martedì 2 agosto 2011

I MIEI LIBRI DELL'ESTATE

Ogni estate ognuno di noi, credo, fa scorta di libri da portare sulle spiagge, in montagna, in campagna...
Un po' di tempo da dedicare a noi stessi, a toglierci dal caos di ogni giorno.
Questa estate come al solito sto leggendo tre o quattro libri alla volta.
Tipico della mia mente dispersiva e disorganizzata, ma per me più consueto che leggere un libro alla volta.
Non li ho ancora finiti ma mi stanno piacendo molto.

Uno è "La testa perduta di Damasceno Monteiro" che ho comprato al volo alla stazione di Firenze un mese fa, senza sapere nemmeno di che si trattasse.
L'autore è Antonio Tabucchi. E' ambientata a Oporto, in Portogallo ed è un singolare noir, con un attore non protagonista strepitoso: un avvocato politicamente scorretto che crede nella Grande Legge della Giustizia. Un libro curiosissimo, che ha un sapore esotico.

Il secondo ( che però ho finito ieri) è "Il giorno in più" di Fabio Volo.
Mai e poi mai avrei mai pensato di diventare un'ammiratrice di Fabio Volo. Io ho una gran puzza sotto il naso quando si tratta di leggere un libro. Perlomeno ultimamente.
Invece lui pagina dopo pagina mi ha conquistato. Non è tanto la trama, che è rosa, a lieto fine, spensierata. Sono le frasi, i piccoli particolari, quello che poi ti rimane dentro. Fresco e profondo insieme.
E' come leggere Harry ti presento Sally. Ci sono spunti strepitosi. Come quello della scoreggia. O quello delle strategie da candido erotomane. Poi c'è una colonna sonora incredibile, quella di tutte i grandi pezzi che cita, che me li sono andati tutti a cercare su you tube.
E la sua New York. Si capisce che c'è stato e che l'ha amata. Mi è venuta voglia di partire, subito.


"Mi apro una bottiglia di vino anche se sono sola. Non devo discutere, sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze, sempre. Eppure a volte anch'io avrei bisogno di un abbraccio. Di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. È una sensazione, ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell'abbraccio, che poi spesso con gli anni, non c'è nemmeno più."

"Sono quelle notti che ho una voglia incredibile di vivere. Vorrei vedere due o tre film, scrivere, leggere, disegnare, o anche semplicemente guardare fuori dalla finestra. Dormire mi sembra una perdita di tempo. Mi viene voglia di imparare. Qualsiasi cosa, ma imparare"

E poi "Noi che non siamo come le altre" di Lucia Etxebarrìa.
Ah che ragazza terribile che sei Lucia, proprio come vorrei essere io, o come sono potenzialmente.
Solo tu potevi scrivere "Sed non satiata" o "Vagina Dentata" ma mai con volgarità.

"il mare le accarezza tutto il corpo come nessun essere umano potrà mai fare. L'accoglie, l'avvolge e la placa, La culla, la travolge, gioca con lei. Le lecca i capezzoli, glieli fa rizzare mentre le onde la baciano tutto il corpo e, aogni sforbiciata che Susi fa per avanzare, l'acqua che va e viene le si insinua tra le gambe come la lingua di un amante espero. La coccola, l'addormente, la strappa da se stessa e poi la riporta indietro, a quella che era prima di nascere, prima che il mondo la trasformasse in un essere perverso e socializzarto, più attento all'opinione degli altri che ai propri problemi basilari..." da Acqua.

Ritratti di donne non comuni, un po' da prendere con le molle, un po' da temere. Vorrei essere una di loro. Forse la sono ma non ditelo a nessuno.

Discorso a parte per "l'ultimo testamento della sacra Bibbia" di James Frey.
Ritorna Gesù Cristo sulla terra nelle sembianze di un vagabondo sempre ubriaco, promiscuo, descritto via via da personaggi diversi. L'ho appena cominciato ma mi sta prendendo molto... In effetti se tornasse forse sarebbe un sovversivo. E o riconosceremmo?
Sono affascinata da tutto quello che riguarda il Messia. Ho letto quasi tutto quello che lo riguarda: dalle scritture ortodosse alla Vita di Gesù di Renan, di Hegel, persino gli scritti di Augias. O il capitolo del Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov. Quindi eccomi alle prese ancora con Lui. Sacro, blasfemo... non riesco a sottrarmi a leggere qualcosa che lo riguardi.
E stavolta apprezzando un romanziere davvero bravo come Frey, un maledetto.
Uno che piace a me, insomma.

E per finire sto leggendo un libro sulla Felicità. Una massima per ogni giorno. Un libro un po' new age che però a volte soffia un po' sul fuoco del mio spirito inquieto.

Buone letture estive!!

giovedì 28 luglio 2011

Meglio qui...

In attesa di separare il mio blog letterario da quello privato come di solito si fa... utilizzo questo spazio per parlare ancora un po' di me.

Sono in perenne conflitto con facebook da anni, da quando una persona cara ( con cui non sono nemmeno "amica") mi ha convinto ad entrare.

Ultimamente l'ho fatta grossa: avevo 2370 "amici", quasi uno status symbol. Uno strumento sicuramente utile per pubblicizzare le mie avventure letterarie.
Solo che mi veniva spontaneo considerarlo anche uno strumento per avere contatti "veri". Ho pensato che su più di 2000 persone ne conoscevo "dal vivo" un 10% scarso. E che ricevevo o scambiavo qualche "click" da meno della metà.
Così mi sono messa a scremare. E ne ho tolti 1500. Così facendo, per il meccanismo di questo "giochino" ( mai dimenticare che è un "giochino", per carità!) vedevo di più quello che facevano le persone che conoscevo un minimo, cosa che non mi succedeva più.
Scremando scremando però ho notato che le cose non cambiavano molto... i rapporti che si instaurano sono superficiali, finti, falsati e un po' forzati... manca l'autenticità.

L'anima, che lo sa, alla fine di questi contatti è un po' avvilita, abbattuta.
Questo nei casi in cui tra le persone in rapporto virtuale non ci sia altro, il suono di una voce, ad esempio, una stretta di mano. Guardarsi negli occhi.

