domenica 15 agosto 2010

Pensieri e desideri

La nonna mi porta fortuna e mi segue sempre, lo so.
Mentre ero nel suo luogo natale ho visto una scia di un aereo... e ho pensato e ho sperato che una persona cara mi stesse pensando... spero che sia vero, mi farebbe piacere.
Eccolo il mio pensiero/desiderio. L'ho fotografato mentre lo "contraccambiavo".
Lo mando alle persone a cui voglio bene perché "vedano" anche loro i miei pensieri così che sappiano che le ho sempre nel cuore, anche da lontano. Ciao...



Dove vanno a finire i pensieri?
si dissolvono
senza fare rumore
e vivono in una realtà
parallela,
dove è tutto vero,
tutto possibile.

Creatori di mondi
ogni giorno, ogni istante
siano noi gli Dei,
fecondi e inconsapevoli
genitori dell’Universo.

(GCP)

Ciao cari amici...

( Daniela Quieti ed io all'Eremo di Santo Spirito)

( "Madre" Majella)


La Chiesa Madre di San Valentino e Damiano (di Vanvitelli, architetto di Trinità dei Monti) dove prese i voti mio zio Nicola



Carissimi amici,
le mie vacanze abruzzesi sono finite...con tanto rammarico.
Al momento dei saluti con Fiorella, la mia cara bellissima albergatrice, dallo sguardo marino blu e malinconico, mi è venuto da piangere.
Non mi capita spesso, anzi, forse è la prima volta.
Grazie a tutti coloro che mi hanno accolto a braccia aperte nella loro terra, dalle mie anziane ma vivacissime cugine, a Daniela e Gabriele, straordinari ospiti e miei "Virgilio" delle terre dei miei nonni.
Grazie di avermi portato a San Valentino in Abruzzo Citeriore, a casa della "nonna", ad Abbateggio, sulla Majella nello straordinario Eremo di Santo Spirito rifugio del Papa Eremita del Gran Rifiuto Celestino V.
Grazie a Fiorella, Rosalinda, Deanna, Katia e Orazio per l'ospitalità.
Grazie agli ortonesi che mi hanno riconosciuta per strada e mi hanno ringraziato per aver parlato della "nostra" cittadina. Vorrei fare di più per questa città martoriata dai bombardamenti e dall'incuria dello Stato e della politica...

E' poco, ma vi dedico questa poesia scritta nel mio primo viaggio abruzzese del 2005, dedicato proprio ad Ortona.


Vento d’Abruzzo

Vento d’Abruzzo,
vento natio,
brezza fresca
sferzante di freddo
anche nell’ora più calda

Eccomi, mi hai chiamato.
Ero lontana
e ora son qui.

Parlami con i sussurri
del sangue
di chi non ho mai conosciuto.

Portami le speranze
di chi si è immerso
con povere vele
in questo mare lucente.

Mostrami i baci e gli sguardi
impauriti
delle mie ave zitelle
dagli occhi brillanti
e poco casti,
il bianco e nero
delle loro vite
e delle loro fotografie.

Raccontami
i porti d’approdo
dello zio marinaio
bello e sfrontato
con le donne prosperose
a lui avvinte
e un po’ unte
dalla sua brillantina.

Regalami l’ironia pungente
e l’avventuroso fatalismo
della tua gente
martoriata dalle bombe
e dalla terra sassosa e ballerina.

Riportami per un attimo
la severa figura di mio nonno
e il suo sguardo onesto
e penetrante,
i suoi sogni di bambino
qui a guardare questo mare
e le sue valigie sempre
da fare.
A sfidare il mare.
E la guerra.

Sento la sua nostalgia
feroce come la nebbia
della mia
della sua
nuova terra
e la sento un po’ anche mia.
Perché atroce è la malinconia
di chi vive in luogo
senza radici.

O vento della mia sconosciuta patroa,
nato dalle montagne
della selvaggia Majella,
accarezza il mio volto
e le mie lacrime
di una vita lontana da te,
lontana dal mio vero
autentico sangue.

Sento un profumo nell’aria
E’ profumo di me,
della mia parte migliore
sempre pronta a partire,
sognare, esplorare
come i miei antichi paesani
che solcavano questo mare
per approdare in terre lontane.

Solo qui lo sento,
solo qui mi sento a casa.
Finalmente.

Anch’io di qui partirò
dopo essermi tanto arenata
e la vita navigherò
dissotterrando le ancore
troppo a lungo
fermate.

Vento d’Abruzzo,
portami lontano.
Ma che possa un dì ritornare.


(GCP)


Il Palazzo Farnese costruito da Margherita d'Austria



La spiaggia del Faro


Il Castello Aragonese di Ortona sulla Passeggiata Orientale

lunedì 9 agosto 2010

San Tommaso Apostolo - Promessa mantenuta



L'avevo promesso, testimone Gerry Scotti, durante la puntata del Milionario in cui ho avuto la "grazia" di vincere 70.000 euro su un quesito riguardante San Tommaso Apostolo, le cui spoglie mortali sono custodite nel Duomo di Ortona.
Oggi pomeriggio sono andata ad accendere la mia famosa candelina.
E' stato molto emozionante per me, per vari motivi che per una volta mantengo privati.
Però mi sento in dovere di pubblicizzare a mio modo, in questo piccolo spazio, questo importante ma non conosciutissimo centro di pellegrinaggio, dove si respira un'atmosfera di grande misticismo, legata poi ad uno degli apostoli "più simpatici" ed umani.
Quello che non credeva, quello che voleva toccare con mano.
La storia della traslazione delle spoglie dall'India, dov'è morto ( questa era la risposta che ho dato e per cui sarò debitrice per tutta la vita a San Tommaso) all'isola di Chio e poi ad Ortona è lunga... ma invito tutti coloro che amano questo tipo di pellegrinaggi a venire qui.
E' una bella emozione.

Intermezzo letterario

Tra le bellissime giornate passate qui in Abruzzo non posso non ricordare quelle che ho trascorso in compagnia della cara amica, nonché poetessa e scrittrice Daniela Quieti a Pescara.
Grazie a lei ho visitato la casa natale di D'Annunzio, il Vate...
Un personaggio controverso che però esercita su di me un grande fascino. Nel bene o nel male non può di certo lasciare indifferenti e sul suo genio non credo ci siano dubbi.

