c’è la volontà da parte degli autori di dare importanza al cambiamento che una certa forma d’arte ha operato alla cultura del Novecento. E al legame che  essa ha avuto con la storia.
Corrado Calda e Giusy Cafari Panico collaborano in altre belle iniziative importanti, tutte legate alla letteratura, alla poesia e all’attenzione per il sentire profondo umano. Le loro scritture e le loro rappresentazioni lasciano il costante testimone del legame tra storia e presente, tra arte e vita vissuta, tra idee ed azioni. In un impegno che purtroppo non è sempre considerato, dalle istituzioni, abbastanza nobile da avere il credito meritato. Tuttavia un impegno che accarezza e supporta le coscienze di chi pensi l’umanità non soltanto mossa da interessi di profitto e scalata sociale, ma anche indissolubilmente radicata in un sentire umano. Il Tascapane è un esempio. Come lo sono altrettanto “Preghiera Volgare” ed il laboratorio teatrale “Cecità” portato avanti da Corrado, regista dalla lunga esperienza di sensibile attore. Lo stesso vale per le poesie scritte da Giusy e per il suo impegno nel nutrire autorevolmente, anche se a piccole gocce, in piccole realtà, il desiderio di scrivere poesie, suo e di altri.
Quel che traspare dalle voci di Corrado e Giusy e dal loro modo di essere, è la bellezza di chi ha lasciato che la creatività non fosse soltanto una parte secondaria ed accessoria dell’esistenza, ma una componente fondamentale e necessaria. E questa convinzione ha permesso loro di giungere proprio a esperienze importanti dalla risonanza culturale e sociale  del “Tascapane”.
Adelaide Roscini