Talvolta ci si sente soli e si cade in questo tranello.
"E' solo un giochino, nient'altro che un giochino".Questo mi aveva detto la persona che mi ha convinto ad entrare. Solo che a volte te ne dimentichi.
E il brutto è quando lo utilizzi per ricevere immediatamente dei feedback a quello che ti sta accadendo. Mi è successo da poco. Ero in una sala d'aspetto di un pronto soccorso e non avevo giornali, libri, nessuno con cui chiacchierare. Ed ecco, lo strumento magico, l'I-phone con cui sei in collegamento con il mondo!
Ed eccoti a spifferare i fatti tuoi al mondo intero. E a ricevere carezze virtuali, antidoti contro paturnie momentanee o croniche. Ma è solo uno schermo che si riempie di strani segni...comunicazioni brevi e inutili, divorate in continuazione da nuovi post, da nuove espressioni.

Per non parlare poi di chi si fotografa in continuazione. Mamma mia.
C'è una persona che conosco che è addirittura delirante. La immagino in continuazione mentre dice alle persone che la accompagnano: aspettate, fotografatemi mentre mangio questo spiedino... un attimo, ripetiamo il click oppure mentre fa lo stesso con chi lo accompagna. Su, mettiti in posa... click!! E manda in diretta tutte le foto... Incredibile! Delirante! E lo dico in quanto anch'io vittima di queste suggestioni, di queste tentazioni.

Quanto siamo soli, amici miei...



Se faccio il conto delle persone che considero veramente importanti per me, rifletto che il 95% non è su facebook. Ma per forza... Li vedo, o li sento, o mi mandano messaggi ( che è già meglio) o mi scrivono mail sulla mia casella di posta.
Persino i miei amici dei miei concorsi letterari, sparsi per l'Italia, li sento al telefono una volta o più alla settimana e che piacere ridere insieme, scoprire dalle loro voci le loro emozioni...
Federica, Laura, Ottavio, Doriana, il prof. Lorenzo, Elena, il mio amico ex Direttore, i miei amici della montagna, quelli che mi chiamano Lavinia...le persone a cui sono più affezionata non sono su faccialibro, come lo chiama il mio migliore amico.
E poi succese che cado nella tentazione di sbirciare, di spiare... di capire, di far agire retropensieri, oh mamma mia. Che veleno... Non è da me. Io che non apro mai i cassetti altrui, che rifuggo dalle inutili morbosità. No no no...
Sto meglio qui.
Ho bisogno di rapporti autentici.
Ultimamente ho provato a rendere meno virtuale un antico rapporto. Mi sono detta: ma che senso ha continuare a mettere dei "mi piace" e fare qualche stupido commentino a qualche canzoncina quando non si sa più nulla della vita l'uno dell'altro?
Così ho scritto una lettera, ampia, affettuosa... un invito a parlarsi, a tornare nella realtà.
Non ho ricevuto risposta e questo è indicativo...
Meglio cliccare su un videoclip oppure mettere una faccina, un emoticon... Ma siamo diventati dei videogiochi??

Se potessi mi toglierei. Come ogni tanto tento di fare, ma non ho il coraggio.
Come il personaggio mancato suicida del mio ultimo racconto.

Un suicidio virtuale...ecco cosa ci vorrebbe. L'idea mi solletica sempre molto...
Ho già provato due volte.
La prima volta mi ha "salvato" un mio amico chitarrista rock piacentino, che mi ha detto che era "a corto di money" e che se mi fossi tolta non avrebbe più potuto comunicare con me, visto che internet ce l'aveva quasi gratis mentre il telefonino per lui era una spesa.
La seconda volta è stato il mio antichissimo pen-pal Johan, l'olandese, amico lontano della mia adolescenza Ho visto spuntare la sua richiesta di amicizia proprio mentre stavo ultimando le procedure per cancellarmi.
Mi ricontattava dopo dieci anni, dopo che volevo chiamare il consolato per cercarlo, dopo il suo trasloco! Ho annullato tutto, solo per dirgli "Bentornato", per poi riperderlo, più distante di prima... Io stessa più distante di prima.
Bei tempi quelli in cui trovavo la sua calligrafia un po' con le zampe di gallina dentro la mia cassetta postale e con il mio inglese claudicante gli scrivevo a mano.

Stavolta non ci provo neppure. Mi serve. Mi faccio pubblicità.
Ho persino scritto una poesia su Facebook che ho letto alla rassegna dell'editoria abruzzese...

Ma, amici che mi leggete... se mi chiamate mi fate più piacere!

Solitari

Ho sempre avuto un debole per le persone complicate, complesse, solitarie, fuori dalle regole, forse un po' anaffettive ma che nascondono sentimenti forti sotto la corazza dura, politicamente scorretta.
Sia nella vita reale che nei libri, nei film, nei telefilm.
Un esempio ne è il Dottor House, che è un personaggio per me straordinario nella sua drammaticità, contradditorietà e forza.
Una persona che soffre nell'anima, una persona che soffre del male di vivere.
Conosco persone che gli assomigliano, una in particolare, a cui sono molto affezionata e che mi ha dato una grande lezione di vita.
So che non mi legge ( e meno male, si arrabbierebbe) ma io che di indole solitaria non sono sento il bisogno di esprimere la mia ammirazione e il mio affetto.

Ecco un omaggio al Dottor House in questa bella canzone dei Marlene Kunz



"Saper reagire cambia le cose, restare immobili lascia ogni cosa così com'è"



martedì 26 luglio 2011

Mal comune mezzo gaudio

Il 21 giugno è stato pubblicato questo mio racconto per la serie dei racconti estivi di Libertà scritti dai Volatori Rapidi dal titolo "Mai dire Maya", ispirati alla (presunta) fine del mondo prevista dall'antico popolo per l'anno 2012. Per chi non l'avesse ancora letto e per chi lo desidera, eccolo, con il dipinto che ho scelto per illustrarlo: la Battaglia di Argonne di Magritte.