Il 4 agosto poi ho assistito ad una bellissima presentazione poetica della casa editrice Tracce. Presenti oltre a Daniela Quieti che ha proposto con la consueta straordinaria grazia la sua toccante raccolta poetica "Uno squarcio di sogno", l'infaticabile direttrice di Tracce Nicoletta Di Gregorio con l'affascinante "il respiro dell'ametista" e la bella e brava Bibiana La Rovere con "Cuore Cavato"


Nei prossimi giorni aggiungerò altre foto e informazioni in questi post abruzzesi, ma per il momento vorrei ancora ringraziare Daniela e il suo splendido marito Gabriele per la loro amicizia, la loro signorilità di altri tempi e la loro modernissima simpatia. Vi adoro!! Smack!

Vacanze abruzzesi

Ciao amici!
Ho scoperto di poter usufruire di una connessione internet e allora eccomi qui a colloquiare con voi nello spazio cibernetico.
Mi trovo a Lido Riccio di Ortona a Mare, la città di mio nonno Giuseppe.
Sono qui da una settimana che è stata rilassante ma piena di piacevolissimi eventi.
E' per me una grande emozione essere qui nella terra dei miei avi.
Non me ne vogliano i miei carissimi amici piacentini... ma sento molto queste radici, le sento nel mio essere più viscerale e questa terra ce l'ho nella parte più vera del mio cuore.

Ortona è una città dalla storia molto tormentata. Durante la seconda guerra mondiale è stata, assieme a Cassino ( altra mia "patria", quella dei miei bisnonni Cafari Panico), la città più martoriata dalla guerra, tanto da essere chiamata, anche all'estero, la piccola Stalingrado. Ci sono cimiteri di soldati di diverse nazionalità, soprattutto canadesi.

E pensare che era bellissima ed aveva avuto un epoca d'oro ai tempi di Margherita d'Austria, Duchessa Farnese di Parma e Piacenza, che è morta qui, ma sepolta nella mia città, a Piacenza.


Che strano gemellaggio, vero? Ortona e Piacenza.
La città di mio nonno e la mia.

Poi Ortona è famosa per tanto altro.
Il Re Vittorio Emanuele ha lasciato l'Italia ( qui dicono "è scappato" ) partendo proprio da qui all'indomani dell' 8 settembre 1943.
Poi è la città della grande famiglia dei pittori Cascella, di Maurizio Costanzo (quasi nessuno lo sa), di Rocco Siffredi ;-)), di Tosti e della madre di D'Annunzio.

Ma soprattutto è la città di San Tommaso apostolo. E vi rimando al prossimo post...

domenica 1 agosto 2010

Racconto sul quotidiano Libertà - IL PATTO

Oggi 1 agosto su Libertà il mio racconto estivo dal titolo "IL PATTO"
Lo riporto qui di seguito. Buona lettura ( se volete )

IL PATTO

La schiuma si stava ritirando lentamente.
Un nero intenso aveva sommerso il tenue color caramello del liquido appena versato.
«Adesso si può bere» Stefano avvicinò il boccale a Giacomo che ne afferrò con fatica l’impugnatura per gustare la sua birra preferita, quella scura.
«Salute!» Stefano ne trangugiò una buona metà in un solo sorso, mentre l’altro lo guardava con amarezza.
«Scusi» due ragazze urtarono inavvertitamente la sedia a rotelle di Giacomo per raggiungere la cassa del pub, facendo rovesciare un po’ di birra sulla polo dell’uomo.
«L’hanno fatto apposta per attirare la tua attenzione» sorrise Stefano.
«Ovviamente.» L’amico si era alzato per aiutare Giacomo a pulire la maglia, ma quest’ultimo con un gesto brusco l’aveva allontanato.
Un silenzio imbarazzato si frappose tra i due.
«E stavolta dove vuoi che vada?» chiese Stefano, preoccupato, guardando nel fondo del boccale ormai vuoto.
Il suo interlocutore lo guardò fisso negli occhi, pensoso.
Tutto era iniziato quel famoso 23 maggio di dieci anni prima, sulla Via Emilia, tra Piacenza e Codogno, di ritorno da un locale. Una questione di precedenze, nel buio di una notte in cui tutti avevano bevuto. Era il compleanno di Giacomo. «Guido io. Oggi è la tua festa.» Stefano aveva spostato Giacomo dal posto di guida e aveva messo in moto la macchina. Dopo pochi chilometri la piccola Rover si era schiantata contro il guard rail riducendosi in un ammasso informe di lamiere.
Nella sala d’aspetto dell’ospedale, un medico aveva espresso subito il suo verdetto sulle condizioni di Giacomo: «Se la caverà, ma non so in che modo» mentre Stefano, che aveva riportato solo una piccola escoriazione sul viso, urlava tutta la sua disperazione.
Nel pub una band aveva cominciato a suonare, mentre Stefano aspettava con angoscia la risposta alla sua domanda.
«Ti è piaciuto il Mar Morto, no?» gli chiese Giacomo con finta indifferenza.
«Sì…» Stefano invece sembrava sui carboni ardenti.
Ricordava quando era tornato da quel viaggio, stremato. Con un carico di taniche di acqua salata su quel piccolo camion che aveva noleggiato in Giordania, dato che in aereo ne era vietato il trasporto. Gli tornava alla mente la strana cerimonia con cui aveva dovuto riempire la vasca di Giacomo con quell’acqua tanto preziosa. E tutto questo solo per fargli provare la sensazione del galleggiamento.
Per non parlare poi di quando l’aveva mandato in tutti i bordelli di Bangkok con un piccolo registratore, per fargli sentire tutti i suoni dei luoghi più infernali del mondo.
Giacomo, avidamente, ascoltava tutti i particolari più eccitanti di tutto quello che l’amico aveva visto.
«Sì, lei usava un serpente per lo spettacolo.»
«Vivo?»
«Sì, vivo»
Tre anni prima era stato a Dubai, sul Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, proprio lui che soffriva paurosamente di vertigini.
«Cosa hai provato?» gli aveva chiesto Giacomo
«Sentivo come se lo stomaco si fosse staccato dal resto del corpo. Tutto mi girava vorticosamente attorno e gli altri grattacieli sembravano piegarsi a terra»
«E le persone, le macchine?»
«Non le vedevo nemmeno, oppure erano solo puntini appena colorati»
Sentendosi in colpa, Stefano non aveva avuto il coraggio di andarlo a trovare nel centro di riabilitazione per diversi mesi. Giacomo non gli aveva chiesto nessun risarcimento per il danno subito e questo aumentava il suo malessere interiore. L’assicurazione aveva provveduto a tutte le spese per le cure. Ma Stefano avrebbe preferito pagare pur di dormire finalmente in pace, come non era più riuscito a fare.
Quando lo vide per la prima volta dopo l’incidente, Giacomo era solo un mucchio di ossa raggomitolate in un letto, il volto deformato in una smorfia senza fine.
«Come…» non riusciva nemmeno a parlargli.
«Come sto?» per la prima volta aveva udito quella voce nuova, dal suono metallico, che d’allora in avanti gli avrebbe parlato solo con tono di comando.
Stefano si mordeva le labbra per non mettersi ancora a piangere, mentre le infermiere trasferivano l’invalido dal letto alla poltrona:
«Sapessi come mi dispiace!» si prese la testa tra le mani.
Fuori c’era Donatella che lo aspettava. La sua ragazza. Era stata lei a dargli la forza di andarlo a trovare.
«C’è anche Donatella?» aveva chiesto Giacomo. Da ragazzi anche a Giacomo piaceva Donatella, Stefano l’aveva sempre sospettato. Ma quando si erano messi insieme Giacomo non aveva battuto ciglio. Erano grandi amici e esisteva sempre tra di loro un patto segreto di non interferenza, in fatto di donne.
E pensare che Giacomo era sempre stato il più bello dei due. Le donne gli cadevano ai piedi come le mosche. Ne cambiava una ogni due o tre mesi. Era un po’ un maledetto, non si capiva mai cosa pensasse veramente, il che piaceva a tutte tranne che a Donatella.
Stefano invece era quello schivo, il solitario, né bello né brutto. Quello serio di cui ci si poteva sempre fidare.
«Anche stavolta non mi deludere» questa frase riportò Stefano nel presente. La frase magica con cui Giacomo riusciva sempre ad ottenere da Stefano tutto quello che voleva, quella che scatenava in lui i sensi di colpa che non l’avevano mai abbandonato.
«Non lo farei mai» e mentre l’ultimo goccio di birra scivolava nel suo esofago, l’uomo si preparava con apprensione ad ascoltare l’ennesima sconcertante richiesta.
Guardandolo negli occhi, Giacomo gli disse con noncuranza: «Voglio pubblicare un libro ambientato in Sudan»
Negli anni di infermità, grazie ad un apposito programma di audioscrittura, aveva riscosso un enorme successo con una serie di romanzi d’avventura a sfondo esotico. I giornali lo avevano definito il nuovo Salgari: “come l’autore di Sandokan anche Giacomo Spaziani, senza essersi mai mosso da casa, descrive con straordinaria maestria luoghi mai visti”.
«Proprio in Sudan?! Uno dei luoghi sconsigliati da tutte le agenzie di viaggi del mondo! C’è la guerra civile.» A Stefano cominciò ad imperlarsi la fronte di sudore freddo.
Nessuno era a conoscenza che tutte le sue storie di Giacomo gli erano state raccontate dall’amico, che ne era stato testimone, come quella dell’incantatore di serpenti innamorato dell’attrice di Bollywood o quella dell’elicotterista cocainomane che lo aveva fatto precipitare nella foresta amazzonica. Per fortuna senza gravi conseguenze. Se i suoi lettori lo avessero saputo! Ma questo, purtroppo, era stato il loro Patto.
Stefano si alzò in piedi esasperato: «Ascoltami Giacomo. Sono dieci anni che ti accontento, che faccio tutto quello che vuoi… però ora sono stanco e ti prego di lasciarmi finalmente libero. Non posso continuare cosi: vorrei sposarmi con Donatella, mettere su famiglia. Non posso più correre questi rischi per te.»
Giacomo scosse appena il capo, gli occhi persi in uno spazio lontano.
“Te lo ripeto. Non mi deludere.” E con il comando vocale allontanò la carrozzina dal tavolo.
“Portami a casa. Domani ti farò avere il biglietto aereo, i soldi, le mappe e tutte le tappe che ti ho organizzato via internet. Dormirai in tenda stavolta.”
Mentre appoggiava l’amico sul sedile anteriore della sua auto, Stefano sentì dentro di sé un impulso irrefrenabile di liberarsi definitivamente di lui, per togliersi da quel giogo.
Avrebbe voluto ucciderlo. Sarebbe bastato scaraventarlo fuori dalla macchina in corsa. Scacciò questo pensiero, di cui si vergognò subito e pensò che sarebbe stato sufficiente infrangere finalmente il Patto. Nessuno lo aveva mai obbligato. A parte il senso di colpa che lo opprimeva.
«Non ti ho chiesto neanche un soldo, né lo farò mai» gli aveva detto all’epoca Giacomo, nel centro di riabilitazione, «Voglio solo che per quindici giorni all’anno tu faccia tutto quello che voglio.».
Parlava come in trance e senza tradire nessuna emozione. Era diventato arido e insensibile. Le uniche emozioni le trasferiva sui suoi libri. Che erano quelle di Stefano, non le sue.
«Stavolta non vado» disse a mezza voce il guidatore. Giacomo, seppure a fatica, con una mano spostò bruscamente il volante facendo sbandare paurosamente la macchina.
«Ma sei matto? » Stefano fermò il mezzo in una piazzola, ansimando.
«Come quella notte…Ti ricordi vero di quella notte…» la voce metallica di Giacomo ripeteva cantilenando queste pesantissime parole.
«Basta, basta!» Stefano, urlando per l’esasperazione, rimise in moto e ricondusse Giacomo a casa. Un infermiere lo attendeva sulla porta per aiutarlo.
«Ma è l’ultima volta!» gli urlò dal finestrino, mentre Giacomo non si voltava nemmeno per salutarlo.
Dieci giorni dopo.
Quando la guida araba entrò nella tenda, Stefano stava esaurendo il contenuto dell’ultima borraccia d’acqua potabile.
«A cinque chilometri da qui c’è un’epidemia di Ebola» scriveva Stefano a Giacomo utilizzando il suo pc portatile connesso ad internet con una chiavetta. «Come mi avevi ordinato non sono in contatto con nessuno che non sia del luogo. L’unico che parla inglese è Muhammad, la guida. Siamo circondati dai guerriglieri. Non so per quanto tempo riuscirò a comunicare. L’acqua si sta esaurendo. Mai come stavolta hai messo la mia vita in pericolo. E per cosa poi? Non posso vivere al tuo posto! Nessuno può farlo! Se mi succedesse qualcosa, racconta tutto a Donatella e dille che l’amo. Non le ho mai detto del nostro Patto: non volevo coinvolgerla. Lei crede che sia a fare il mio solito master aziendale in Inghilterra. Sta entrando qualcuno…Aiuto! Chiama il Ministero degli Esteri. Chiama qualcuno. Subito!»
«Cosa stai leggendo?» Donatella si avvicinò a Giacomo chino sul computer portatile che riusciva a comandare con un movimento dell’occhio.
«Niente» rispose «Sto correggendo le ultime battute del mio nuovo libro» e, con un velocissimo copia e incolla, estrapolò qualche frase dalla mail, nascondendo il nome del mittente.
«Siamo circondati dai guerriglieri…» lesse Donatella. «E’ fantastico come tu riesca sempre a rendere queste immagini e queste atmosfere senza averle vissute in prima persona. Ma come fai? »
Giacomo volse il volto deformato verso di lei. «Fantasia», rispose, con voce un po’ metallica.
«Me lo diceva sempre Stefano che a scuola eri molto bravo, che le insegnanti delle altre classi volevano leggere i tuoi temi»
«Troppo buono, Stefano. A proposito, dov’è?» Giacomo spense il computer con un battito di ciglia.
«In Inghilterra, al suo solito master. Prima di partire mi ha raccomandato di venirti a trovare almeno una volta alla settimana, come fa sempre lui. Sai quanto ci tiene a te.» Donatella gli mise una mano sulla spalla. «D’altronde non ha bisogno di dirmelo. Se non ci fosse lui ci sarei sempre io a prendermi cura di te.»
Da un angolo della bocca di Giacomo partì un sorriso luciferino.
«Scusa un attimo» le disse mentre con un altro comando si spostava in un’altra sala.
Riaccese il computer dove comparve una scritta disperata: «Aiutami Giacomo! Rispondimi. Sento esplodere bombe, stanno per venirci a prendere. Ho paura! NON MI DELUDERE. »
Con il comando dell’occhio iniziò a digitare la mail:«No, che non ti deludo. Avevi espresso il desiderio che questo fosse il tuo ultimo viaggio no? E io ti esaudisco. Fino in fondo rispetto il nostro Patto»
“Sento esplodere bombe, stanno per venirci a prendere. Ho paura! Non mi deludere! FINE”
«Bellissimo finale!» esclamò ammirata Donatella riempiendogli il boccale di birra scura.
«Salute!» brindò Giacomo.