MAL COMUNE MEZZO GAUDIO di Giusy Càfari Panìco

Una livida alba invernale stentava a risvegliare una Piacenza assonnata e nuvolosa. Tullio, in pigiama, si affacciò alla finestra senza vedere, come al solito, anima viva, poi si guardò allo specchio.
La notte insonne aveva lasciato sul suo volto due occhiaie bluastre e profonde; i radi capelli grigi, che di solito portava incollati sul cranio, erano tutti arruffati. Si allontanò con disgusto e, senza nemmeno pettinarsi e farsi la barba, si mise i soliti vestiti, che non cambiava da settimane, e uscì di casa.
Seduto sul solito autobus, guardava infastidito la vecchietta seduta davanti a lui, che continuava a ruminare rumorosamente una caramella. Un raggio di sole fece capolino dal finestrino. Tullio inforcò gli occhiali da sole, disturbato da quella luce accecante, e scese in Piazza Cittadella, per recarsi a fare la spesa al mercato coperto.
Nel reparto panetteria fu sommerso dal vociare assordante di alcuni ragazzi che compravano la focaccia per la ricreazione.
Colorati, chiassosi, impazienti, ridenti. In una parola: irritanti. Mentre aspettava il suo turno, ricordò che da giovane lui non faceva mai merenda, ai suoi tempi non usava!
Aspettò che sciamassero come vespe velenose, poi fece il suo solito acquisto; la commessa, ancora un po’ addormentata, gli infilò nel sacchetto tre panini, due confezioni di biscotti secchi e un pacco di tortiglioni.
A pochi metri dal mercato c’era la filiale della sua banca, quella dove riscuoteva la sua pensione. Pensò che qualcosa da parte per pagarsi il funerale ce l’aveva, senza bisogno di ricorrere a quei parenti lontani che non aveva mai sopportato.
Si sedette di nuovo sull’autobus, nello stesso posto. Stavolta il sole non c’era più: erano tornate le solite nuvole grigie, non si capiva mai se di smog o di vapore acqueo.
L’avrebbe fatto dopo pranzo. Magari stavolta avrebbe trovato più coraggio.
Gli svantaggi di abitare al pianoterra li aveva già calcolati al momento di prendere in affitto l’appartamento, ma l’inconveniente di non potersi buttare dalla finestra senza farsi il minimo graffio non l’aveva considerato. E farlo da un altro posto non gli andava. Voleva morire a casa sua. Almeno quello, dopo una vita così mediocre.
Stavolta pensò al gas. Aprì lo sportello del forno e girò la manopola senza accendere la fiamma. L’odore era fortissimo e prendeva lo stomaco, ma Tullio resisteva.
Al piano di sopra, il cane dei vicini continuava ad abbaiare, facendogli perdere la concentrazione. «Ma basta, cane maledetto»! ebbe la forza di urlare, persino in quel momento fatidico. Fastidioso, quel cane incontinente, che gli faceva la pipì sullo zerbino, fastidioso come tutti i suoi vicini con cui, grazie a Dio, parlava e litigava solo una volta all’anno, alla riunione di condominio.
Aumentò la gittata di gas, ma oltre a sentire il puzzo non succedeva niente.
«Va beh» disse tra sé e sé «facciamola per bene questa cosa.» Si sdraiò per terra, con la testa dentro il forno. Cominciò a sentire la testa pesante e fu colto da un tale senso di nausea che gli fece salire dallo stomaco alla bocca il pasto appena consumato. Non riuscì a trattenere un conato e si sfogò nel lavandino, poi socchiuse una finestra. Un colpo di vento, presago del temporale, la spalancò completamente e riempì la cucina di aria fresca.
Completamente demotivato, Tullio spense il gas e si impose di riprovarci il giorno successivo.
Ma era inutile: non aveva il coraggio! Aveva provato anche con la corda, ma il soffocamento gli faceva impressione e quella volta si era anche sbagliato a fare il nodo scorsoio, che lui mica era un boyscout!
I barbiturici… Buona idea! Ma in farmacia senza ricetta non glieli avrebbero mai dati e il medico non glieli aveva mai voluti prescrivere.
«Neanche stavolta!» sospirò tristemente. E aspettò che venisse buio per andarsene a letto.
Durante le notti, tutte insonni, di solito rimaneva sdraiato, in silenzio, a guardare il soffitto. Ma stavolta accese la radio su un’emittente a caso, tanto per dare un po’ di fastidio ai vicini che durante il giorno lo disturbavano con schiamazzi di bambini e strani spostamenti di mobili.
«Non lo dicono perché non possono ammettere che sia tutto vero, ma la Nasa lo sa perfettamente.» Una voce femminile traduceva in sincrono le parole di uno scienziato americano. «I Maya non hanno effettuato calcoli basandosi su riti religiosi, ma su scienze matematiche di cui erano maestri, confermate dai più illustri studiosi internazionali. Le avvisaglie si vedranno nel cielo. L’azzurro comincerà ad assumere sfumature verdognole, giorno dopo giorno, finché la mattina precedente il cielo sarà completamente verde … fino al tramonto.» «E l’umanità?» chiese l’intervistatore italiano. «Sterminata dall’impatto con un enorme asteroide» rispose la traduttrice, mentre lo scienziato pronunciava la stessa frase in inglese con voce tremante. «Ma questo è solo l’aspetto scientifico» interloquì un pastore sudamericano. «Si udrà fortissima la tromba dell’Arcangelo Gabriele: la sentiranno tutti e sarà l’inizio della fine…»
Il segnale si interruppe improvvisamente. Tullio prese in mano la vecchia radiolina a transistor e cercò spasmodicamente di sintonizzare meglio il canale. Niente. Quella strana emittente sembrava scomparsa .
«E se fosse vero? » si chiese speranzoso.
Dalla stanza accanto si sentivano i gemiti di due giovani amanti. «Godete godete: tanto ne avrete per poco» urlò sorridendo mefistofelicamente.
Da quel momento la fine del mondo diventò per lui una vera e propria ossessione. Comprò tutti i testi apocalittici che trattavano dell’anno 2012, e tutte le notti studiava le profezie di Nostradamus cercando di trovare in ogni terzina un nuovo significato; l’Apocalisse di San Giovanni, poi, non aveva più alcun segreto per lui. A furia di documentarsi si era convinto: il momento era arrivato. Finalmente.
Era talmente certo di questa notizia che non aveva più tentato di farla finita da solo. Dal panettiere lasciava passare avanti i ragazzi vocianti senza più brontolare, tanto poi non avrebbero più rotto le scatole né a lui né agli altri. Anzi, una volta aveva persino detto loro «Prego prego…» ridacchiando.
Le persone che lo incontravano per strada, che lo avevano spesso additato per la sua stranezza e per il suo abbigliamento scuro e trasandato, non potevano fare a meno di notare sul suo volto rugoso un insolito sorriso, quasi beffardo, senza capirne il motivo.
Passarono mesi di trepidante e speranzosa attesa, finché arrivò il tanto sospirato 20 dicembre 2012.
Tullio era in gran forma. Dalla settimana precedente su tutti i telegiornali e su internet circolavano voci sull’effettivo passaggio dell’asteroide vicino alla terra. La Nasa aveva rassicurato l’opinione pubblica: dalla stazione spaziale internazionale si stava provvedendo in merito, non c’era nessun pericolo. Il presidente della Repubblica aveva rassicurato gli italiani, a reti unificate: «Non siamo più nell’anno mille!» aveva ammonito con solennità. «Invece di occuparsi di queste superstizioni occorre risolvere i problemi reali del paese: la disoccupazione, l’immondizia di Napoli, il PIL!»
Lo dicevano per evitare il caos, pensava Tullio. Proprio come avevano avvisato alla radio quella notte. Nel frattempo le notizie della caduta dell’asteroide, minimizzate dalla televisione e dai giornali, si stavano diffondendo a macchia d’olio su internet e per le strade.
All’alba del giorno successivo, Piacenza era meno sonnacchiosa del solito. Tutti sembravano essere usciti di casa in anticipo, per vedere che aria tirava. Il cielo era di uno strano colore: verde, nonostante lo smog cittadino, nonostante le nuvole.
Tullio non riuscì a trattenere un urlo di gioia: «Sììì!». Finalmente qualcosa che avrebbe scosso la noia dei suoi giorni, finalmente anche gli altri avrebbero provato il suo malessere di vita, finalmente sarebbe riuscito nel suo intento.
Andò a far la spesa con un sorriso smagliante. Si accorse che la panettiera, allungandogli il sacchetto, aveva la faccia terrorizzata, probabilmente aveva ascoltato da poco il telegiornale.
«Ma lei non è preoccupato?» gli chiese. «Io?» e Tullio dopo una lunga pausa rispose: «Mai stato più felice in vita mia!»
Tornò a casa e guardò soddisfatto quel verde che preannunciava l’apocalisse e che sovrastava Piacenza da giorni. Che importava se gli altri davano la colpa all’inceneritore. Lui sapeva.
Alle ventitré in punto si mise il pigiama per andare a letto, come al solito. Indossò quello più bello, per l’occasione.
Il condominio era stranamente silenzioso, come se la paura, che nell’ultima settimana si era diffusa ovunque, avesse tolto la voce anche ai bambini e ai cani.
Con una pace mai provata, Tullio appoggiò la testa sul cuscino e, prima di addormentarsi, con una risatina sulle labbra, sussurrò: «Mal comune mezzo gaudio!», poi si abbandonò dolcemente, per la prima volta dopo anni, tra le braccia di Morfeo.
Dopo aver dormito saporitamente per ore, Tullio si svegliò e, al buio, non poteva capire che ora fosse. Era ancora vivo, purtroppo. Sbuffò.
Ma magari per poco. Rimase in attesa, incerto se riaddormentarsi di nuovo o aspettare che il destino facesse il suo corso, cogliendolo magari nel sonno. Splendida fine! Meglio del nodo scorsoio che non gli riusciva mai.
Un prolungato squillo di tromba lo fece sussultare. Poi un altro. E un altro ancora. Fino a diventare dieci, quindici, venti o forse più. Tanto da costringerlo a tapparsi le orecchie.
L’arcangelo Gabriele, si disse!! Erano strani suoni, però: meno solenni di quello che si aspettava. «Si è ben modernizzato» pensò. Prima di aprire gli scuri delle finestre che davano sulla strada, se lo immaginò lì fuori, con le ali immense, pronto a dare il via al Giudizio Universale, attorniato dalla sua divisione angelica. «Pepperepeeeee!»
Spalancò la finestra e, accecato da un sole vivo, rimase senza fiato.
Centinaia di macchine facevano i caroselli per tutta la città, con le trombette dello stadio e con i clacson. Un grande urlo liberatorio echeggiava da tutte le parti. I festeggiamenti per i mondiali di calcio non erano stati nulla al confronto: tutti erano scesi in strada, e si abbracciavano gli uni con gli altri. I padri portavano i bambini sulle spalle, le donne urlavano di gioia, i ragazzi gridavano «Chi non salta Maya è!».
Sconcertato e deluso, Tullio chiuse la finestra e accese il televisore.
Su tutti i canali, in mondovisione, Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, spiegava in diretta i dettagli della missione più segreta e difficile della storia : la deviazione della traiettoria dell’asteroide che avrebbe potuto distruggere la Terra.
«Ringrazio tutte le nazioni del mondo, che hanno fornito uomini, idee, basi logistiche: dalla Russia alla Cina, dall’Unione Europea al Giappone. Sì, ce l’abbiamo fatta! E’ una vittoria del mondo, una vittoria dell’umanità!»
«Ma va a….» Tullio si vestì e fece colazione, poi scese sulla strada e si diresse alla fermata dell’ autobus.
Circondato dalla folla, camminava a fatica e dovette persino dare qualche spintone. Un ragazzo di quelli che andavano a comprare la focaccia lo riconobbe, lo abbracciò e gli diede una pacca sulle spalle, urlandogli felice: «Ce l’abbiamo fatta, siamo vivi! Vivi! ».
Tullio gli rispose mestamente «Sì, sì…» camminando a capo chino tra la folla festante. E mentre aspettava l’autobus, sospirò con aria rassegnata: «Neanche stavolta!».