Giusy Càfari Panìco



venerdì 30 luglio 2010

Il mio Abruzzo...

Alla ricerca delle mie radici sto per tornare nell'Abruzzo dei miei nonni.
Ad accendere una candela davanti alla tomba di San Tommaso Apostolo ad Ortona, come ho promesso al "Milionario". E a mio nonno Giuseppe.
A cantare ancora Vola vola vola... come facevo con la mia avventurosa nonna Ada.
La stessa che sto cercando di riavvicinare a me con la scrittura...
Grazie di cuore alla persona a me molto cara che li sta conoscendo entrambi attraverso le mie parole.

Questa è la versione moderna di Vola Vola Vola, l'inno dell'Abruzzo, composto ad Ortona negli anni 20, cantato da Francesco De Gregori, che ha, come me, lontane origini sannite.

domenica 25 luglio 2010

Volatori Rapidi sul quotidiano Libertà


Da oggi 24 luglio e per tutto il mese di Agosto a cadenza bisettimanale il quotidiano Libertà di Piacenza, per la terza estate consecutiva, pubblicherà una serie di racconti inediti dei Volatori Rapidi.
Quest'anno il tema è "Viaggio in Libertà".
Ad aprire le danze il racconto "Warren Biker" del mio caro amico Federico Puorro, il nostro "Volattore" (oltre a scrivere è anche attore comico :ha partecipato a trasmissioni televisive su Canale 5, al laboratorio Zelig 2010 a Piacenza e si esibisce in spettacoli per adulti e bambini anche in qualità di clown ed recita - in veste anche drammatica - in commedie e pièce teatrali in lingua e dialetto)

Seguiranno gli altri Volatori e Volatrici, compresa la sottoscritta.

I Volatori sono tornati!!!

Leggeteci ( se volete, eh?).

lunedì 19 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

Mark Knopfler - Lucca- 10 luglio 2010



Finalmente sono riuscita a vedere Mark Knopfler dal vivo! E' il mio idolo fin da quando ero ragazzina. Fin da quando era nei Dire Straits. Le sue canzoni mi hanno accompagnato nei momenti tristi e anche in quelli felici della mia vita. Ogni nota, ogni straordinario tocco della sua chitarra mi ricorda qualcosa di importante. Riporto qui un brano ispirato ad una sua famosa canzone "So far away" con cui ho vinto una maratona di scrittura e che mi ha portato alla finale nazionale di Ravello del concorso Volo Rapido 2008. Così oltre ai miei volatori piacentini, compagni di penna e di vita, ho potuto conoscere quelli che sarebbero diventati oltre che colleghi aspiranti scrittori anche grandi amici: Emy, Anna, Luisella, Simone, Francesco, Fabrizio, Gianluca, Enrico... solo per citarne alcuni. Da ragazzina scrivevo per la fanzine "Solid Rock" e per i "knopfleriani". Molti si chiedono cosa ci trovi in quest'uomo non giovanissimo e nemmeno bello, molto schivo, fuori dallo star system e dai suoi scandali. Io rispondo così: l'anima. Quella che io avverto nelle sue canzoni e nella sua musica. In quel tocco che io riconosco immediatamente tra mille.