Rassegna dell'editoria abruzzese - XVI edizione

Alcune immagini della mia partecipazione alla XVI edizione della Rassegna dell'Editoria Abruzzese, organizzata con grande maestria da Nicoletta Di Gregorio, Presidente dell'Associazione Editori Abruzzesi.
E' stata una splendida serata. Ho conosciuto persone speciali, con cui ho avuto anche il piacere di condividere un bellissimo momento conviviale alla fine della manifestazione nella bella Pescara Antica.
Oltre alla mia splendida amica Daniela Quieti, che mi ha intervistato durante la presentazione del mio libro di poesie Moto a Luogo, desidero ringraziare Ninni Di Stefano Busà, una delle più grandi poetesse contemporanee, da cui ho avuto l'onore di essere preceduta, la bella e brava Bibiana La Rovere, Giancarlo Giuliani, poeta abruzzese di squisita sensibilità e una nuova amica Nina Maroccolo, artista a 360 gradi, visuale, "cantata", scritta con la sua bella opera "Illacrimata", a cui rivolgo un abbraccio particolare se mi legge, e il motivo lo sa lei.
Durante la serata è intevenuto anche il simpaticissimo critico Plinio Perilli, istrionico mattatore culturale, dalla preparazione infinita ed enciclopedia, mai però esibita con pesantezza.
Grazie anche agli altri nuovi amici che ho avuto l'onore di conoscere... con cui ho visitato la casa di Ennio Flaiano, un altro grande abruzzese che io ammiro molto per lo spirito salace, saggio e disincantato. Tratti di questo grande popolo a cui sono fiera di appartenere se pure per un 50% ;).
E grazie ancora a Daniela Quieti per la splendida ospitalità e per il caldo affetto di cui mi circonda sempre.




mercoledì 20 luglio 2011

Presentazione di "Moto a Luogo" alla Rassegna dell'Editoria Abruzzese


Sabato 23 LUGLIO alle ore 19,00 sarò a Pescara alla XVI edizione della Rassegna dell’Editoria Abruzzese ( edizione dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia) per presentare il mio ultimo libro di poesie “Moto a Luogo”(Edizioni Lir) presso il museo delle Genti d’Abruzzo, vicino alla casa natale del poeta Gabriele D’Annunzio.
La manifestazione, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo, dalla Provincia e dal Comune di Pescara, è inserita in “Pescara Tener –a – mente”, cartellone estivo curato dal noto storico Giordano Bruno Guerri
La Rassegna (che si svolge dal 15 al 23 luglio) vede la partecipazione di molti esponenti culturali di spicco, come il già citato Giordano Bruno Guerri, il regista Enzo G. Castellari, la candidata al Nobel Màrcia Téophilo, il critico letterario Walter Mauro, Margherita Hack, ecc. Il programma è molto ricco e vede la partecipazione, di affermati poeti e scrittori provenienti da tutta Italia, su invito dei membri dell’Associazione Editori Abruzzesi, presieduta dall’editrice Nicoletta Di Gregorio.
Durante la presentazione del mio nuovo libro di poesie interverrà l’Assessore alla Cultura alla Provincia di Pescara Fabrizio Rapposelli e sarò intervistata dalla poetessa e giornalista abruzzese Daniela Quieti.

Mauro Corona vince il Premio Bancarella 2011



PONTREMOLI, Massa e Carrara — Mauro Corona ha vinto la 59esima edizione del Premio Bancarella. Il riconoscimento letterario assegnato dai librai e dai bancarellai di libri è stato assegnato domenica sera all’alpinista, scultore e scrittore di Erto per “La fine del Mondo Storto”. Il romanzo racconta di un mondo irreale – seppure possibile – in cui carbone, petrolio e energia non esistono più. “È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro, hanno occhi smarriti e il terrore stringe i loro cuori. E ora come faranno?”.

Alla fine ha vinto Corona, ha vinto un romanzo dalle tinte cupe e austere che traccia i contorni di una realtà degradata, impoverita e rovinata, ovvero la nostra portata agli estremi. Un mondo “storto” per l’appunto. Il “padre-autore” presenta gli uomini nel momento in cui aprono gli occhi e si accorgono che il benessere conquistato, i loro oggetti meravigliosi e la tecnologia più all’avanguardia sono inutili rispetto ai bisogni primari. Circondati dal superfluo e privi del necessario, intuiscono che l’unica salvezza possibile è racchiusa nel sapere dei loro avi, una conoscenza ormai perduta, che pure rispettava la natura e dal lei dipendeva
Il libro del celebre alpinista scrittore, pubblicato nel 2010 da Mondadori, si è imposto sugli altri 5 finalisti raccogliendo 75 voti su 189. Ha superato di gran lunga “Non chiedere perché”, 45 voti, del giornalista Franco Di Mare, arrivato secondo e “Dictator. Il trionfo di Cesare” di Andrea Frediani 28 voti, terzo sul podio.

“La fine del Mondo Storto” ha vinto poi su “Lepanto” di Alessandro Barbero, arrivato quarto con 19 voti, su “Il romanzo dei Mille” di Claudio Fracassi che ha totalizzato 16 voti, e infine su “A piccoli colpi di remo” di Alberto Cavanna, che ha preso 6 voti.

Presidente della giuria 2011 a Pontremoli era lo scrittore Gianrico Carofiglio, che ha vinto il premio Bancarella nel 2005 con il volume “Il passato è una terra straniera”. Si è trattata di un’edizione tutta maschile e tutta italiana, senza donne né nomi internazionali.

(dal sito www.montagna.tv)

venerdì 15 luglio 2011

Volatori Rapidi in versione Maya



Da domani su "Libertà" i racconti dei Volatori Rapidi (il gruppo di scrittori a cui appartengo) ispirati alla fine del mondo prevista dai Maya per il 2012.

Tremate tremate... Scherzo! Se volete leggeteci in edicola!

inquietudini

le notti insonni,
quando i pensieri nascosti,
demoni fotofobici,
ti ghermiscono come mostri marini
e nuotare nel buio
lontani dal faro
è impresa da titani.
Poi d'improvviso
la luce dissolve tutto
e il sogno
che ti aveva riportato a riva
si compenetra nella sabbia
o si lascia risucchiare
dal respiro del mare

(GCP)

domenica 3 luglio 2011

POETESSE D'ITALIA - TRIBUTO A EBB



Il pomeriggio di mercoledì scorso è stato davvero magico, indimenticabile.
Grazie a tutti i partecipanti, alle mie amiche Daniela, Lella, Marina ( idealmente presente), Gabriella che hanno condiviso il mio gemellaggio con la mia adorata Elizabeth Barrett Browning. Grazie anche a Elena Capolino, solare e affettuosa "padrona di casa", rappresentante della Landmark Trust ( gestore di Casa Guidi) e della precisa, saggia e cordiale Simonetta Berbeglia, insegnante e studiosa di letteratura inglese che si sono fidate di me senza avermi mai conosciuto prima!!
E pensare che è tutto partito da un contatto casuale, da una telefonata che una perfetta sconosciuta di Piacenza ha fatto squillare nella meravigliosa e suggestiva Casa Guidi.
Un luogo d'amore e di poesia... che mi ha subito fatto innamorare.
Grazie anche a Michael Meredith, della Browning Society e bibliotecario del College di Eton, la scuola superiore dove ha studiato il principe Willliam, volato per l'occasione a Firenze, per presenziare a questo appuntamento. E a Suor Julia, che due settimane prima mi aveva portato in solitario e appassionante pellegrinaggio tra le tombe del Cimitero degli Inglesi a "parlare" con Elizabeth, che è un po' il mio alter ego poetico e non solo (con le dovute, enormi differenze a suo favore, ovviamente...).
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti, così numerosi come non pensavo, agli amici che hanno fatto tanta strada per essermi vicino.
Grazie al Direttore di Libertà Gaetano Rizzuto per avermi "seguita" da lontano in questa mia avventura fiorentina e a Betty Paraboschi per gli articoli così accurati.
E grazie soprattutto a una persona molto molto speciale, che mi sta sempre accanto nei miei momenti più importanti, senza di lei non so se sarei riuscita. In questa come in altre mie "avventure". Grazie...

sabato 11 giugno 2011

Firenze, mercoledì 29 giugno, ore 17: Poetesse d'Italia - Tributo a Elizabeth Barrett Browning



Mercoledì 29 giugno – ore 17
“POETESSE D’ITALIA – TRIBUTO A ELIZABETH BARRETT BROWNING (1806 – 1861)”
presso Casa Guidi, Piazza San Felice 8, Firenze


In occasione del 150mo anniversario della morte di Elisabeth Barrett Browning, celebre poetessa inglese, è in programma presso Casa Guidi, una porzione di un antico palazzo patrizio situato vicino ai Giardini di Boboli e ultima residenza dell’autrice, un evento celebrativo realizzato con il patrocinio del Comune di Firenze e della Regione Toscana.