Avere un idolo è come vivere una grande storia d'amore, in fondo, no? E poi ho avuto occasione di visitare una bellissima città come Lucca, dove si teneva il concerto e incontrare persone...stupende, che saluto con immenso affetto.


"So far away from me” ( Volo Rapido 2008)

L’alba. L’ora del giorno che più mi piace, che più mi si addice.
Come il suo colore.
Che è quello del tempo, dell’indefinito, del blu che va a passeggio tra le nuvole rosse.
E’ come una nota musicale, una corda di violino tesa in un accordo diverso dal carattere gioioso di un Do o di un Fa, o giovane e squillante di un Sol. E’ un Si minore, una sfumatura di malinconia persa in un sorriso.
Forse la malinconia di Dio.
E’ in quest’ora che ritrovo me stessa e il mio corpo
L ’ultravioletto penetra le mie carni senza bruciarle. E io corro, corro libera.
Le mie gambe dapprima sembrano incollate al terreno, contratte dalla fatica, poi improvvisamente volano… e decollano nel cielo assieme alla mia mente.
<< So far away from me…>> canta Mark Knopfler dei Dire Straits nel mio i-pod, e io penso sempre a te in questo punto del parco, a te che sei lontano.
E corro sempre più forte, pensando di inseguirti e di raggiungerti, finalmente.
Ma ieri sera mi hai mandato quel messaggio.
Mia madre mi ha tenuto stretta tra le braccia tutta la notte e mi ha lasciato piangere.
Non volevo nemmeno andare a lavorare, ma invece sono venuta persino a correre.
Stavolta a correre lontano da te.
Non è giusto però scappare. Mai.
E così eccomi seduta su questa panchina.
Come nel Truman Show sfilano tutti i miei compagni di strada: cani, atleti, vecchi patetici con le loro tute colorate, donne vagamente anoressiche, donne evidentemente bulimiche. Sembra che tutti rincorrano qualcuno o scappino da qualcosa.
La forma fisica è solo un pretesto.
E queste nuvole…
Scorrono sopra la mia testa, la stessa testa che fino a ieri aveva in mente solo te.
C’è la solita coppia di fidanzatini. Splendono come pianeti benevoli di un oroscopo fortunato.
Tutti al loro passaggio riflettono il loro amore, come satelliti invidiosi.
E anch’io oggi sono una luna acida e stizzita.
Ma ecco, il colore del cielo sta cambiando. Gli uccelli spaventati emettono suoni striduli.
Il grigio cupo minaccia pioggia, e il silenzio cala sulla coppia.
Eccoli ora i due, immobili e ostili.
Non è piovuto, e sono ancora qui, sulla panchina.
Tra pochi minuti devo tornare al mio lavoro, quel lavoro per cui siamo così lontani, uomo della mia vita.
I due ragazzi ora si stanno baciando: non si sono lasciati, anzi orbitano l’uno intorno all’altra come stelle gemelle.
Il mutare repentino del tempo e dei loro sentimenti però ha commosso nel profondo il mio spirito. E mi fa sperare.
Forse tornerai.
Forse potrò tornare a correre e a inseguirti “…. So far away from me”.
(GCP)

Ai più affezionati lettori del mio blog...

Ciao amici!
Quando ho creato questo piccolo blog pensavo sinceramente che nessuno ci sarebbe mai "venuto", come si dice in gergo. Nel frattempo ero entrata in facebook, un social network di gran moda e sono entrata nel circuito e nella sua piccola droga. Ho pensato che chi era interessato a me e alle mie vicende letterarie e non lo avrebbe fatto lì e che questo sarebbe diventato un luogo residuale.
Uno spazio dove potevo comunicare liberamente come a me stessa, tanto...
Invece... ho scoperto che c'è qualcuno che mi legge! Con mia grande sorpresa, più di uno. Anzi... devo dire, e non me ne vogliano gli amici di facebook, che quelli che arrivano qui sono... i più speciali. Quelli a cui tengo di più.
Ne cito uno per tutti: Don Luigi della parrocchia di Sant'Anna che mi vuole bene anche se sono poco o per nulla praticante!
Degli altri non faccio i nomi perché lo sanno.
Sì, hai capito bene, ad esempio tu...sei proprio tu ;-)!! Un lettore Vip ;-)!
Grazie di essere presenti nella mia vita anche in questo modo così strano creato dalla tecnologia.
Ho deciso che scriverò più spesso, vi farò maggiormente partecipi anche per sentirvi io stessa più vicini a me.
Ho appena passato un bellissimo week end dopo un giugnio non troppo bello, anche per motivi di salute, ma non solo. Uno di quei periodi senza bussola in cui ogni tanto forse tutti si ritrovano.
E invece questo luglio si è aperto così bene. Ho rivisto vecchi amici con una gioia spero reciproca che ha sorpreso anche me.
L'altro ieri ero nella bellissima Lucca per vedere il concerto di Mark Knopfler, ma vi rimando al post che scriverò nei prossimi giorni, perché, davvero, nella vita di ognuno di noi c'è una colonna sonora. E la mia è... la sua.
Ho riflettuto molto su questo week end. Penso che sia bello e doveroso nei riguardi della vita assaporare anche i piccoli momenti sereni e ...sorridenti, senza porsi troppi problemi.
E a non perdere di vista, in qualunque veste, le persone che sentiamo essere positive per noi, quelle con cui ti senti bene.
Ciao Giusynauti, ciao miei cari lettori vip.
Questo piccolo spicchio di web è per voi.
Un abbraccio.