L’idea è quella di ripercorrere il percorso letterario, sentimentale e umano della Barrett attraverso la lettura delle sue liriche e di quelle di autrici provenienti da varie regioni italiane. Ognuna di loro sceglierà propri brani da abbinare a quelli della grande poetessa, secondo un’affinità femminile che oltrepassa i secoli, e che vuole rendere omaggio al legame fortissimo che la stessa ebbe con l’Italia.

Durante il pomeriggio, alla lettura delle poesie si alternerà quella di lettere tratte dal ricchissimo epistolario di Elisabeth Barrett Browning, alcune delle quali dedicate all’amatissimo marito, il poeta Robert Browning, con cui fuggì in Italia nel 1848 e a cui dedicò i famosi “Sonetti Portoghesi” una delle raccolte di poesie d’amore più celebri di tutti i tempi.

Durante l’incontro sarà ricordato anche il suo impegno sociale a favore dell’emancipazione femminile, contro la schiavitù e il lavoro minorile, e quello politico, che ne fece un’ardente simpatizzante del Risorgimento, alla cui causa dedicò le opere in versi “Le finestre di casa Guidi (Casa Guidi Windows)” (1850) e “Poesie davanti al Congresso (Poems before Congress)” (1860).
A questo proposito, in occasione della concomitanza del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia con quello della sua scomparsa, saranno letti alcuni passaggi di queste opere.

Ad introdurre l’incontro sarà Giusy Cafari Panico, organizzatrice dell’evento. Interverranno anche le poetesse Marina Pratici, Daniela Quieti e Lella de Marchi. Gabriella Sica, nel corso del pomeriggio, leggerà brani dal suo libro, finalista al Premio Strega, “Emily e le altre, Cooper 2010,” ricordando l’ammirazione della Dickinson per “E.B.B.” (le iniziali con cui amava firmarsi la poetessa in tutte le sue opere).

Il tutto nella splendida cornice di Casa Guidi, suggestiva “casa della memoria” gestita dalla Landmark Trust, sulla cui facciata spicca l’iscrizione di Nicolò Tommaseo: “«Qui scrisse e morì Elizabeth Barrett Browning che in cuore di donna conciliava scienza di dotto e spirito di poeta e fece del suo verso aureo anello tra Italia e Inghilterra.».”

L’ingresso è gratuito ma è obbligatoria la prenotazione tramite mail o cellulare: info.casaguidi@fastwebnet.it - cell. 347 3754649

domenica 5 giugno 2011

Nothing else matters


La mia canzone di oggi...

Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza

Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza

Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza

Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so

Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza

Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so

(Musica)

Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza

Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza

Fregatene di ciò che dicono
Fregatene dei loro giochetti
Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
E io lo so

Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
No, nient'altro ha importanza

La dedico ad una persona che mi aiuta sempre ad avere sempre fiducia in me stessa e che ama molto questo gruppo.

www.vogliadilibro.it


Cari amici, vi segnalo un nuovo portale per tutti gli appassionati di letteratura, scrittori, lettori, curiosi...
Si chiama VOGLIA DI LIBRO e nasce da un'idea di Roberto Sarra dell'Associazione Pegasus ( trovate tutti i link sul mio blog, sulla vostra destra)e io sono tra i consulenti redazionali.
Ve lo consiglio vivamente e se vi capita... c'è anche qualche mia recensione.
Cercatela, se volete ;-)

venerdì 27 maggio 2011

Un tuffo nell'innocenza




Stamattina sono tornata dai "miei" bambini della scuola elementare di Quarto che tramite la loro mitica Maestra Lisa mi hanno invitato alla loro settimana della lettura.
Non so come ringraziarli per l'accoglienza così affettuosa, veramente commovente e la loro attesa... come se avessero aspettato davvero un'amica cara, una di loro!

Altro che Premi importanti, ambizioni economiche... e chi se ne importa quando basta qualche ora con loro per poi ritornare nella vita di tutti i giorni con una serenità tutta speciale, con la sensazione di essersi "lavati l'anima".
E' qualcosa di talmente bello che non riesco nemmeno a descriverlo e, come l'anno scorso, porterò questo ricordo come un tesoro prezioso dentro di me.

Mi ha scritto persino Talpa, l'amica immaginaria dei piccoli, a cui loro destinano sempre bellissime letterine in un'apposita cassettina postale e ricevono puntualmente risposte sempre in luoghi impensati...

Mi hanno davvero adottato ( e non il contrario ;-))!!
Quest'anno ho letto/raccontato loro "Sventato omicidio", la storia di un viaggio nel tempo all'epoca dei Farnese. Questa storia di viaggiare tra presente passato e futuro li ha coinvolti molto!! Anche loro mi hanno espresso il desiderio di utilizzare una carrozza del tempo e di tornare addirittura ai tempi dell' antico Egizio :-) ( era un bimbo di prima...molto in gamba!) Uno di quinta addirittura ai tempi del Big Bang !! Che teneri... stimolanti, intelligenti, e soprattutto attenti... Il pubblico migliore del mondo!!!

Che bello pensare che ci sia ancora un mondo pulito, in questa scuola piccolina piccolina, dove vivono davvero (e guai sono pronta a sfidare a duello chi lo mette in dubbio!) talpe, bruchetti, gnomi pasticcioni, dove anche chi entra è talmente coinvolto, che gli sembra di ritornare bambino e di diventare egli stesso il personaggio di una fiaba...
Mi sembra di essere volata come Trilli e Peter Pan nell'isola che non c'è...

Sono ancora carica di energia pulita... luminosa e che fa bene al cuore e all'anima.

Grazie alle maestre, straordinarie, carine, gentili... anche loro... fiabesche.