mercoledì 7 luglio 2010

Notte Rosa 2010



Anche quest'anno ho avuto l'onore di partecipare alla Notte Rosa, il capodanno dell'estate della Romagna, manifestazione che ogni anno richiama oltre un milione di persone da tutto il mondo.
Stesso luogo dell'anno scorso: la splendida Piazzetta del Tramonto di Cattolica.
L'anno scorso presentavo il mio libro di poesie, quest'anno ho partecipato in qualità di ospite/lettrice.
Ancora una volta il mio ringraziamento va all'Associazione Pegasus di Cattolica, di cui faccio parte da un anno con grande entusiasmo e al suo vulcanico, geniale, fantastico presidente: lo scrittore poeta organizzatore presentatore Roberto Sarra.
Una figura di spicco nel nostro panorama italiano, autore di due libri di valore quali Semplicemente Donne e Sguardi di Innocenza, fresco vincitore del premio Molinello. Un tornado, un grande creatore di eventi. Un privilegio poter lavorare con lui.
Protagoniste di questo talk show letterario erano cinque splendide scrittrici e poetesse, alcune delle quali hanno brillato nel Premio Internazionale Città di Cattolica, di cui sono giurata.
La prima a salire sul palco è stata Giuliana Colella, abruzzese di Pescara, grande penna e bravissima giallista. Ho avuto l'onore di leggere brani dal suo libro Donne in Giallo, dove rivela una capacità di introspezione psicologica notevole e uno stile da Scerbanenco in gonnella.
Per seconda Sara Cordone, poetessa spezzina residente a Brescia con il suo volume " E inseguo la tua voce". Notevole la sua preparazione e la sua cultura filosofica. Tracce della sua passione per Kant e Heidegger ci sono nella sua sensibilità poetica originalissima.
A seguire Nicoletta Di Gregorio, Presidente delle Edizioni Tracce e ell’Associazione Editori Abruzze che ha presentato il suo libro “Il respiro dell’ametista". Una donna di grande personalità e di altrettanto grande talento.
Ecco poi la carissima Daniela Quieti, squisita poetessa e anche cara amica... indovinate di quale luogo? L'Abruzzo e Pescara!!

Molto interessante la sua raccolta di poesie "Uno squarcio di sogno", dal titolo bellissimo e suggestivo, come le liriche testimonianza di una sensibilità e di una delicatezza fuori dal comune.
A conclusione Lisa Soliman, di Legnago. Una vicenda originale l'ha portata a scrivere un romanzo ispirato all'infanzia "Nebulia", atmnosfere magiche e incantate per il suo libro d'esordio. Molto simpatica!



Ed ecco una delle "Signore" della letteratura italiana: Nicla Morletti.
Madrina e organizzatrice del prestigiosissimo premio Molinello, titolare del più prestigioso portale web di letteratura italiana "Manuale di Mari", scrittrice di grande livello, organizzatrice di eventi, critico letterario. Una Donna con la D maiuscola davvero. Ma anche una persona squisita, alla mano. Un onore averla conosciuta



Spazio anche a Paola di Capua scrittrice e cantautrice con i suoi interventi musicali.

Una splendida serata. Folto il pubblico, grande attenzione per un evento unico nella manifestazione più gioiosa dell'estate.

Grazie Cattolica, grazie Pegasus, grazie alle fantastiche donne che ho ritrovato e che ho conosciuto.
E come al solito grazie a Roberto e alla sua bellissima famiglia!

venerdì 2 luglio 2010

Notte Rosa 2010


Ciao Giusynauti,
anche quest'anno sarò presente all'evento della Notte Rosa, il capodanno della Romagna. Stesso luogo: Cattolica, Piazzetta del Tramonto. Sabato 3 luglio .Ore 21
Non mancate. Poi vi racconterò tutto!

sabato 19 giugno 2010

TROFEO VIA FRANCIGENA 2010 PER I VOLATORI RAPIDI




Grazie al mio grande amico Henry Ottavio Torresendi per essere andato a ritirare questo premio così inportante a Filetto di Villafranca Lunigiana in una giornata così invernale, sfidando le intemperie.
Purtroppo non ho potuto presenziare a causa di un'influenza che mi trascino da due settimane.
Grazie di cuore Ottavio!

giovedì 10 giugno 2010

Scuola Elementare di Quarto


Il 28 maggio sono stata ospite della scuola elementare di Quarto.
Mi hanno accolta ben 80 bambini con le loro maestre.
E' stata una delle mattine più serene e felici degli ultimi anni. E' difficile da spiegare, ma venire a contatto con un mondo così pulito mi ha fatto bene.
Sono stata con loro tutta la mattina e ho fatto quello che più mi piace fare, raccontare storie, le mie.
Un saluto particolare a maestra Lisa e a Talpa, l'amica immaginaria a cui tutti i bambini scrivono letterine imbucandole in una vera cassetta postale e ricevendo risposte nei luoghi più impensati. Anche lei è una scrittrice ed è fidanzata con Furetto e ho promesso di intrattenere anch'io una corrispondenza con lei.

Grazie grazie bimbi!! Tornerò a Natale, ve l'ho promesso!

Dopo "Chi vuol essere Milionario"...






Ciao amici,
perdonatemi se è un po' di tempo che non scrivo.
Me lo avete fatto notare nella vita reale, dicendomi: "Ma non aggiorni più il tuo blog?" E preoccupandovi per me. Grazie...
E' stato un mese un po' strano.
La mia partecipazione ad un quiz televisivo è stata bella, certo, ma piena di risvolti che non mi aspettavo.
Non credevo davvero che entrare nelle case degli italiani, sia pure per un'ora al giorno e per tre giorni, mi avrebbe fatto diventare così popolare, per lo meno nella mia città.
Per quindici giorni non sono uscita di casa, di sera.
Ero un po' stranita.
Ho rivisto e risentito persone dopo anni e anni. Parenti, compagni di scuola, persone conosciute in lontane vacanze, antichi colleghi, vecchi vicini... quanta gente!!
Ieri camminavo per il centro e mi hanno fermato trenta persone... Ma non ci credo... com'è possibilt????
Intanto voglio ringraziare tutti per l'appoggio e per il tifo che hanno fatto per me... questro prima di tutto.
Scusarmi con le persone a cui non ho ancora risposto, lo farò, prometto...
La cosa che mi ha più stupito è che sono all'80 % donne e mi fa anche molto piacere.
Tra le cose più buffe: intervistata da una delle mie migliori amiche da una nuova rivista sugarfree, contattata da due discoteche per una serata (?), alcune proposte di matrimonio, molte richieste relative al mio desiderio di aprire una libreria/caffé letterario serale a Piacenza.
Purtroppo ho vinto troppo poco: 70.000 euro (lordi) altrimenti avrei preso in gestione l'ex Ranuccio, giuro, e l'avrei fatto diventare qualcosa di grandioso. Se avessi vinto un milione!!
Arricchirò man mano questo post con immagini e articoli...
Di sicuro è un'esperienza che non dimenticherò in tutta la mia vita.
E sì, come mi chiedono tutti, Gerry Scotti è un gran signore, molto simpatico e professionale e anche un uomo piacente visto da vicino.
La persona che più mi ha colpito è Ludovico Peregrini, il signor No di Mike, che se per caso dovesse capitare qui sul mio blog saluto con affetto.
E, di più, vorrei dirgli che in poche battute mi ha capita come poche persone al mondo.
Un saluto anche ai miei amici concorrenti con cui ho condiviso l'adrenalina per due giorni. Mi piacerebbe che ci tenessimo in contatto.

Un grazie immenso al mio gruppo d'aiuto ma soprattutto a mia madre, infaticabile e avventurosa compagna di vita. Come farei senza di te?
Ti voglio bene.

venerdì 7 maggio 2010

CHI VUOL ESSERE MILIONARIO?

Ciao amici,
vi voglio rendere partecipi della mia prossima avventura!
Domenica 9 maggio parteciperò al Milionario di Gerry Scotti.
Direte: ma come le è venuto in mente di fare anche questo, non le basta tutto il da fare che si dà in altri campi?
E' vero, è vero, ma anche qualche soldino in più fa sempre comodo...
Poi, vi confesso, era un sabato sera un po' solitario, uno di quelli in cui a me piace stare a guardare il soffitto e lamentarmi un po' e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di diverso per movimentarmi un po' la vita.
Ogni tanto mi scappano dei momenti così... quando sono un po' giù mi scervello per tirarmi su.
Così ho scritto una mail, senza pensarci e dopo pochi giorni... mi sono ritrovata nel baillamme delle selezioni e della partecipazione!
Avrò un aiuto da casa eccezionale.
Cercherò di non dimenticare nessuno:

Federica, la mia migliore amica da quando avevamo 5 anni io e 3 lei, che mi è stata tanto vicina con il suo affetto e la sua palpitante partecipazione

Rosella, la mia mitica "capa" della Biblioteca - e grande amica - , donna illuminata, vulcanica e determinata.
Gipi, il presidente del Lavinia Fan Club, ragazzo fuori dall'ordinario, come stile di vita e come umanità
Michele, ragazzo di multiforme ingegno, che quietamente mi è sempre vicino nelle grandi occasioni

E poi le mie CZ, il mio Circolo di Single piacentine

Daniela, Cecilia, Nicoletta,

Il mio mecenate e pigmalione
Massimo

I miei amici scrittori Volatori Rapidi Chiara e Ottavio

Le ragazze della Biblioteca
Cinzia, Anna, Stefi2, Giulia, Chiara,

La cara Maria Elena, Graziano, Silvia

E menzione speciale per l'amica Stefi, strepitosa!!! Che parlerà con Gerry, sì sì, è proprio lei la predestinata.

Infine grazie all'amica Betty e a Libertà per questo bellissimo articolo!

domenica 2 maggio 2010

Le splendide giornate di Cattolica




Carissimi Giusynauti,
sono giorni molto felici per me dal punto di vista della mia realizzazione personale.
Provengo dalla fantastica kermesse letteraria del Premio Internazionale di Cattolica, che è stata un grande successo di pubblico e di critica.
Prestigiosi gli ospiti, che ho già elencato nel post precedente, di grande valore i testi e i libri premiati.
Peccato per gli esclusi. Ci sono state talmente tante iscrizioni e tantissimi opere di pregio. Noi giurati abbiamo lavorato con grande trasparenza e con grande rammarico per aver dovuto escludere anche opere di pregio, ma purtroppo i vincitori, si sa, possono essere solo pochi.
E' come uno scudetto in cui ci sono tante squadre meritevoli ma la leadership è una sola! A tutti i partecipanti la mia personale assicurazione che il livello è stato altissimo, a dimostrazione della grande importanza che sta assumendo il premio, nato da poco ma già talmente prestigioso da meritare il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il prossimo anno sarà ancora più ricco - se possibile - di sorprese, ospiti e riconoscimenti. Ci saranno dei traduttori per le opere in lingua inglese non ancora tradotte e il titolo sara Literary Award.
Sempre più internazionale.
Per me è un grande onore far parte del team dell'Associazione Pegasus e di collaborare con il grandissimo Roberto Sarra, che davvero è un trascinatore, un uomo di rara cultura e soprattutto di immensa umanità.

Un ringraziamento speciale anche alla grande Marina Pratici, una delle donne più attive nel campo della cultura letteraria italiana.

Grazie anche ad Andrea Porti, attore che ha recitato, tra l'altro, in diversi film di Pupi Avati, squisito gentleman che mi ha sempre accompagnato tutte le volte che dovevo salire le scalette del magnifico Teatro Regina.
Grazie a Roberto e alla Pegasus per avermi anche omaggiato di una bellissima targa.
Eccomi con un premiato, Davide Bruschi, di lontane origini piacentine ( ma l'ho saputo solo dopo la premiazione ).
Brava anche Pamela Mauro, la presentatrice, e il resto della giuria.
Bellissimi i balletti, l'orchestra,
l'intervento del piano e della bravissima cantante...
Splendido il ricevimento della domenica successiva con tutti i premiati e gli invitati in un luogo meraviglioso tra cascatelle e il verde della bella campagna romagnola.


A breve integrerò questo post con le foto e informazioni più dettagliate.

A presto!

sabato 10 aprile 2010

I premiati del Premio Internazionale di Cattolica




E' finito il mio lavoro di giurata del Premio Internazionale di Cattolica. Serata finale sabato 24 aprile alle 21 nel bellissimo Teatro della Regina.
Sarò anch'io sul palco a premiare.