E' un grande privilegio per me essere per questi bimbi l'amica scrittrice che arriva dal Paese degli Scrittori... Grazie per i fiori di carta, che per me sono più cari di quelli di qualunque ammiratore e che sono già nella mia sala in bella mostra, e per i vostri disegnini!! Se le vostre maestre mi leggono qui, vi faccio ancora tanti complimenti.

Per me è già stata la mattina più bella dell'anno!!!

Un bacino a tutti e... salutatemi Talpa e Bruchetto, mi raccomando!!!


lunedì 23 maggio 2011

IL FORUM DELLA CITTA^ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ( UMANITA' E TECNICA)


Mercoledì sono stata invitata ad un forum presso il Consiglio Comunale di Piacenza.
Ero tra i partecipanti ad una sorta di esperimento. Assieme ad altre quattordici persone dovevo rispondere a tre quesiti sull'argomento "La soglia educativa della tecnologia" nell'ambito dei Forum città dei bambini e delle bambine.
Ognuno doveva parlare solo per un massimo di cinque minuti.
Tutti gli interventi sono stati registrati e saranno utilizzati nel corso del Festival del Diritto 2011 che avrà come argomento "Umanità e tecnica"e si terrà come ogni anno a Piacenza nel mese di settembre.

Io ho affrontato il tema degli hikikkomori, i ragazzi giapponesi che si chiudono nella loro stanza utilizzando internet e che non escono se non per ottemperare alle necessità fisiche, un fenomento di dipendenza che si sta diffondendo anche in Italia.
Poi mi sono dichiaraya favorevole agli e-book e, in generale, alla diffusione della tecnologia anche a scuola.

Erano presenti persone molto interessanti. Alcuni li conoscevo già, come Carla Antonini, la direttrice dell'Istituto storico della Resistenza, la più sorridente e competente libraia di Piacenza, Sonia Galli e Federico Arcuri, frizzante art director, pubblicitario, mio "compagno di banco" della mia vita precedente da aspirante copywriter - poi sono finita a fare l'impiegata comunale :) -, che dimostra sempre 29 anni al massimo.
C'erano anche Giorgio Betti, che si definisce maestro elementare, ma che in realtà è un finissimo intellettuale, critico cinematografico con cui ho avuto modo di chiacchierare a lungo, Ugo Locatelli, Carlo Francou, Beatriz Paifer, Anna Paratici, Chiara Sacchi, Rinaldo Lusardi, Maurizio Bonatti...

Hanno tutti espresso pareri molto interessanti, sicuramente più dei miei,e per me è stato un arricchimento ascoltarli.

Quello che si perde e quello che si guadagna con la tecnologia, la sensorialità, i nativi informatici ( i ragazzi) "contro" gli immigrati informatici, quando non stranieri ( i genitori)...

Il gusto del rustico accanto a quello per il nuovo, passato e futuro...L'importanza della noia e dell'ozio creativo, da non riempire a tutti i costi con video giochi, mp3, internet... rischiando di diventare osservatori passivi del mondo.
E poi facebook, di cui sono anch'io vittima e con cui ogni tanto ho un rapporto conflittuale.

Grazie all'assessore Castagnetti, al pedagogista Davide Novara ( organizzatore e moderatore dell'evento) e a Michela Riboni per l'invito.



Facebook ( di GCP)

Voglio un testimone
Alla mia vita.
Non sopporto che non
Ne rimanga traccia.
Non voglio che l’onda
Porti via la sabbia
Che ho calpestato.
Mentre nella clessidra
Si sta già esaurendo
Quella che ho vissuto.

Ascoltatemi tutti, ascoltatemi!
Guardatemi
Leggetemi
Non dimenticatevi di me.

Che almeno io sia
L’eco di una voce
Portata dal vento.
Il bagliore illusorio
Di una stella lontana

Amatemi
Non confondetemi tra i tanti
Che popolano
La vostra indifferenza.

Voglio che sappiate chi sono
Quello che faccio
Come vivo
Chi odio, chi amo
Se sono triste o felice.

Testimoniate.
Giurate!
Dite a tutti
Che sono Vivo!

domenica 22 maggio 2011

Una poesia di Emily DIckinson dedicata a EBB


Un giorno Emily Dickinson, vedendo la foto del monumento di Elizabeth Barrett Browning presson il cimitero degli inglesi - che conto di visitare presto in vista di un evento di cui vi parlerò ampiamente, scrisse questi versi, dedicati a lei e al sentimento che la legava al poeta RObert Browning.

Splendidi...


L'anima si sceglie il proprio compagno

Poi chiude la porta

così che la maggioranza divina

non possa più turbarla,

Impassibile vede i cocchi che si fermano

laggiù al cancello

Impassibile vede un Re inginocchiarsi

alla sua soglia

Io so che tra tantissimi

L'anima ne scelse uno

Per poi sigillare come fossero pietra

le valve della sua attenzione.

mercoledì 18 maggio 2011

mercoledì 4 maggio 2011

Sto ascoltando...

Affascinata da sempre dal mito di Ulisse, tanto che ho chiamato Odisseo il protagonista del racconto a cui sono più legata, che si intitola il Divoratore di Libri, non posso non amare moltissimo queste due canzoni, che propongo ai miei "giusynauti" assecondando il mio nuovo desiderio di comunicare attraverso questo mio piccolo spazio.

Sono queste le canzoni che in questi giorni accompagnano la mia scrittura.



Nostos (da Marinai, Profeti e Balene, l'ultimo album di Vinicio Capossela)

La canzone di Vinicio (inserita in un album STREPITOSO, visionario, metafisico, biblico, altamente letterario) è incentrata sul concetto di nostalgia.
Nostos in greco significa infatti ritorno... Algos invece significa dolore.


Nè pietà di padre, nè tenerezza di figlio,
nè amore di moglie
Ma misi me per l'alto mare aperto
Oltre il recinto della ragione,
Oltre le colonne che reggono il cielo,
Fino alle isole fortunate, purgatorio
del paradiso
Nostos Nostos
Fino alle terre retro al sol e sanza
gente
Itaca ha dato il viaggio
Le sue ombre di viti nel sole e nel
miraggio
Le abbiamo portate dentro
Come una bussola
Ci ha fatto andare oltre gli incantesimi,
E i Lestrìgoni
Oltre le lusinghe dell'eterna giovinezza
Ma a ritornare ora
La troveremmo vuota di gente e piena
di sonno
Itaca ha dato il viaggio, Itaca ha
dato il viaggio,
L'hai avuta dentro, ma non ci troverai
nessuno


Fatti non foste a viver come bruti,
Ma per seguire virtute e canoscenza
Considerate la vostra semenza,
considerate la vostra semenza,
Nostos nostos, perdere il ritorno
Batti le ali, fare da remi al volo
Ali al folle volo!
Fino alle terre retro al sol sanza
gente
Fino alle terre retro al sol e sanza
gente





Ulisse ( da Fango e Stelle - 1996 - di Enrico Ruggeri)

Il capolavoro "sconosciuto" di Enrico. Una riflessione poetica sulla libertà estrema, sui lacci da sciogliere, sull'incomprensione del "ricercatore di verita" da parte della genete comune "Chi non mi sa capire guardi la scia delle mie navi leggere...Non gridare che non sento!"