Nella sezione libri editi the winner is "LA CROCE E LA SFINGE " del giornalista del Corriere della Sera PIERLUIGI PANZA.

Nella sezione poesia primo classificato RODOLFO VETTORELLO con “IL PENSIERO DEBOLE"

Nella sezione narrativa FEDERICO BERNABE' con "LA BELLA ORTENSIA"

Nella sezione narrativa - romanzo inedito in lingua italiana ANTONIO SCARDINO con “AMARA STELLA

Nella sezione Testo inedito di canzone ROBERTO GENNARO con “DI AVERTI”


Premio speciale Athos Lazzati, prima classificata LELLA DE MARCHI con “LA SPUGNA”

Premio alla carriera a
ALESSANDRO QUASIMODO (ATTORE E REGISTA)
GIUSEPPE BENELLI (PRESIDENTE PREMIO BANCARELLA)
GIANCARLO TRAPANESE (GIORNALISTA VICECAPOREDATTORE RAI)
LUCIO LAMI (GIORNALISTA PRESIDENTE ONORARIO PEN ITALIA)

Premio Pegasus per gli operatori culturali a
ROBERT DI MARI (DIRETTORE PORTALE LETTERARIO MANUALE DI MARI)
STEFANO DE MARTINO (PATRON PREMIO LUNEZIA)
MARIA LAMPA (ORGANIZZATRICE “INCONTRIAMOCI TRA LE RIGHE”)

Complimenti a Roberto Sarra, caro amico, scrittore, poeta e saggista di talento, vulcanico e geniale patron dell'evento per la straordinaria capacità organizzativa e per la sua contagiosa passione per un evento letterario che sta diventando sempre più importante.

Saluto con affetto la giuria, presieduta dal grande giurista Cesare Rimini, in particolare la cara Marina Pratici che non vedo l'ora di riincontrare a Cattolica, come tutti gli altri del resto, in questa splendida famiglia che ho trovato nella bella e calda Romagna.

Per altre informazioni cliccate su http://www.associazionepegasuscattolica.it/index.html

Sguardi di innocenza di Roberto Sarra


E' da poco uscito in tutta Italia il nuovo libro del mio carissimo amico Roberto Sarra "Sguardi di innocenza".
Roberto ha, tra l'altro, vinto da poco il prestigiosissimo premio "Molinello" nella sezione narrativa- primo premio della Giuria.

Di seguito riporto la nota critica riportata nel suo bellissimo libro.


“Lasciate che i piccoli vengano a me” (Marco 10,14)

Il mondo dei bambini è un grande mistero per gli adulti. Cosa si cela dietro i giochi, le ingenuità e le piccole astuzie, i sorrisi e i bronci, tutte le sfumature di un pianto di un cucciolo di uomo?
Gli uomini ad un certo punto della loro vita, sembrano bere dalle acque mitologiche del Fiume Lete dimenticando colori, sapori ed emozioni di un età dell’oro che sembra non essere mai esistita, diluita in un ricordo che è più simile ad un sogno.
Roberto Sarra, in questo suo ultimo lavoro letterario, si veste da Virgilio e ci conduce in un viaggio in un mondo perduto, con grande delicatezza e autentica partecipazione emotiva, adottando lui stesso gli occhi di un bambino.
Il suo sguardo tuttavia non si posa solo sull’universo colorato, tutto da scoprire, che dovrebbe essere il piccolo paradiso di ogni bambino, il giardino fiorito dei perché, dello stupore, del candore, da preservare e proteggere come un tesoro prezioso.
La penna di Sarra, con pudore e delicatezza, ma anche con il coraggio di chi non nasconde le verità del nostro tempo, va a indagare l’infanzia violata, quella in cui sempre più spesso, gli “sguardi di innocenza” vengono offuscati o addirittura accecati, dalla malizia brutale degli adulti. Gli stessi che dovrebbero essere i garanti, i custodi dei loro piccoli simili, per insegnare loro a volare e a trovare la propria traiettoria nella vita.
Perché un bambino soffre? E come soffre? Cosa prova?
Il processo di immedesimazione dell’autore è profondo, sentito.
Si percepisce un dolore autentico nel racconto di vicende che non dovrebbero mai accadere, ma che esistono e molto spesso sono sotto gli occhi di tutti, coperte dal velo dell’indifferenza del nostro tempo. La tragedia dell’abbandono, i bambini mutilati per toccare le coscienze di chi ha la coda di paglia dell’opulenza, la vergogna del commercio di organi e quella altrettanto grave dello sfruttamento sessuale. Argomenti di cui si parla a mezza voce, facendo finta di non sapere, di non sentire, di non vedere, perché sono verità scomode.
A parlarne, in questo libro, sono i bambini stessi, in cui si incarna la straordinaria sensibilità di Sarra che racconta i loro drammi con una voce stupefatta, consapevole e dolorosa, ma allo stesso tempo con rispetto e con una partecipazione commovente.
Giacomo, Banek, Alex, Paulette, Ahmed, Saliù, Michael, Elena, sono bambini simbolo di drammi di questo oggi cinico, che non potrebbero parlare se lo scrittore non lo facesse per loro e non ci regalasse le loro testimonianze.
Eccola scorrere questa lieve ma intensa scrittura, anche nei corridoi degli ospedali, dove tanti piccoli trovano anche in un semplice gioco o in un sorriso di un padre un motivo di vita, o nella mente misteriosa di un bambino autistico, o nelle lacrime di una bambina picchiata dalla persona che più di ogni altra dovrebbe prendersi cura di lei, un genitore.
Zone d’ombra di un’umanità che sembra aver perso di vista la propria anima.
Un mondo senza domani è un mondo già finito. E il domani vive proprio in quegli sguardi di innocenza che Roberto Sarra ha incrociato con il proprio, adulto, di autore di talento in un libro che è un atto d’amore verso il mondo dell’infanzia e che, nonostante le forti tematiche trattate, lascia nel cuore un grande sentimento di speranza.

Giusy Cafari Panico

Per altre informazioni sull'autore e sul libro rimando al suo sito
www.robertosarra.it