Con il passato che ho,
dopo mille battaglie e pericoli,
di niente al mondo mi pento;
nemmeno il vento è più curioso di me.

Dove mi trovo non so,
ma rimane un istante da vivere
per ricordare le porte
di tante case dove aspettano me.

Portami via;
voglia di consumare.Tienimi via.
Chi non mi sa capire guardi la scia
delle mie navi leggere.
Fammi bere al giorno che verrà
e alle carezze passeggere.

Magari un giorno verrò:
rimanere da soli è difficile.
Ma l'abitudine a correre è troppo forte;
è più veloce di me
e non si può combattere.

Andiamo incontro all'avventura
con le vele al vento;
non è rimpianto né paura ciò che sento.
Non c'è montagna né frontiera
che potrà fermare
chi corre incontro al mondo
e il mondo sa guardare.

Sono già via;
scrivo da questo mare.Sono già via.
Non si farà legare l'anima mia,
fatta di roccia più dura,
perché l'anima è un concetto senza età,
senza famiglia né bandiera.

Faremo un salto dentro al buio;
non avremo pace
perché nel centro dell'ignoto c'è una luce.
Se il cuore nasce marinaio
non potrai averlo,
perché non basta un altro cuore per tenerlo.

Portami via;
voglia di consumare.Lascia che sia.
Chi non mi sa capire guardi la scia
delle mie navi leggere.
Fammi ancora bere al giorno che verrà
e alle carezze passeggere.

Sono già via;
scrivo da questo mare.Sono già via.
Non posso scegliere una vita non mia:
sono di roccia più dura.
Non gridare che non sento.

Magari un giorno verrò:
rimanere da soli è difficile.
Ma l'abitudine a correre è troppo forte:
è come un fulmine.

Portami via;
voglia di consumare.Lascia che sia.
Chi non mi sa capire guardi la scia
delle mie navi leggere.
Fammi ancora bere al giorno che verrà
e alle carezze passeggere.

Se torno vivo non so

lunedì 2 maggio 2011

RADICI


(palazzo degli uffici a San Valentino in Abruzzo Citeriore, 1920)


(l'antica locanda di Civago, appennino tosco emiliano, anno 1929)


Non so cosa darei per tornare bambina , per mettermi una mano sulla bocca mentre dicevo ai miei: “Me l’hai già raccontato”, oppure “Le solite storie!”.
Me ne pento, soprattutto pensando a chi non c’è più.
Come mio padre.
Quante volte l’ho interrotto mentre mi raccontava che aveva vissuto a Teramo e a Macerata, nel pellegrinare della sua famiglia per tutta l’Italia, al seguito del padre forestale. O quando mi parlava di quando andava da ragazzo, durante le vacanze estive, al pascolo nelle sue montagne dell’appennino reggiano, assieme ad un cugino che faceva il pastore, come Peter, l’amico di Heidi.
Forse i bambini vivono talmente tanto nel presente che il passato li infastidisce, come qualcosa che li risucchia indietro nella loro corsa verso il futuro.

La nonna poi con la sua parlata abruzzese a volte mi infastidiva persino, anche se non gliel’ho mai fatto capire.
“Qui al Nord” ( sono nata e vivo a Piacenza) negli anni 70/80, per chi era nato qui, insospettiva avere qualche nonno che aveva una parlata un po’ meridionale e ricordo che ero imbarazzata quando qualche compagno di scuola mi diceva “Ma i tuoi nonni sono meridionali, ma come parlano?”
Nessuna cattiveria, solo problemi di integrazione che adesso viviamo in chiave multietnica e che una volta si vivevano anche tra italiani.
Mia nonna infatti mi ha sempre detto con orgoglio “Non siamo meridionali, ma centrali. L’Abruzzo è nell’Italia centrale e Pescara è a nord di Roma”.

Del mio cognome poi non ne parliamo. Anche se è quello di cui so di più… Mio prozio Alberto appassionato di araldica inondava tutti i parenti, sparsi per l’Italia, di notizie risalenti persino alle crociate. Ma non ho mai ricostruito bene cosa successe ai miei bisnonni morti nei bombardamenti di Monte Cassino… Purtoppo, in questo caso, chi poteva me ne ha parlato poco. E abbiamo avuto pochissime occasioni di confrontarci.

In ogni caso tutti questi racconti erano pieni di eventi tristi: bombe, rifugi, morti, fughe.
Argomenti che mi sembravano irreali, troppo lontani dalla mia eternità di bambina.

E ora? Ora che mi mancano tutti testimoni tranne mia madre, preziosa custode della memoria, mi dibatto alla ricerca di informazioni, riferimenti, storie alla ricerca di non so nemmeno io che cosa.
Mi è quasi venuta una febbre. Un desiderio atroce di costruzione di identità.

Che poi a far partecipi gli altri delle mie ricerche, a volte mi sembra di essere come quelli che tornano a casa dalle vacanze con i loro filmini.
Che tutti fingono di apprezzare ( ah, che carina la piccola Carolina con i braccioli in piscina) e dentro di sé li maledicono e non vedono l’ora che finisca lo strazio.

Come facevo io da bambina quando tentavano di raccontarmi le antiche storie.

E’ quando non vediamo più il futuro che ci rifugiamo nel passato?
O quando non siamo più in grado di evolvere?
Come i pittori manieristi che imitavano Michelangelo perché non avevano più nulla da dire?

O è soltanto perché, come tanti della mia generazione, vivo con problematicità il mio presente sociale, politico, lavorativo, affettivo.
E mi sento, in fondo, sradicata.

E la mia città …dove sono nata” E dove abito, in cui però mi sento quasi sempre solo un’ospite. Un’ospite graditissima, ultimamente. Vezzeggiata. Dove però non sento la voce del sangue e dove mi sembra di essere appoggiata come un mazzo di fiori recisi.

Che aspettano un terreno dove attecchire prima di appassire.

Questa immagine di me mi piace e quindi mi fermo qui ;)

Per non farmi maledire, come quelli dei filmini.